La città come punto di partenza per uno sviluppo sostenibile

Molti di noi non ritengono semplice empatizzare con chi decide di compiere scelte di vita considerate quasi estreme. C’è chi lascia la propria città per scappare dall’inquinamento e trasferirsi in montagna o campagna. Altri adottano uno stile di vita che riduce al minimo gli sprechi e la propria impronta di carbonio (carbon footprint, in inglese).

Monolocale sostenibile fuori dalla città
Monolocale sostenibile in legno in Spagna.

Infatti, i dati parlano chiaro. Secondo una relazione dell’ONU, il 55% delle persone nel mondo vive in un ambiente urbano e la rotta non accenna a invertirsi, anzi. Entro il 2050 si prevede che ulteriori 2.5 miliardi di persone si aggiungeranno alle correnti stime.

Dunque, la maggior parte della popolazione mondiale vive in città, di conseguenza queste ultime possono vantare un grande capitale umano, economico e sociale in grado di agevolare l’innovazione. Quindi possiamo sfruttare questa peculiarità per rendere gli ambienti urbani la nostra chiave di volta per un futuro più green.

Città di Parigi, 2050
Parigi 2050: il progetto dell’architetto Vincent Callebaut.

Quali sono i requisiti che una città deve possedere per essere ritenuta inclusiva, accessibile e sostenibile?

Ecco qui 14 idee alla base di una città sostenibile basate su progetti implementati o previsti per il futuro:

  1. Prevedere degli investimenti pubblici e privati per i cittadini che decidono di utilizzare mezzi di trasporto più sostenibile, che siano mezzi pubblici (autobus, servizi di car sharing), biciclette, auto elettriche o spostamenti a piedi.
  2. Incentivare l’utilizzo di energia prodotta da fonti rinnovabili, come sistemi eolici, solari e fotovoltaici.
  3. Controllare in maniera centralizzata i consumi all’interno degli edifici, in modo tale da segnalare il superamento delle soglie limite.
  4. Investire nella realizzazione di piste ciclopedonali e di corsie riservate esclusivamente agli autobus per la riduzione dei tempi di percorrenza e del rischio di incidenti stradali.
  5. Chiudere o regolare il traffico nei centri storici e nelle zone densamente popolate per ridurre le emissioni inquinanti.
  6. Incentivare i cittadini ad eseguire una corretta raccolta differenziata, elargendo delle multe per chi non rispetta le regole e fornendo un servizio di ritiro regolare. 
  7. Decentralizzare i parcheggi o costruirne di interrati, per ridurre gli spazi dedicati ai mezzi non in uso.
  8. Attuare delle misure per ridurre il rumore prodotto dal traffico cittadino, attivando dei servizi di consulenza personalizzati al cittadino e interventi tempestivi.
  9. Regolamentare l’uso del suolo pubblico, riqualificando delle aree preesistenti e fornendo le migliori tecnologie possibili per costruire nuovi spazi. 
  10. Ridisegnare gli spazi pubblici in maniera tale da aumentare il verde urbano e servizi di protezione sociale, rendendo i servizi essenziali accessibili anche per chi vive in periferia.
  11. Avviare delle collaborazioni tra privati cittadini e enti pubblici per garantire il rispetto degli spazi urbani.
  12. Via libera alla digitalizzazione delle amministrazioni pubbliche, in modo tale da ridurre l’uso superfluo di carta.
  13. Garantire una rete internet efficiente per fornire la possibilitá di lavorare in smart working ove possibile, per ridurre le emissioni causate dal traffico e rendere le operazioni quotidiane più veloci e snelle, diminuendo tempi di attesa e distanze percorse.
  14. Incentivare la cura di orti urbani e coperture verdi sui tetti, che contribuiscono ad assorbire parte della CO2 ed isolare termicamente gli edifici, permettendo anche di risparmiare sulle bollette.

Oslo Car-free

Guardando al futuro, una città ad emissioni zero non è impossibile da ottenere. Un esempio virtuoso in tal senso è rappresentato da Oslo, il cui sindaco nel 2015 si è posto un obiettivo molto ambizioso. Decise di rendere la città car-free entro il 2019, dopo aver appurato che il 70% delle emissioni pericolose per la salute derivassero dal traffico cittadino. L’obiettivo è stato ampiamente raggiunto: la capitale della Norvegia è infatti la prima senza automobili ed è stata riconosciuta come “Capitale Green 2019”. Tuttavia, ciò non sarebbe stato possibile in assenza di una sinergia tra propositi ed incentivi.

Portland: “Quartieri dei 20 minuti”

Un altro esempio interessante è il modello di città sostenibile proposto dalla città di Portland, USA, nel 2009, chiamato “Quartieri dei 20 minuti”. Esso prevede che ogni servizio essenziale sia raggiungibile in massimo 20 minuti a piedi o in bicicletta dai cittadini. Questo modello è stato in parte implementato in città come Melbourne e Parigi, con ottimi risultati.

Principi base dei quartieri, proposto dalla città di Portland
Principi base dei quartieri dei 20 minuti.

Come abbiamo visto, per condurre uno stile di vita quanto più sostenibile possibile, non è necessario compiere delle scelte radicali. È sufficiente che vi sia una volontà di sdoganare il preconcetto che vede l’automobile come unico mezzo di trasporto disponibile e il tragitto casa-ufficio-casa come la tortura inevitabile a cui sottoporsi ogni giorno feriale.
Inoltre, anche a livello individuale possiamo contribuire a un futuro a emissioni zero (o quasi) introducendo gradualmente delle piccole abitudini nella nostra vita quotidiana, ma di questo ne parleremo la prossima volta.

E tu, ti sentiresti più incentivato a vivere in città sapendo che l’amministrazione comunale ha a cuore l’ambiente? Oppure pensi che spostarsi quanto più possibile da essa sia in ogni caso la scelta migliore? Sei a conoscenza di quanto la tua realtà stia facendo per muoversi verso un futuro più sostenibile? Facci sapere quanto reputi la tua città sostenibile.

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