The Great Arctic, la scoperta dell’artico

In rotta verso Thule

Secondo alcuni storici, nel 325 a.C., l’esploratore greco Pitea si imbarcò in un’impresa straordinaria che lo portò all’esplorazione delle terre dell’Europa settentrionale, dove fu il primo a descrivere il sole di mezzanotte, i ghiacci polari e l’aurora boreale.

Nei frammenti di ciò che rimane della sua più importante opera, Oceano, Pitea descrive la località di Thule, un insediamento che secondo il navigatore distava ben 7 giorni dalle coste settentrionali dell’Inghilterra. (Finis Terrae. Viaggio all’ultima Thule con Pitea – Giovanna Maria Rossi). 

Pitea descrive Thule con immenso stupore, raffigurandola come una terra nella quale il sole non tramonta mai. 

Che Thule fosse o meno situata alle pendici del circolo polare artico, il suo mito ha generato un immenso successo, spingendo esploratori da ogni dove verso le terre polari. 

Carta marina di Olao Magno
Carta Marina di Olao Magno (1539) – Wikipedia 

Definire l’artico

L’artico viene definito in modi diversi. Spesso ci si riferisce semplicemente all’oceano artico oppure, denota sia la terra sia il mare al di sopra del Circolo Artico (il 66N).

Le due regioni polari, l’artide e l’Antartide, assumono un’importanza chiave dal punto di vista geopolitico ed economico e risultano allo stesso tempo le due regioni con il più alto tasso di vulnerabilità ai cambiamenti climatici.  

Il Circolo Polare Artico

Una storia tormentata 

A partire dagli uomini e dalle donne che vi hanno abitato fino 30.000 anni fa, quando durante la fine dell’ultima era glaciale, risalente a 10.000 anni fa, i suoi abitanti sono stati i primi ad attraversare lo stretto di Bering per poi insediarsi in Nord America, l’Artico ha sempre rappresentato una terra affascinante, ricoperta da un’aura di mistero e magia. 

I primi colonizzatori, i Vichinghi, secondo le rune attribuiscono a Erik il Rosso il merito di averci messo piede per primo. 

I russi arrivano dopo, nel XII secolo, e cominciano a conquistare grandissimi pezzi di Siberia. Aggiungono quest’ultimi al grande impero russo, grazie all’aiuto dei cosacchi, gruppi di mercanti ed esploratori che si occupavano della colonizzazione di terre da parte dello Zar (Erika Fatland, La Frontiera, 2017). 

Fu poi il turno degli europei. A partire dal 1500, avanzando verso nord e trattenendo sempre più terre e popolazioni sotto il loro seguo, diedero il via alla stagione del commercio artico. 
Avorio, pelle di foca, pellicce. Tutte merci sicuramente preziose e ricercate nell’Europa del medioevo, e l’Artico ne era pieno. 
Il commercio di balene e la caccia alle orche provocò l’arricchimento di moltissimi mercanti ed esploratori. 
Il commercio con l’Asia sarebbe risultato molto più semplice e redditizio una volta scovato il passaggio a nord ovest. 
Gli Stati Uniti si diedero da fare. Quel passaggio significava una promettente economia commerciale ed un vantaggio non indifferente da poter sfruttare.  

Risorse Artiche

Verso la fine del XIX secolo, gli Stati, che al tempo davano miglior mostra dei tratti colonialisti, si accorsero della potenzialità raccolta in quei blocchi ghiacciati e quelle acque selvagge.

Oro, gas, carbone, diamanti, nickel e copper, petrolio rappresentano solo alcune delle tanto bramate risorse naturali nella regione dell’emisfero settentrionale. 

L’Artico nel Ventesimo Secolo

Nel corso del secolo scorso, le temperature dell’aria si sono alzate di cinque gradi centigradi. Questo ha portato a una riduzione dello spessore dei ghiacci artici, e il permafrost, il terreno ghiacciato permanente, ha cominciato a sciogliersi. 

L’artico si sta scalando? Sì, e lo sta facendo più rapidamente che in ogni altro posto sulla terra. Quando l’artico veniva denominato la frontiera, forse era per segnalare l’avamposto di ciò che poteva significare nel resto del mondo: “La situazione sta peggiorando”. 

anomalia delle temperature

Mentre cambiano le condizioni climatiche, cambiano gli ecosistemi. I due poli si stanno sciogliendo. La differenza di temperatura tra l’artico e l’equatore diventa sempre più minima, con conseguenze quali innalzamento della temperatura negli oceani che porta ad eventi climatici di portata estrema. 

Nel 1978 i satelliti hanno cominciato ad osservare in maniera continuativa le regioni polari. 

Inquinamento Artico

Grazie all’espansione industriale ed agli interessi economici delle grandi potenze, prima occidentali e negli ultimi decenni della Russia, il problema dell’inquinamento nelle zone artiche ha cominciato a farsi sentire denotata da una sempre più crescente aggressiva. 

L’Artico contiene il 20% delle risorse di petrolio e gas ancora non scoperte, cosa che dipende anche dal fatto che lo scioglimento dei ghiacci non è ancora completa. 

L’artico risente dei cambiamenti climatici molto di più di altre regioni del pianeta. 

Secondo il Fourth Assessment Report – Summary for Policymakers (2007), negli ultimi 50 anni, le temperature sono aumentate in misura due volte superiore alla media mondiale

La banchisa più vecchia, ritenuta dagli scienziati la più solida e spessa tra quelle presenti nella regione, si sta lentamente sciogliendo, fattore che determinerà le condizioni di sopravvivenza degli ecosistemi artici. 

L’inquinamento prodotto altrove, compreso di sostanze chimiche, metalli, materiali radioattivi produce effetti devastanti sulle terre polari. 

Il Polo Nord ed il polo sud svolgono un ruolo primario nel mantenimento della corretta coordinazione del clima a livello mondiale. 

Con lo scioglimenti dei ghiacciai e la diminuzione delle precipitazioni nevose, la Terra sarà più esposta all’assorbimento del calore solare, avviando così processi di deviazione delle correnti oceaniche.

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