Banche armate: finanza non sostenibile

Il termine “banche armate” nasce all’inizio degli anni Novanta nell’ambito del movimento pacifista italiano. Indica il coinvolgimento di quegli istituti di credito nella vendita di materiale bellico a Paesi terzi da parte di aziende nazionali.

I Paesi destinatari di queste esportazioni sono prevalentemente al di fuori della NATO.

Chi riceve le nostre armi?

Vediamo quali sono stati i principali acquirenti di sistemi militari italiani negli ultimi quattro anni (2016-2020).

I Paesi dell’Africa settentrionale e Medio Oriente a cui i governi Renzi, Gentiloni e Conte hanno autorizzato l’esportazione di materiali militari per quasi 17 miliardi di euro (ovvero il 51,2% del totale delle licenze rilasciate, che ammontano a 33 miliardi di euro).
In particolare, tra questi Paesi spiccano le monarchie assolute islamiche della penisola araba (Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Oman) e diversi Paesi del bacino a sud del Mediterraneo (Egitto, Algeria, Israele, Marocco).

Banche armate ed esportazione di armi: cosa deve preoccuparci?

Approfondiamo, qui di seguito, alcuni aspetti preoccupanti relativi a questa industria.

  • Innanzitutto tali esportazioni sono finanziate e favorite da diversi gruppi bancari italiani ed esteri le cui specifiche operazioni sono impossibili da rintracciare nella Relazione governativa.
    Quindi vi è un forte indebolimento della trasparenza, favorito dalla costante mancanza di controlli da parte del Parlamento.
  • C’è una tendenza da parte degli ultimi governi a incentivare le esportazioni di sistemi militari anche a Paesi verso cui sarebbero vietate.
    Parliamo di Paesi in stato di conflitto armato e i cui governi sono responsabili di gravi violazioni di diritti umani contrastanti con i principi dell’articolo 11 della Costituzione, ecc.
  • Infine vi è un graduale allentamento da parte di diversi istituti di credito delle rigorose direttive che avevano emesso alcuni anni fa. Queste avevano proprio lo scopo di poter finanziare e offrire servizi bancari anche ad aziende che producono ed esportano armamenti a Paesi ricchi di risorse energetiche, ma pesantemente coinvolti in conflitti e violazioni.

Relazione Governativa 2021: #banchearmate

Recentemente è stato pubblicato il report sulle transizioni 2020 effettuate dalle Banche Italiane per operazioni di “export, import e transizione di armamenti”, a cura delle riviste Nigrizia, Mosaico di pace e Missione Oggi.
Nigrizia, per coloro che non lo sapessero, è la rivista italiana mensile dei missionari comboniani dedicata al continente africano e agli africani nel mondo.

Il documento contiene la relazione presentata ogni anno al Governo sulle banche che finanziano operazioni di import&export e transazione di armamenti.

Anteprima del report sulle banche italiane definite armate
Anteprima del report.

Cliccando sul pulsante qui sotto, puoi direttamente scaricarlo:

La “triste” classifica

Leggendo i dati delle Tabelle ufficiali della Relazione Governativa 2021, che ricordiamo essere relative alle operazioni effettuate nel corso dell’anno 2020, è possibile stilare una classifica delle cosiddette banche armate.

Ecco chi occupa i primi cinque posti:

  1. Unicredit: circa 1.8 miliardi di euro
  2. Intesa San Paolo: circa 653 milioni di euro
  3. Deutsche Bank: circa 579 milioni di euro
  4. SACE Group: circa 224 milioni di euro
  5. Barclays: circa 141 milioni di euro

Cosa possiamo fare?

Informazione e azione, “come sempre”.

Campagna di pressione alle banche armate

La Campagna di pressione alle “banche armate” è partita 21 anni fa ed è stata rilanciata nel 2020, anno che il direttore di Nigrizia definisce: «Un tempo anche più favorevole, di maggiore attenzione alla trasparenza dei circuiti di denaro».

L’iniziativa era ed è rivolta a ogni cristiano, a ogni cittadino italiano, affinché non accetti che i suoi risparmi depositati vengano investiti in armamenti.
Inoltre La Campagna di pressione alle banche armate fu un’iniziativa che diede i suoi frutti: alcuni istituti di credito si sedettero al tavolo delle discussioni.
Qualche banca addirittura decise di riorientare i propri investimenti, sapendo che alcuni clienti avevano scritto ai direttori e che altri avevano deciso di chiudere il proprio conto.

La crisi finanziaria del 2008, però, interruppe bruscamente questo trend “positivo”.
Sono stati anni, questi ultimi, in cui ogni appello è caduto nel vuoto.
Infatti, le istituzioni a livello italiano ed internazionale sono prigioniere delle grandi lobby delle armi.

Cittadini Sostenibili

Cittadini Sostenibili è un’associazione di promozione sociale indipendente e apartitica con sede a Genova, impegnata nella promozione di comportamenti e scelte sostenibili.

Tra i temi che più stanno a cuore a Cittadini Sostenibili ci sono l’economia circolare e il ciclo dei rifiuti, la mobilità sostenibile, la riqualificazione ambientale e urbana, la riconversione di enti e imprese, gli obiettivi dell’Agenda 2030.

Sul sito dell’associazione, possiamo trovare alcune informazioni utili riguardanti il tema delle banche armate. Come, ad esempio, la segnalazione di bancktrack.org, una piattaforma internazionale ideata per tener traccia del coinvolgimento di istituti bancari in progetti che minaccino l’ambiente, la società e i diritti umani.

Per di più Cittadini Sostenibili agisce attivamente per tentare di combattere il problema della finanza “non-sostenibile”, proponendosi per interpellare enti pubblici, associazioni, privati e cittadini sull’importanza di una finanza etica e organizzando momenti di formazione e dibattito.

Clicca sul pulsante qui sotto per scoprire le iniziative di Cittadini Sostenibili e per prendere parte al cambiamento:

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