Jaws: il cinema uccide gli squali

Come ogni estate in televisione vengono proiettati film sui più temibili predatori del mare: gli squali. A partire dal celeberrimo film Lo Squalo di Steven Spielberg la nomea di “mangia uomini” di questo animale non ha fatto altro che crescere. Tuttavia è davvero così pericoloso come si pensa?

Le origini

Vedendo uno squalo la sensazione che si ha, oltre a un po’ di timore, è quella di trovarsi di fronte a una bestia antica, preistorica… Questi animali effettivamente risalgono a un tempo molto lontano, i primi fossili risalgono addirittura al periodo Devoniano cioè a più di 400 milioni di anni fa. Da allora sono riusciti ad adattarsi a ogni ambiente acquatico, ad esempio a mari freddi come quello del Circolo Polare artico dove troviamo lo squalo della Groenlandia, un animale estremamente longevo; addirittura un esemplare catturato si è stimato avesse 500 anni.

O le zone abissali dove troviamo specie di minori dimensioni ma capaci di emettere bioluminescenza e dai tratti fortemente preistorici come per esempio lo squalo dal collare.

Anche le acque salmastre sono state testimoni dell’evoluzione di questi animali, lo squalo leuca infatti si è ben adattato e può risalire lungo i fiumi sopravvivendo all’acqua dolce.

La preistoria

Lo studio paleontologico di questi animali tuttavia non è facile: dato che si tratta di animali con uno scheletro cartilagineo, trovare fossili completi è molto difficile. Al contrario i denti, costituiti da materiale più duro, si trovano facilmente e hanno permesso di studiare l’evoluzione e gli adattamenti di questi sorprendenti organismi.

Nel corso delle ere gli squali hanno assunto forme e dimensioni molto variegate, tra i più particolari troviamo gli appartenenti all’ordine degli eugeneodonti. Questi presentavano una grossa struttura a spirale nella mandibola, costituita dai denti in uso e da quelli in fase di crescita.

Disegno dell'Helicopreion
Un’immagine dello spaventoso ma quanto mai interessante Helicoprion

Gli squali moderni però risalgono a tempi più recenti, circa 100 milioni di anni fa…

Fu durante questo periodo che comparve uno dei più temuti e leggendari squali degli ultimi anni: il famigerato Megalodonte (Otodus megalodon). Questo animale ormai estinto è entrato nell’immaginazione comune grazie a film, documentari e mockumentary che ne hanno accresciuto la fama di terribile mostro degli abissi. Reputazione meritatissima! Questo terribile predatore raggiungeva i 18 m di lunghezza, si trovava all’apice della catena alimentare, solo pochi altri animali potevano tenergli testa. Fortunatamente a causa dei cambiamenti climatici (naturali) si è estinto lasciando spazio ad altri suoi affascinanti parenti.

Il ritorno

Oggi esistono più di 500 specie di squalo divise in 8 diversi ordini. Adattandosi a quasi ogni ambiente marino questi animali hanno sviluppato forme anche molto differenti, basti pensare agli squali angelo (famiglia Squatinidae), caratterizzati da una forma appiattita, che può ricordare le razze e da una colorazione che mima il fondale per nascondersi tra la sabbia o nei fondali rocciosi attendendo la preda pazientemente. Tutt’altra storia per animali come gli squali volpe (famiglia Alopidi) che hanno una forma più allungata adatta al nuoto ed il lobo superiore della coda molto allungato, che viene usato come frusta per cacciare.

Perché sono predatori così formidabili?

Nel corso dell’evoluzione questi animali hanno sviluppato organi di senso che gli permettono loro di cacciare in ogni ambiente, alcuni dei quali sono stati esagerati nei film.

Le ampolle di Lorenzini

Tutti gli squali presentano quelle che vengono chiamate ampolle di Lorenzini: organi di senso che utilizzano per la caccia. Queste strutture permettono all’animale di percepire i campi elettrici prodotti da altri animali. Sfruttando questa capacità gli squali sono capaci di cacciare anche in situazioni di scarsa visibilità e a rintracciare piccoli pesci nascosti negli anfratti rocciosi. Le ampolle forniscono un notevole vantaggio soprattutto a quegli squali che predano lungo le barriere coralline o altri organismi nascosti nella sabbia.

Primo piano del muso di uno squalo dove si notano le ampolle di Lorenzini
Un primo piano del muso di uno squalo dove si possono notare le ampolle di Lorenzini

L’olfatto

Quest’abilità di percepire i campi elettrici è complementare al più noto dei sensi degli squali: l’olfatto. La capacità di questi animali di percepire una goccia di sangue in un volume immenso è ormai leggendaria; mediante particolari narici e sacche nasali ricche di recettori, essi riescono a percepire una parte per milione di sangue in acqua marina. Si tratta di un risultato notevole ma estremamente lontano dal fantasioso: “Una goccia di sangue nell’oceano”. La combinazione di olfatto ed elettroricezione, attraverso le ampolle di Lorenzini, rende questi pesci cartilaginei dei predatori fenomenali. Le narici li guidano in prossimità della preda da grande distanza ma è percependo il campo elettrico che gli squali mettono a segno il colpo finale.

La capacità di adattamento

Un altro grande mito sugli squali è la necessità di muoversi costantemente per respirare. Questa credenza non è totalmente falsa, solo un piccolo numero di specie necessitano di nuotare costantemente per rifornire di ossigeno le branchie. In particolare squali ben adattati al nuoto per lunghe distanze, come lo squalo bianco, il mako, lo squalo volpe e altri necessitano di continuare a nuotare. Ma molte specie, soprattutto quelle adattate a cacciare appostandosi sul fondale non hanno questo bisogno. Grazie a particolari aperture poste sopra la testa, subito dietro agli occhi, chiamate “sfiatatoi” gran parte degli squali può restare ferma e respirare lo stesso attendendo il miglior momento per sferrare un morso micidiale a un’inconsapevole preda.

La “vendetta” dell’uomo

A causa del loro aspetto da antichi predatori gli squali hanno sempre suscitato un certo timore nell’uomo, tuttavia non si rivelano un pericolo per gli esseri umani o almeno non quanto altri animali selvatici. Anzi, è vero l’esatto opposto. Infatti l’uomo è il vero pericolo per questi splendidi animali. Ricercati per le carni, per le pinne o per l’olio prodotto dal loro fegato questi esseri viventi sono sempre più a rischio di estinzione. Anche la diretta competizione con gli uomini per le risorse ittiche sta mettendo a rischio la sopravvivenza di molte specie pelagiche.

Senza rendercene conto stiamo minando la salute del mare, nonostante si tratti di esseri dall’aspetto e dalle abitudini feroci gli squali hanno un ruolo importantissimo. Come tutti i predatori si occupano di mantenere forte il materiale genetico delle altre specie; nutrendosi di elementi malati, vecchi o deformi favoriscono un ricambio genetico. La loro assenza riduce anche la biodiversità marina: mancando predatori apicali si sviluppano nuove nicchie ecologiche che dovranno essere occupate da altri organismi, principalmente grandi animali gelatinosi.

 al Grafico con andamento della pesca allo squalo dal 1950 al 2011
Andamento della pesca allo squalo a partire dal 1950

Cattiva pubblicità?

All’inizio dell’articolo si accenna a come il cinema abbia ucciso gli squali; la presenza di questi animali in molti film, dove vengono mostrati come macchine assassine e mangia uomini ha causato la morte di un gran numero di esemplari.

Proprio in seguito all’uscita del film Lo Squalo di S. Spielberg la paura crebbe esponenzialmente, tanto che spesso l’avvistamento di uno di questi faceva partire una vera caccia al mostro.

A dispetto di quanto si crede gli attacchi di squali sono molto rari e sporadicamente si concludono con la morte di qualcuno, che non viene mai mangiato ma solo morsicato. Malgrado ciò sia a causa del cinema che li ha dipinti per anni come mostri sanguinari, sia per la paura di perdere possibili turisti molti governi attuano lo shark culling: pratica che consiste nell’eliminazione deliberata di animali in risposta ad un attacco.

Squalo tigre pescato a largo delle Hawaii
Uno squalo tigre di più di 4 m vittima dello shark culling.

Conoscere questi affascinanti predatori può aiutare a far sparire l’aura di esseri mostruosi che li avvolge e anzi sensibilizzare alla loro protezione. Insegnando già ai bambini a rispettare questi animali e tutta la natura, assicureremo un futuro a organismi estremamente antichi e che meritano di restare sulla Terra ancora a lungo.

Squalo creato da un bambino con un piatto di plastica e cartone

Fonti

Squalo della Groenlandia: By Hemming1952 – Own work, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=75505720

Squalo dal Collare: Di © Citron, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=11142485

Squalo leuca: Di Pterantula, CC BY 2.5, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=2242657

Squalo angelo: Di greenacre8 – Angel Shark 6 Nov 06, CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=6379759

Squalo Volpe: By Thomas Alexander – Own work, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=50280277

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Bellolampo viveva insieme al suo branco di cani liberi nella discarica di Palermo situata in Via stradale Bellolampo, dalla quale prende il nome.

Non sappiamo esattamente perché, ma il branco è stato catturato e portato nel canile municipale di Palermo, un luogo assolutamente inospitale, inadeguato e spaventoso per tutti i cani, ma soprattutto per i cani nati liberi che non hanno praticamente mai avuto contatti con l’uomo.

La data di nascita viene indicativamente riportata come l’1/12/2015 e l’ingresso nel canile di Palermo è avvenuto il 9/4/2016.
Bellolampo aveva solo 4 mesi quando è stato tolto dal suo territorio nativo e separato dai suoi fratelli per essere chiuso in un box sovraffollato.

Una volontaria del canile di Palermo segnalò a Buoncanile l’urgenza di trovare una sistemazione migliore per lui così riuscirono a farlo arrivare a Genova nell’ ottobre 2016 insieme ad un'altra cagnolina, Papillon.

Furono i primi cani del #buoncanileprogettopalermo.

Bellolampo ha subito manifestato una forte paura nei confronti delle persone e dell’ambiente, arrivando anche a mordere, mentre si è dimostrato da subito capace e desideroso di instaurare forti legami con gli altri cani.

Nel tempo ha imparato a fidarsi dei gestori del canile e piano piano ad aprirsi anche a pochi volontari selezionati.

Essendo un cane molto carino e anche di piccola taglia negli anni ha ricevuto diverse richieste di adozione, ma tutte incompatibili con il suo carattere diffidente e spaventato.

Una curiosità? Bellolampo ama gli equilibrismi! Gli piace saltare sui tavoli, le panche, le sedie, i muretti e proprio non resiste al fascino della carriola!!

Mix pittina dagli occhi magnetici... salvata da pesante maltrattamento. Viveva a Napoli legata alla ringhiera delle scale condominiali ad una corda cortissima.

Lei è un cane eccezionale, nata nel 2013. Entrata in canile nel 2014 si è subito distinta per le sue naturali doti olfattive: con lei abbiamo lavorato tantissimo sulla discriminazione olfattiva, fino a farle seguire delle vere e proprie piste di sangue finalizzate al ritrovamento di persone scomparse (attività fatte solo ai fini ludici).

Non va d’accordo con i suoi simili, per cui cerca una famiglia senza altri animali in casa, una famiglia dinamica , esperta e disposta ad un percorso conoscitivo.

Paco cerca casa! Si trova a Genova!

Paco è stato adottato da cucciolo con la superficialità di chi crede che un cucciolo sia un foglio bianco sul quale scrivere ciò che si vuole, e con la stessa superficialità è stato portato in canile perché dopo due anni era cresciuto con caratteristiche diverse da quelle di un peluche.

Paco è un cane affettuosissimo, curioso e dinamico, viene presentato a tutti i nuovi volontari del canile come uno tra i cani più equilibrati e gestibili anche per chi è alla prima esperienza.

Ama passeggiare a lungo, è già abituato a vivere in casa, viaggia volentieri in auto, è sempre alla ricerca di nuove avventure da fare in compagnia dei suoi amici, è molto bravo in città, non ha paura delle persone, né dei cani. Non ama i cani maschi, è invece molto bravo con le femmine. Non è compatibile con i gatti.

E’ un cane adulto oramai, è nato nel 2014, una taglia media (circa 20 kg), è un cane che sa gestire bene le emozioni, i suoi bisogni e i suoi spazi.

Paco ha bisogno di un'adozione responsabile, che non sottovaluti i segnali di stress che sa comunicare, soprattutto quando vuole riposare in cuccia senza essere disturbato.

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