Antibiotico-resistenza e allevamenti: come sono connessi?

La Wild Conservation Society ha coniato il termine “one health” nel 2004. Esso sintetizza il legame inscindibile tra salute animale, ambientale e umana. Ne consegue la necessità di tutelare gli elementi con cui interagiamo non solo per vivere in un mondo in salute, ma per mantenere il nostro stesso benessere.

one health
Interconnessione tra salute umana, animale e ambientale.

In particolare, in questo articolo analizzeremo l’effetto che l’uso di antibiotici sugli animali provoca sulla nostra salute e su quella dell’ecosistema. A tal scopo, occorre menzionare un fenomeno di cui avrete già sentito parlare, ovvero l’antibiotico-resistenza.

L’antibiotico-resistenza

L’antibiotico-resistenza si sviluppa quando un batterio si replica in un organismo anche durante il trattamento con un antibiotico. La causa è da ricercarsi sia nella naturale evoluzione del microrganismo, ma anche e soprattutto nell’uso scorretto del farmaco. Esso comprende:

  • assumere l’antibiotico senza una prescrizione medica;
  • seguire la prescrizione in maniera errata, non rispettando gli intervalli di tempo o non assumendo il farmaco fino alla fine dei giorni previsti;
  • condividere la cura con altri individui;
  • usare l’antibiotico per curare un’infezione virale.

Antibiotico-resistenza nel settore veterinario

Nel settore veterinario, il fenomeno dell’antibiotico-resistenza è favorito dalla somministrazione di antibiotici agli animali da allevamento a scopo profilattico, ovvero per prevenire l’insorgenza di malattie in ambienti sovraffollati. Per lungo tempo, si inserivano piccole dosi di antibiotici anche all’interno della loro alimentazione come promotori della crescita. Questo metodo si abbandonò, quando degli studi evidenziarono come i batteri antibiotico-resistenti fossero presenti non solo nella flora intestinale degli animali trattati, ma anche in quella degli allevatori. Ne consegue che, attraverso il contatto diretto con gli animali trattati, i batteri resistenti possano trasmettersi all’uomo. A un primo sguardo il problema non sembra raggiungere proporzioni preoccupanti. Tuttavia bisogna sapere che un allevatore, infettato da un batterio multiresistente, può facilmente trasmettere l’infezione alla propria famiglia o agli individui presenti nella struttura in cui verrà curato.

Antibiotico-resistenza
Gli animali da allevamento sono collegati al fenomeno dell’antibiotico-resistenza.

Esiste inoltre la concreta possibilità che batteri multiresistenti vengano trasmessi attraverso il consumo dei prodotti animali. Il lato positivo è che i prodotti di origine animale sono sottoposti a rigidi controlli. Infatti, residui di antibiotici nei prodotti animali sono individuati solo nel caso in cui gli allevatori non abbiano rispettato i tempi di attesa previsti tra il trattamento farmacologico e la macellazione. D’altra parte, rimane di fondamentale importanza un impiego accorto delle terapie antibiotiche sugli animali: molti degli antibiotici utilizzati in ambito veterinario fanno infatti parte delle stesse classi di antibiotici usati dagli esseri umani. Il rischio tangibile è che si sviluppino ulteriori resistenze, rendendo malattie oggi curabili, in futuro incurabili.

Le conseguenze di un uso scorretto

Le conseguenze delle infezioni da super-batteri sono a dir poco allarmanti:

  • Ogni anno, si stima che nel mondo circa 700.000 persone perdano la vita a causa di un’infezione da un batterio antibiotico-resistente;
  • in assenza di trattamenti alternativi, entro il 2050 il numero potrebbe arrivare a 10 milioni. La Review on Antimicrobial Resistance 2014-16 ha stimato che, per evitarlo, dovremmo investire 42 miliardi di dollari in ricerca nell’arco di 10 anni;
  • l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha appurato che, degli 11 antibiotici approvati dal 2017, solo 2 rappresentano una nuova classe di antibotici. Gli altri sono derivati da antibiotici già presenti sul mercato, sollevando la questione dell’efficacia sul lungo periodo;
  • la ricerca di nuove classi di antibiotici incontra insormontabili limiti di tempo, burocratici ed economici: di conseguenza, molte aziende farmaceutiche hanno deciso di abbandonare il mercato.

Effetti sull’ecosistema

Lo smaltimento degli antibiotici costituisce una minaccia anche per l’ecosistema. Infatti, secondo un gruppo di ricercatori svizzeri, solo il 20% del farmaco viene assorbito dall’organismo; il rimanente 80% viene espulso e rilasciato nell’ambiente. La quantità di antibiotici dispersi nell’ambiente, al momento, non è tale da provocare un effetto tossico acuto, ma, il pericolo concreto è che, combinati con altre sostanze inquinanti, possano alterare il tipo e le quantità di batteri presenti nel terreno e nelle acque nel lungo periodo.

L’uso massiccio di antibiotici non causa solo il rilascio degli stessi nell’ambiente, ma anche dei batteri multiresistenti e dei cosiddetti geni di resistenza. Essi raggiungono le acque reflue urbane e gli impianti di depurazione, che non sono in grado di eliminarli completamente. Perciò essi raggiungono nuovamente i corsi d’acqua e il mare tramite le acque trattate, o i terreni tramite l’uso di fanghi di depurazione come concime per i campi coltivati. Alcuni di essi si degradano in fretta, ma al contempo la loro presenza è costante, in quanto vengono reimmessi nell’ambiente.

Prevenzione del fenomeno

Il Ministero della Salute ha pubblicato delle linee guida per un uso ponderato degli antibiotici negli allevamenti per prevenire l’antibiotico-resistenza, stilando una lista di proposte alternative. Un uso corretto degli antibiotici è reso possibile:

  • mantenendo un elevato standard igienico-sanitario degli animali e dell’ambiente in cui vengono allevati;
  • vaccinando gli animali per prevenire l’insorgenza di malattie infettive;
  • utilizzando gli antibiotici solo quando necessario.

Come possiamo contribuire?

Anche noi come comuni cittadini possiamo contribuire al rallentamento del fenomeno:

  • Assumendo gli antibiotici solo se prescritti, e seguendo la prescrizione in maniera corretta (dosaggio, durata, orari);
  • Adottando comportamenti consapevoli a tavola, rendendo la nostra dieta più sostenibile;
  • Scegliendo carne proveniente da animali allevati senza uso di antibiotici;
  • Consumando meno carne, e eliminandola del tutto. Non sai da dove iniziare? Prova con un libro!

Nel frattempo, vi lasciamo con questo TED Talk che riassume concretamente il rischio di un uso scorretto degli antibiotici sugli animali (da allevamento e non!).

Leon Marchal, bioprocess engineer, settembre 2019.

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Bellolampo viveva insieme al suo branco di cani liberi nella discarica di Palermo situata in Via stradale Bellolampo, dalla quale prende il nome.

Non sappiamo esattamente perché, ma il branco è stato catturato e portato nel canile municipale di Palermo, un luogo assolutamente inospitale, inadeguato e spaventoso per tutti i cani, ma soprattutto per i cani nati liberi che non hanno praticamente mai avuto contatti con l’uomo.

La data di nascita viene indicativamente riportata come l’1/12/2015 e l’ingresso nel canile di Palermo è avvenuto il 9/4/2016.
Bellolampo aveva solo 4 mesi quando è stato tolto dal suo territorio nativo e separato dai suoi fratelli per essere chiuso in un box sovraffollato.

Una volontaria del canile di Palermo segnalò a Buoncanile l’urgenza di trovare una sistemazione migliore per lui così riuscirono a farlo arrivare a Genova nell’ ottobre 2016 insieme ad un'altra cagnolina, Papillon.

Furono i primi cani del #buoncanileprogettopalermo.

Bellolampo ha subito manifestato una forte paura nei confronti delle persone e dell’ambiente, arrivando anche a mordere, mentre si è dimostrato da subito capace e desideroso di instaurare forti legami con gli altri cani.

Nel tempo ha imparato a fidarsi dei gestori del canile e piano piano ad aprirsi anche a pochi volontari selezionati.

Essendo un cane molto carino e anche di piccola taglia negli anni ha ricevuto diverse richieste di adozione, ma tutte incompatibili con il suo carattere diffidente e spaventato.

Una curiosità? Bellolampo ama gli equilibrismi! Gli piace saltare sui tavoli, le panche, le sedie, i muretti e proprio non resiste al fascino della carriola!!

Mix pittina dagli occhi magnetici... salvata da pesante maltrattamento. Viveva a Napoli legata alla ringhiera delle scale condominiali ad una corda cortissima.

Lei è un cane eccezionale, nata nel 2013. Entrata in canile nel 2014 si è subito distinta per le sue naturali doti olfattive: con lei abbiamo lavorato tantissimo sulla discriminazione olfattiva, fino a farle seguire delle vere e proprie piste di sangue finalizzate al ritrovamento di persone scomparse (attività fatte solo ai fini ludici).

Non va d’accordo con i suoi simili, per cui cerca una famiglia senza altri animali in casa, una famiglia dinamica , esperta e disposta ad un percorso conoscitivo.

Paco cerca casa! Si trova a Genova!

Paco è stato adottato da cucciolo con la superficialità di chi crede che un cucciolo sia un foglio bianco sul quale scrivere ciò che si vuole, e con la stessa superficialità è stato portato in canile perché dopo due anni era cresciuto con caratteristiche diverse da quelle di un peluche.

Paco è un cane affettuosissimo, curioso e dinamico, viene presentato a tutti i nuovi volontari del canile come uno tra i cani più equilibrati e gestibili anche per chi è alla prima esperienza.

Ama passeggiare a lungo, è già abituato a vivere in casa, viaggia volentieri in auto, è sempre alla ricerca di nuove avventure da fare in compagnia dei suoi amici, è molto bravo in città, non ha paura delle persone, né dei cani. Non ama i cani maschi, è invece molto bravo con le femmine. Non è compatibile con i gatti.

E’ un cane adulto oramai, è nato nel 2014, una taglia media (circa 20 kg), è un cane che sa gestire bene le emozioni, i suoi bisogni e i suoi spazi.

Paco ha bisogno di un'adozione responsabile, che non sottovaluti i segnali di stress che sa comunicare, soprattutto quando vuole riposare in cuccia senza essere disturbato.

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