Biomagnificazione: E se il mare ci restituisse ciò che buttiamo?

Per secoli si è creduto che il mare fosse un infinito volume d’acqua, capace di sostentarci perpetuamente e assorbire tutti i nostri scarichi.
In seguito alla rivoluzione industriale bacini acquiferi e mari sono diventati utili luoghi di scarico, convinti che grazie alla loro vastità gli elementi inquinanti sarebbero stati diluiti diventando innocui.
Questo ragionamento funziona, in teoria. Tuttavia la pratica è molto diversa.
Anche il mare presenta un limite: due secoli di utilizzo ininterrotto di sostanze chimiche spesso appunto scaricate direttamente nell’oceano hanno portato molti problemi, tra cui un fenomeno che ci riguarda direttamente: la biomagnificazione.

Superficie del mare con chiazze oleose
Superficie del mare con chiazze oleose

Cosa si intende con biomagnificazione?

La bioamplificazione (o biomagnificazione) è il processo di accumulo di sostanze tossiche partendo dai livelli trofici più bassi fino a raggiungere l’apice della catena alimentare, dove si raggiunge la massima concentrazione di inquinanti.

Per spiegare la biomagnificazione in parole semplici, pensiamo a come i piccoli pesci(o altri animali terrestri) possano entrare in contatto con sostanze tossiche rilasciate in ambiente accumulandone piccole quantità.
Un animale più grande però si nutre di un numero molto grande di questi piccoli organismi amplificando la quantità di sostanze tossiche al suo interno.
Così continua fino all’apice dove troviamo i grandi predatori che presentano la massima concentrazione.

Ciò che per troppo a lungo non si è tenuto in considerazione è il fatto che tra i maggiori fruitori ci sono appunto gli uomini.
Ci nutriamo di animali posti molto in alto nella catena alimentare come tonni e pesci spada, predatori che possono accumulare sostanze tossiche nelle carni.

POP (Inquinanti Organici Persistenti)

Le sostanze inquinanti che una volta rilasciate nell’ecosistema sopravvivono a lungo entrando negli organismi sono definite Inquinanti organici persistenti (in inglese POP).
Tra queste troviamo sostanze come: DDT (para-diclorodifeniltricloroetano), PCB (Policlorobifenili), mercurio e molte altre che grazie alle loro caratteristiche chimiche possono sopravvivere a lungo in ambiente, penetrando facilmente negli organismi e andando a nascondersi nel tessuto grasso degli animali.
Li possono restare inerti per lungo tempo fino a quando l’animale non necessità di quei lipidi.
A quel punto, insorgono problemi notevoli.

Il DDT

Il DDT è una sostanza ben conosciuta da tutti, utilizzata durante e dopo la seconda guerra mondiale come insetticida.
Creato per eliminare insetti portatori di malattie come le zanzare anofele, venne ampiamente usato anche nel nostro paese durante l’avanzata degli alleati.
Nel corso degli anni fu utilizzato soprattutto negli Stati Uniti.
Tuttavia, a partire dagli anni ’60, qualcosa cambiò.
Nel 1962 venne pubblicato Primavera Silenziosa scritto dalla biologa ed ecologista Rachel Carson; questo libro denunciava l’uso dei pesticidi che, sulla base delle ricerche dell’autrice, portava alla morte non solo di insetti fastidiosi ma anche di uccelli e altri animali di piccola taglia che allietano le nostre primavere.
Il libro accusava l’industria chimica di disinformazione dato che molte compagnie suggerivano che i pesticidi non fossero dannosi per l’uomo.

Il mercurio

Tra gli elementi più pericolosi possiamo poi trovare il mercurio, un metallo di cui da sempre si conosce la tossicità, ma pur sempre presente in molte sostanze chimiche usate in ambito industriale.
Uno dei composti più pericolosi derivanti dal mercurio è il metilmercurio: questo composto molto tossico ha elevate capacità di bioaccumularsi negli organismi.

Oggi in mare i livelli di mercurio e di altri metalli pesanti sono piuttosto elevati (naturalmente non uniformemente in ogni mare: alcune aree presentano livelli particolarmente alti mentre altre fortunatamente no), causando gravi problemi agli animali, che possono presentare problemi di salute e deformazioni corporee.

Molto spesso le popolazioni che si nutrono di animali entrati a contatto con inquinati soffrono di malattie legati ad essi.

Ciclo del metilmercurio dalla terra fino ai predatori fi più alto livello.
Il metilmercurio utilizzato nell’industria giunge in mare e qui entra nella catena alimentare.

Un esempio noto a tutti è la malattia di Minamata, città posta lungo le coste del Giappone e diventata tristemente nota per un grave caso di inquinamento da mercurio.
Durante gli anni ’50 e ’60 infatti un misterioso morbo colpì epidemicamente la città. La malattia presentava sintomi come paralisi, coma e morte ma soprattutto portava allo sviluppo di feti e bambini deformi con la conseguente morte. La causa venne identificata nella presenza di metilmercurio all’interno dei pesci, principale nutrimento per la popolazione cittadina. Il metilmercurio veniva riversato dall’azienda chimica della città in grandissime quantità a partire dagli anni 30 del secolo scorso… In particolare si osservò un elevata concentrazione di metalli tossici nei bambini, le donne incinte risentivano poco della presenza di metalli pesanti che però si accumulavano e biomagnificavano nel feto portando allo sviluppo di problemi neurologici o alla morte.

PCB

I Policlorobifenili o più semplicemente PCB, sono una serie di composti organici a base di carbonio.
Questi composti sono stati a lungo utilizzati grazie alle loro proprietà che li rendono degli isolanti elettrici molto efficienti oltre che degli ottimi conduttori termici.
Tuttavia si tratta di sostanze estremamente inquinanti e persistenti che possono rimanere in ambiente per molto tempo.
Principalmente questi tendono ad accumularsi nell’idrosfera nonostante non siano composti idrosolubili.
Questo fa si che entrino in contatto con molti organismi marini dove tendono a bioaccumularsi.

Nel 1968 in Giappone in seguito ad un accidentale contaminazione di mangime per pollame, 40.000 uccelli rimasero uccisi a causa dei PCB.
In dosi minori queste sostanze causano anemia, problemi alla pelle ma particolarmente danni a fegato e stomaco che a lungo termine possono portate alla morte dell’animale.
Per l’uomo queste sostanze si rivelano cancerogene attaccando principalmente il fegato, come visto per gli animali.

Fortunatamente oggi queste sostanze sono state in gran parte vietate in seguito alla convenzione di Stoccolma. Tuttavia ancora oggi si possono trovare zone con una concentrazione molto alta di questi composti nelle falde acquifere; il che comporta notevoli problemi sanitari.

La biomagnificazione interessa tutto il pianeta

La biomagnificazione non è solo un pericolo per la salute umana.
Come detto prima, le sostanze inquinanti risalgono la catena alimentare accumulandosi maggiormente in predatori di grandi dimensioni quali orche, orsi polari e balene, ad esempio.
Tutti animali che già risentono molto delle attività umane.
Queste sostanze tossiche poi resistono per molto tempo negli animali causando danni solo nel momento in cui questi si trovano in condizioni stressanti.
Ad esempio, organismi che per anni sono entrati in contatto con inquinanti possono averlo accumulato nel tessuto adiposo.
Oggi questi animali sono stressati dai cambiamenti climatici, di conseguenza consumano le riserve di grasso mettendo in circolo queste sostanze tossiche.
Tutto questo mette in pericolo animali già fortemente provati dall’azione diretta dell’uomo.

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