L’Abete Rosso

Se pensiamo ad un albero che rappresenta al meglio il Natale, non possiamo che pensare al grande guardiano del ritorno alla luce, l’abete rosso. Simbolo dell’inizio di un nuovo ciclo vitale, dà speranza e vitalità a tutto ciò che lo circonda. Lui è entrato nel cuore delle foreste più dense e della nostra cultura natalizia.

Bioma

Il Picea abies fa parte della famiglia delle Conifere e viene comunemente chiamato Peccio o Abete rosso. Lo si trova tra i 1000 e i 1800 metri sopra il livello del mare. È una pianta continentale che ama suoli umidi, freschi, trovando spazio anche vicino a stagni e torbiere. L’abete rosso è un albero sempreverde a distribuzione eurosiberiana. In Italia è comune ed abbondante sulle Alpi raggiungendo allo stato spontaneo l’Appennino settentrionale. Infatti la sua struttura a piramide e i fini aghi di pino permettono all’abete rosso di vivere negli ambienti più rigidi nelle montagne, anche sotto grande stress idrico, dove la spessa corteccia ha un ruolo fondamentale per resistere alle basse temperature.

IPFI

Gli abeti hanno una vita lunghissima e i più antichi raggiungono un’età di diversi secoli. Addirittura alcuni anni fa, un botanico studioso all’università Umea Leif Kullman (Svezia) ha scoperto in Svezia l’abete più antico del mondo, grazie a delle analisi sul carbonio 14 delle radici. È stato così possibile datare l’albero che pare abbia 8000 anni, età che lo rende l’albero più antico del mondo.

Curiosità: Al di fuori dell’areale naturale la specie è spesso usata per rimboschimenti e frequentemente coltivata a scopo ornamentale in parchi e giardini, anche a quote basse. Inoltre, gli abeti sono utilizzati per interrompere il manto nevoso e scongiurare il rischio valanghe. Ma l’utilizzo più comune nella nostra cultura dell’abete rosso è per gli alberi di Natale. La tradizione dell’albero di Natale di fatto nasce dalla Germania (esiste una contestazione storica che dichiara la nascita di questa tradizione in Estonia ed in Lettonia) ed originariamente si utilizzava l ‘Abies alba ovvero l’abete bianco.

ohga!

Simbologia

La perpetua verdezza della sua chioma ha attribuito all’abete rosso il simbolo di vita eterna, ed esotericamente il ruolo di entità cosmica capace di mettere in contatto il mondo terreno con quello ultraterreno. Le simbologie sono state assorbite conseguentemente dal cristianesimo, influenzando la scelta di festeggiare la nascita di Gesù proprio nel periodo del solstizio di inverno.

Anche il suo frutto, lo stròbilo o pigna, ha un’importante ruolo nella simbologia cristiana. Infatti esso è legato all’albero della vita, all’immortalità e all’eternità. Di fatto, originariamente dall’epoca romana, la pigna è rappresentativa della molteplicità delle vite (i pinoli) che possono nascere da un’unica “madre” (la pigna), e perciò indice di fertilità.

Tra Storia e Tradizione

L’abete è avvolto da storie e tradizioni che ne hanno mutato il suo utilizzo e la sua rappresentanza nel corso dei secoli, dai tempi antichi fino ai giorni nostri. Le prime testimonianze ci informano dell’usanza pagana di portare un ramo beneaugurante di abete a casa. Curiosamente, la tradizione dell’albero di Natale coinvolse l’Italia soltanto nel 1900, e, probabilmente, il fattore limitante fu proprio la “paganicità” caratteristica di tali o simili costumi. Infatti per lungo tempo questa usanza nel nostro paese rimase pubblica: soltanto nelle grandi piazze italiane erano presenti alberi di Natale. Fino ad allora, l’albero di Natale era confinato ai paesi prettamente germanici e dell’est Europa.

Tre Paesi del Nord Europa si contestano la nascita di questa tradizione: l’Estonia (1441), la Lettonia (1510) e la Germania (1570). E la sua origine trova sede nella simbologia attribuita all’abete: l’arrivo prossimo della bella stagione, annunciata dal solstizio, e la connessione con il mondo dei Cieli. L’usanza è anche riportata nel 1605 in Alsazia, a Strasburgo, dove i cittadini portavano a casa degli abeti e li ornavano con rose di carta di vari colori, mele e zucchero.

Ma prima ancor di tutti, gli Antichi Romani e i Teutoni (un antico popolo tedesco) festeggiavano il solstizio d’inverno utilizzando fronde di piante sempreverdi adornate con fiocchi e nastri colorati, nel caso dei primi, ed ornando un grande abete e bruciando nel fuoco un ceppo di legno di abete, nel caso dei secondi.

Curiosità: Nel medioevo si diffuse la tradizione di “Adam und Eva Spiele” (giochi di Adamo ed Eva) che prevedevano la ricostruzione nelle chiese dello scenario del paradiso in terra, proprio il 24 di dicembre, alla vigilia di Natale, con tanto di alberi di frutta, simboli dell’abbondanza e del mistero della vita.

Leggende

La prima leggenda che vi racconterò risale all’Antica Grecia. Essa parla della ninfa Elatè o Cenide che fu trasformata da Poseidone in un forte guerriero (Ceneo) che nessuno riusciva a ferire e che fece infuriare Zeus per la sua superbia sulla Terra. I Centauri mandati da Zeus colpirono Ceneo a morte con tronchi di abete. Elatè è oggi il nome greco dell’abete e anche della divinità femminile protettrice delle donne partorienti e dei neonati.

Nel nord Italia, una leggenda narra di un grande abete che viveva in Valtournenche (Val D’Aosta) i cui rami ospitavano ogni anno i nidi degli uccelli che vi trovavano protezione fino all’arrivo dell’autunno. Accadde che, un anno, uno di loro si ferì e non poté seguire lo stormo migrante verso paesi più caldi. L’ uccellino certamente sarebbe morto, ma l’abete che era forte e che era deciso a salvare il suo amico a tutti i costi, riuscì a resistere fino all’arrivo dell’inverno, impedendo al vento di portargli via le foglie. Stupitosi di vedere un albero ancora verde in mezzo ad una distesa bianca, e colpito dalla generosità dell’abete, l’inverno decise di ringraziarlo, promettendogli che il vento non avrebbe mai più staccato il suo fogliame.

Uso Terapeutico

L’abete rosso ha proprietà balsamiche, antisettiche e rubefacenti con i suoi principi attivi che risiedono negli oli essenziali, le resine e i suoi tannini. Questa pianta secolare può essere impiegata per curare disturbi connessi con le affezioni polmonari, è un’anticatarrale e un blando disinfettante delle vie urinarie. Grazie alla sua proprietà rubefacente, l’albero di Natale può essere efficace per stimolare la circolazione sanguigna in caso di reumatismi e nevralgie. Tuttavia, è bene ricordare che per il trattamento dei suddetti disturbi, l’olio essenziale di abete non dovrebbe essere utilizzato puro, ma opportunamente diluito, in modo da evitare reazioni di sensibilizzazione e irritazioni cutanee.

Un po’ di Letteratura

Anche qui, ritroviamo (lo abbiamo visto nel primo articolo) Johannesburg Wolfgang Goethe nella sua famosa opera I dolori del giovane Werther dove l’albero di Natale compare per la prima volta anche nella grande letteratura. Egli, pur non essendo propriamente di fede cattolica o protestante, amava moltissimo questa usanza e portò l’albero a Weimar che era il centro culturale dell’epoca.

Anche i Romantici che cercavano di valorizzare le tradizioni popolari non potevano non apprezzare questa antica usanza. In quell’epoca nasce anche la famosissima canzone O Tannenbaum che fino ad oggi è la canzone natalizia più cantata in tutta la Germania.

Riferimenti

Il Viaggio in Germania – L’origine dell’albero di Natale

Universo Alpino

Portale alla Flora del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi Monte Falterona e Campigna

Giardinaggio

BurVet

Oasi Zegna

Innocenti & Mangoni Piante

Green Revolution

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Bellolampo viveva insieme al suo branco di cani liberi nella discarica di Palermo situata in Via stradale Bellolampo, dalla quale prende il nome.

Non sappiamo esattamente perché, ma il branco è stato catturato e portato nel canile municipale di Palermo, un luogo assolutamente inospitale, inadeguato e spaventoso per tutti i cani, ma soprattutto per i cani nati liberi che non hanno praticamente mai avuto contatti con l’uomo.

La data di nascita viene indicativamente riportata come l’1/12/2015 e l’ingresso nel canile di Palermo è avvenuto il 9/4/2016.
Bellolampo aveva solo 4 mesi quando è stato tolto dal suo territorio nativo e separato dai suoi fratelli per essere chiuso in un box sovraffollato.

Una volontaria del canile di Palermo segnalò a Buoncanile l’urgenza di trovare una sistemazione migliore per lui così riuscirono a farlo arrivare a Genova nell’ ottobre 2016 insieme ad un'altra cagnolina, Papillon.

Furono i primi cani del #buoncanileprogettopalermo.

Bellolampo ha subito manifestato una forte paura nei confronti delle persone e dell’ambiente, arrivando anche a mordere, mentre si è dimostrato da subito capace e desideroso di instaurare forti legami con gli altri cani.

Nel tempo ha imparato a fidarsi dei gestori del canile e piano piano ad aprirsi anche a pochi volontari selezionati.

Essendo un cane molto carino e anche di piccola taglia negli anni ha ricevuto diverse richieste di adozione, ma tutte incompatibili con il suo carattere diffidente e spaventato.

Una curiosità? Bellolampo ama gli equilibrismi! Gli piace saltare sui tavoli, le panche, le sedie, i muretti e proprio non resiste al fascino della carriola!!

Mix pittina dagli occhi magnetici... salvata da pesante maltrattamento. Viveva a Napoli legata alla ringhiera delle scale condominiali ad una corda cortissima.

Lei è un cane eccezionale, nata nel 2013. Entrata in canile nel 2014 si è subito distinta per le sue naturali doti olfattive: con lei abbiamo lavorato tantissimo sulla discriminazione olfattiva, fino a farle seguire delle vere e proprie piste di sangue finalizzate al ritrovamento di persone scomparse (attività fatte solo ai fini ludici).

Non va d’accordo con i suoi simili, per cui cerca una famiglia senza altri animali in casa, una famiglia dinamica , esperta e disposta ad un percorso conoscitivo.

Paco cerca casa! Si trova a Genova!

Paco è stato adottato da cucciolo con la superficialità di chi crede che un cucciolo sia un foglio bianco sul quale scrivere ciò che si vuole, e con la stessa superficialità è stato portato in canile perché dopo due anni era cresciuto con caratteristiche diverse da quelle di un peluche.

Paco è un cane affettuosissimo, curioso e dinamico, viene presentato a tutti i nuovi volontari del canile come uno tra i cani più equilibrati e gestibili anche per chi è alla prima esperienza.

Ama passeggiare a lungo, è già abituato a vivere in casa, viaggia volentieri in auto, è sempre alla ricerca di nuove avventure da fare in compagnia dei suoi amici, è molto bravo in città, non ha paura delle persone, né dei cani. Non ama i cani maschi, è invece molto bravo con le femmine. Non è compatibile con i gatti.

E’ un cane adulto oramai, è nato nel 2014, una taglia media (circa 20 kg), è un cane che sa gestire bene le emozioni, i suoi bisogni e i suoi spazi.

Paco ha bisogno di un'adozione responsabile, che non sottovaluti i segnali di stress che sa comunicare, soprattutto quando vuole riposare in cuccia senza essere disturbato.

Ciao, grazie per prendere in considerazione l'opzione di adottare un nido.
QUOTANIMALE è il codice sconto dedicato del 10% sul progetto Bird House, valido sia per adottare il nido con prodotto abbinato, sia per ricevere solo il certificato digitale.
Fanne buon uso!

Yoga è stata pescata accidentalmente da un peschereccio a strascico davanti alla costa di Cesenatico. Attualmente sta svolgendo il processo di riabilitazione in vasca presso le strutture di Cestha e nei prossimi giorni svolgerà gli accertamenti veterinari. Ancora non ha iniziato ad alimentarsi, si deve ancora abituare alla sua vasca.

The Black Bag ha deciso di battezzarla con il nome Yoga - dopo averla adottata - per ringraziare David e Gruppo Yoga Solidale Genova per aver contribuito, con una donazione, alla sua adozione.