Guardate Avatar 2

Il Dodo è tornato a darvi consigli anche quest’anno. Non credo che il film di oggi abbia bisogno del mio supporto visto che il primo capitolo della saga è l’attuale campione di incassi nella storia del cinema. Però nel dubbio io ve lo dico: andate a vedere Avatar 2!
In questo articolo approfondiremo la figura di James Cameron e il suo rapporto con l’ambientalismo, confronteremo i due film e, solo alla fine, analizzeremo alcune scene specifiche di Avatar – La via dell’acqua.

Il regista di Avatar è ossessionato dall’oceano

La maggior parte di Avatar 2 è ambientata sott’acqua. Passando dalla foresta all’oceano, James Cameron può finalmente sbizzarrirsi nella creazione di un mondo che unisce le sue due passioni: l’oceano e gli alieni.
Infatti, non è un caso che tra i suoi film più celebri siano Titanic e Aliens. Negli anni ha anche girato numerosi documentari sui relitti abbandonati e sugli esseri viventi che abitano gli abissi, che abbiamo analizzato nell’articolo sulle specie aliene.

Il documentario che credo l’abbia influenzato di più è Aliens of the Deep (2005). Per girarlo James Cameron è andato nelle profondità degli oceani insieme a un’équipe di ricercatori della NASA per esplorare le dorsali oceaniche. Durante le riprese, il regista canadese si è concentrato sulle bizzarre forme di vita che si sono adattate al buio degli abissi – che, come sappiamo dal nostro articolo, sono già in pericolo.

L’impegno attivista di James Cameron si può vedere anche nelle sue scelte di vita. Infatti dal 2012 è diventato vegano insieme a tutta la sua famiglia – sua moglie ha persino aperto una scuola elementare interamente vegana, la MUSE in California. Inoltre non perde occasione per parlare pubblicamente del riscaldamento globale e dell’importanza di prendere decisioni drastiche prima che sia troppo tardi. Ad esempio, durante il gala del National Geographic del 2013 ha paragonato l’inattivismo riguardo le questioni climatiche come un “camminare giù dal burrone in uno stato di dormiveglia”.

Perché vedere Avatar 2, se non ti è piaciuto il primo capitolo?

I difetti del primo Avatar

Onestamente ricordavo molto poco del primo Avatar quando sono entrata nel cinema per vedere il sequel. Di certo mi era rimasta impressa la visione in 3D di quel mondo meraviglioso, ma della trama sapevo solo che era uguale a Pocahontas. In effetti, se dovessi riassumere i temi trattati, direi che il primo capitolo si concentrava soprattutto sulla connessione con la natura che hanno i nativi di Pandora (i Na’vi) e sulle atrocità che fanno gli essere umani nello sfruttare ogni pianeta.

Questi sono temi molto importanti, che fanno parte della storia umana, in particolare di quella recente con la conquista delle Americhe. Tuttavia, credo che fosse passato poco il messaggio più attuale: dare importanza e rispettare le usanze delle tribù native perché conoscono quelle zone meglio di chiunque altro. Era un film molto incentrato sulla trama, purtroppo prevedibile, e sugli errori che l’umanità ha fatto in passato. So che continuiamo a fare gli stessi errori, quindi capisco la necessità di reiterare il messaggio, ma il risultato era sembrato a tutti una brutta copia di Pocahontas.

Inoltre, lo scontro finale, in cui la divinità della natura Eywa manda tutta la fauna e la flora contro gli esseri umani in difesa di Pandora, poteva essere interpretato come un messaggio molto sbagliato: la natura si salva da sola. È vero che il pianeta sopravvivrà a qualsiasi catastrofe naturale, mentre noi no. Però, a mio avviso, il messaggio da passare all’umanità dovrebbe essere quello di non arrivare al punto di non ritorno, di smettere di sfruttare le risorse naturali della Terra. Siamo noi a dover combattere per fermare la deforestazione, perché nel mondo reale non arriverà un rinoceronte alieno al galoppo a distruggere le ruspe in Amazzonia.

Immagine del mondo naturale di Pandora dal film "Avatar"
Semi dell’Albero della Vita in Avatar

Cosa migliora nel secondo film? (senza spoiler)

Avatar – La via dell’acqua invece parla di presente e di futuro. Come vediamo nel trailer, nel secondo capitolo i protagonisti hanno avuto dei figli. Questo sviluppo della trama permette al film di esplorare le difficoltà di crescere la propria famiglia in un mondo che sta morendo e la necessità di essere preparati agli esodi climatici. Un tema purtroppo molto attuale.

Inoltre la presenza dei figli consente di fare un confronto tra le due generazioni. L’attivismo e l’urgenza che hanno le nuove generazioni sono temi sempre più esplorati e approfonditi nei film, come abbiamo visto nel caso di The Crusade. Anche in questo caso il ruolo dei figli sarà fondamentale, ma ne parliamo più avanti nella parte spoiler.

In generale, mi sembra che James Cameron si sia concentrato molto di più sul messaggio ambientalista che vuole veicolare con l’intera saga. Ancora una volta la trama non è particolarmente complicata, ma è come se fosse passata in secondo piano rispetto all’importanza di far arrivare il messaggio nel modo più chiaro possibile.
Naturalmente preferirei un film bello sotto tutti i punti di vista, con una trama imprevedibile e accattivante. Ma non dobbiamo dimenticare che questa è una saga estremamente commerciale, nonostante il nobile intento e la passione del regista. Quindi lo scopo è far arrivare il messaggio alla maggior parte delle persone.

SPOILER ALERT!

Trailer ufficiale del film

Le scene più significative

L’uccisione del Tulkun

Questa scena è il nodo emotivo più alto di Avatar 2. Sì, più della morte del povero Neteyam.
Il film ci fa vedere il legame tra il Tulkun e il suo cucciolo, ci spiega che questa specie è totalmente pacifista, poi ci fa vedere in sequenza come funziona la baleniera degli umani. Tutto questo culmina nell’uccisione del Tulkun indifeso e del suo cucciolo. E per finire vediamo che il motivo di questo atto brutale è ancora una volta lo sfruttamento delle risorse naturali, nel modo meno efficiente possibile per altro.

Il paragone tra questa scena e i veri filmati dei cacciatori di balene è inevitabile e doloroso. Da questo punto in poi, più di prima, mi è stato impossibile ignorare il fatto che i cattivi del film siamo noi. Non sono gli “sky people”, non è Miles Quaritch. Siamo noi spettatori. La nostra specie ha davvero ucciso le balene per un profitto minimo.

Questo esplicito paragone rende ancora più interessante la battaglia finale, in cui ci troviamo a tifare per i protagonisti naturalmente. Il problema è che stiamo tifando contro gli essere umani, e questo è molto significativo.

Si potrebbe pensare che ciò avvenga anche nel primo film, in cui tifavamo per i Na’vi e la liberazione di Pandora. Tuttavia lo schieramento di Jake Sully con la tribù nativa, non rendeva così netta la distinzione. In Avatar 2 è chiaro che tifiamo per la natura e contro gli umani che la distruggono. Non ci sono più vie di mezzo.

Le nuove generazioni sono il futuro

Alla fine del film, la nave nemica sta affondando con la maggior parte dei personaggi principali intrappolati all’interno. Jake è ferito e non crede di poter nuotare a lungo per raggiungere l’uscita. Neytiri si è persa insieme a Tuk e non riesce più a uscire. Entrambe le situazioni vengono risolte dagli altri due figli, che hanno appreso meglio dei genitori i segreti del mondo acquatico.

Questa scena ci ricorda che le nuove generazioni sono generalmente più legate alla causa ambientalista, perché la salvezza del pianeta determinerà il loro futuro. È importante che i genitori li ascoltino e li aiutino a combattere l’estinzione.
Per sottolineare questo aspetto, è particolarmente significativa la presenza di Jake, perché faceva parte proprio del gruppo umano che ora sta uccidendo i Na’vi. Infatti i genitori, volenti o nolenti, fanno parte delle generazioni che ci hanno portato a questo punto critico. Quindi è rincuorante e simbolico che nel film i genitori si fidino e vengano salvati dai figli.

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Yoga è stata pescata accidentalmente da un peschereccio a strascico davanti alla costa di Cesenatico. Attualmente sta svolgendo il processo di riabilitazione in vasca presso le strutture di Cestha e nei prossimi giorni svolgerà gli accertamenti veterinari. Ancora non ha iniziato ad alimentarsi, si deve ancora abituare alla sua vasca.

The Black Bag ha deciso di battezzarla con il nome Yoga - dopo averla adottata - per ringraziare David e Gruppo Yoga Solidale Genova per aver contribuito, con una donazione, alla sua adozione.

Bellolampo viveva insieme al suo branco di cani liberi nella discarica di Palermo situata in Via stradale Bellolampo, dalla quale prende il nome.

Non sappiamo esattamente perché, ma il branco è stato catturato e portato nel canile municipale di Palermo, un luogo assolutamente inospitale, inadeguato e spaventoso per tutti i cani, ma soprattutto per i cani nati liberi che non hanno praticamente mai avuto contatti con l’uomo.

La data di nascita viene indicativamente riportata come l’1/12/2015 e l’ingresso nel canile di Palermo è avvenuto il 9/4/2016.
Bellolampo aveva solo 4 mesi quando è stato tolto dal suo territorio nativo e separato dai suoi fratelli per essere chiuso in un box sovraffollato.

Una volontaria del canile di Palermo segnalò a Buoncanile l’urgenza di trovare una sistemazione migliore per lui così riuscirono a farlo arrivare a Genova nell’ ottobre 2016 insieme ad un'altra cagnolina, Papillon.

Furono i primi cani del #buoncanileprogettopalermo.

Bellolampo ha subito manifestato una forte paura nei confronti delle persone e dell’ambiente, arrivando anche a mordere, mentre si è dimostrato da subito capace e desideroso di instaurare forti legami con gli altri cani.

Nel tempo ha imparato a fidarsi dei gestori del canile e piano piano ad aprirsi anche a pochi volontari selezionati.

Essendo un cane molto carino e anche di piccola taglia negli anni ha ricevuto diverse richieste di adozione, ma tutte incompatibili con il suo carattere diffidente e spaventato.

Una curiosità? Bellolampo ama gli equilibrismi! Gli piace saltare sui tavoli, le panche, le sedie, i muretti e proprio non resiste al fascino della carriola!!

Mix pittina dagli occhi magnetici... salvata da pesante maltrattamento. Viveva a Napoli legata alla ringhiera delle scale condominiali ad una corda cortissima.

Lei è un cane eccezionale, nata nel 2013. Entrata in canile nel 2014 si è subito distinta per le sue naturali doti olfattive: con lei abbiamo lavorato tantissimo sulla discriminazione olfattiva, fino a farle seguire delle vere e proprie piste di sangue finalizzate al ritrovamento di persone scomparse (attività fatte solo ai fini ludici).

Non va d’accordo con i suoi simili, per cui cerca una famiglia senza altri animali in casa, una famiglia dinamica , esperta e disposta ad un percorso conoscitivo.

Paco cerca casa! Si trova a Genova!

Paco è stato adottato da cucciolo con la superficialità di chi crede che un cucciolo sia un foglio bianco sul quale scrivere ciò che si vuole, e con la stessa superficialità è stato portato in canile perché dopo due anni era cresciuto con caratteristiche diverse da quelle di un peluche.

Paco è un cane affettuosissimo, curioso e dinamico, viene presentato a tutti i nuovi volontari del canile come uno tra i cani più equilibrati e gestibili anche per chi è alla prima esperienza.

Ama passeggiare a lungo, è già abituato a vivere in casa, viaggia volentieri in auto, è sempre alla ricerca di nuove avventure da fare in compagnia dei suoi amici, è molto bravo in città, non ha paura delle persone, né dei cani. Non ama i cani maschi, è invece molto bravo con le femmine. Non è compatibile con i gatti.

E’ un cane adulto oramai, è nato nel 2014, una taglia media (circa 20 kg), è un cane che sa gestire bene le emozioni, i suoi bisogni e i suoi spazi.

Paco ha bisogno di un'adozione responsabile, che non sottovaluti i segnali di stress che sa comunicare, soprattutto quando vuole riposare in cuccia senza essere disturbato.