Il diritto a un ambiente sano e pulito

“Noi abbiamo diritto a un ambiente sano e pulito”

L’arte come mezzo nei movimenti sociali per i diritti umani

Ho deciso di iniziare l’articolo parlandovi di “Strange Fruit” perché per me rappresenta la potenza che l’intelletto umano possiede per smuovere mari e montagne con la forza della poesia, della musica, dell’arte; essa ha la capacità di interconnettere diverse generazioni, culture e località geografiche. Questa poesia illustra come l’arte può essere precursore di cambiamenti sociali o, se non precursore, può attuare da catalizzatore in movimenti storici. Un’esempio più contemporaneo che tratta di enormi problematiche dei giorni nostri, il degrado ambientale, è l’album Plastic Beach dei Gorillaz (splendidamente redatto da Dorotea Theodoli nella sezione “I consigli del Dodo” nel nostro blog), in cui denunciano l’inquinamento ambientale. Questo rappresenta solo un’esempio di tutti i libri, la poesia, la musica, i film, e i movimenti sociali che stanno cercando di salvaguardare il Pianeta.

“Noi vogliamo vivere in un ambiente sano e pulito” è il grido di protesta, dissenso e riscatto contro un mondo consumista e sfruttatore. La voce del grido è l’unanimità di persone, comunità, intere civiltà, che esprimono il proprio diritto di vivere in un ambiente “pulito” e “sano” dove l’aria sia pulita, l’acqua limpida, la terra fertile e la natura rigogliosa. Tutto ciò che sia ugualmente accessibile a tutti. E’ un grido che vuole finalmente e nettamente dissociarsi dalle figure capitalistiche, da quell’economia consumista che ha portato a un’inesorabile sfruttamento delle risorse naturali e al degrado ambientale.

“Strange Fruit”: un esempio del potere sociale per i diritti fondamentali dell’uomo

Siamo alla fine degli anni ’30 quando questa poesia fu scritta. Abel Meerpol fu un’attivista politico e un poeta dedito a frequentare ambienti progressisti, circoli di sinistra e gruppi sindacali. Una persona completamente immersa nelle problematiche sociali, culturali e politiche dei suoi tempi. E uno degli eventi che più impressionò Meerepol fu il linciaggio ad opera di cittadini americani bianchi nei confronti di cittadini americani neri, ancora diffuso in quel periodo. L’epoca del progressismo, sindacalismo, liberalismo. Gli anni dei tempi moderni.

Infatti non passò molto che questi versi iniziarono a rappresentare ideologicamente la lotta per i diritti umani. La poesia raggiunse Café newyorkesi frequentati da anime progressiste, sindacaliste, musiciste; anime bianche e nere di pari dignità e trattamento. E fu così che Billie Holiday, profondamente commossa dai versi poetici e, al tempo stesso, crudi di Meerepol, decise di esibirsi al Society Café di New York con “Strange Fruit”. Nel seguito della sua storia, il mondo riconobbe “Strange Fruit” come la prima grande canzone di protesta per i diritti civili e umani. Nel 1999, Il Time Magazine la nominò la canzone del secolo.

Billie Holiday – Strange Fruit

Breve storia dei diritti umani

La lotta per i diritti umani si basa storicamente nel diffondere in tutto il mondo i valori di democrazia, diversità e tolleranza. E’ una storia che parte sin dal 539 a.C. dove il primo Re dell’antica Persia, dopo aver conquistato Babilonia, liberò gli schiavi dichiarando l’uguaglianza tra le razze. Per il periodo storico di cui stiamo parlando un’idea sensazionalmente innovativa e all’avanguardia. Di certo l’escalation dei diritti dell’uomo ha avuto progressi e involuzioni durante quasi due millenni di conquiste e sconfitte di livello religioso, filosofico e culturale. Nonostante la grande fatica, al giorno d’oggi l’uomo e la donna hanno stabilito i pilastri che sorreggono le fondamenta per la dignità e la libertà dell’uomo: dal 1215 con la Magna Carta, alla Dichiarazione universale dei diritti umani nel 1948.

La giornata internazionale dei diritti umani

L’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), il 10 dicembre del 1948, approvò la Dichiarazione universale dei diritti umani con lo scopo di portare pace in tutte le nazioni del mondo. Divenuto la pietra miliare, il 10 dicembre è la ricorrenza della giornata internazionale per i diritti umani. Oltre ad essere una giornata celebrativa, essa vuole ricordare come la lotta per i diritti umani lungi dall’essere terminata. Come tutti sappiamo: la pace nel mondo è ancora un’utopia; nonostante enormi progressi, la parità di razza e di genere sono ancora ìmpari; la povertà non è alleviata; il mondo è sempre più affamato.

E che dire, l’anno 2020 ha inesorabilmente complicato le cose con l’avvento del Covid-19 che ha messo il mondo intero in ginocchio. Ma, cari miei come ben sappiamo, in ogni situazione ci sono sempre due facce della medaglia. Di fatto, le conseguenze negative dell’avvento della pandemia, che vede una popolazione intera fare i conti con una crisi che punta a menomare i diritti fondamentali dell’uomo, hanno riacceso lo spirito della lotta agli stessi. Non più una lotta limitata da confini etnici, ceti sociali, genere, razza e geografia. Essa si vede espansa all’unanimità di individui che, forse per la prima volta nella storia moderna dell’uomo, si lasciano alle spalle le discriminazioni convenzionali con lo scopo di raggiungere obbiettivi imprescindibili e fondamentali a tutti: uguaglianza, democrazia, equo accesso a servizi sanitari e risorse naturali, la tutela alla dignità umana.

La lotta ambientalista

Tutto, ma proprio tutto, è interconnesso. La pandemia ha reso, ciò che era obnubilato, rinnegato, dormiente sotto la splendente punta dell’iceberg, evidente: un mondo in cui la natura è agli stremi delle proprie capacità; in cui l’accesso alle sue preziose risorse sociali e naturali sono eterogeneamente e ingiustamente distribuite; le malattie e causalità per inquinamento atmosferico e di acque sono ogni anno maggiori; la perpetua espansione urbanistica raggiunge ecosistemi sempre più remoti, e combinata al traffico internazionale di animali selvatici, costituiscono un rischio di cui l’umanità ha fatto esperienza di recente: il contatto con nuovi patogeni e il rischio di spillover tra specie, fino ad arrivare all’uomo.

Il diritto a un ambiente sano e pulito: diritto fondamentale 2021

Il Consiglio dell’ ONU per i diritti umani, l’8 ottobre 2021, ha riconosciuto l’accesso a un ambiente pulito, sano e sostenibile come diritto umano fondamentale. La risoluzione fu proposta da cinque Paesi (la Costa Rica, le Maldive, il Marocco, la Slovenia e la Svizzera) e approvata a Ginevra con 43 voti favorevoli e 5 astenuti. I Paesi che hanno preso le distanze dalla risoluzione sono la Russia, l’India, la Cina e il Giappone.

Oltretutto, aleggiava un forte scetticismo in Gran Bretagna, anche lei restia nel votare favorevole in quanto sosteneva che la risoluzione non porrebbe nessun obbligo legale a livello nazionale e quindi inefficace. Il caso vuole che, dulcis in fundo, votò SI dichiarando di condividere gli stessi principi dell’ONU e, forse (diciamocelo!), volendosi dissociare dall’agenda politica di Paesi come Russia e Cina. Gli Stati Uniti si ritrovano esenti dal voto perché attualmente non sono membri del consiglio dell’ONU per i diritti umani. In ogni caso, la storica riluttanza ad aggiungere nuovi diritti e ad evitare decisioni che potrebbero essere difficili da attuare è risaputa nel Paese a stelle e strisce.

Anche le politiche economiche possono essere difficili da attuare per la ripresa di un paese. Nonostante ciò, lo sforzo sembra sempre valerne la pena per realizzare obiettivi economici. Quindi, mi chiedo, perché lo stesso sforzo non può essere intrapreso per salvaguardare l’ambiente, di conseguenza l’economia globale e la salute delle persone?

I motivi dietro la risoluzione del diritto a un ambiente sano e pulito

Le risoluzioni del Consiglio dell’ONU per i diritti umani non sono giuridicamente vincolanti. Sono comunque fini a porre pressioni importanti per le legislazioni nazionali e internazionali. L’accesso a un ambiente sano e pulito come diritto fondamentale dell’uomo è considerato un trampolino di lancio per promuovere politiche economiche, sociali e ambientali per proteggere persone e natura. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), il 24% di tutti i decessi nel mondo (circa 13,7 milioni) sono legati all’ambiente. I numeri parlano chiaro: si intendono un quarto dei decessi globali. Le cause principali sono rischi come l’inquinamento atmosferico e sostanze chimiche.

In aggiunta, l’integrazione di un diritto umano volto alla salvaguardia della natura, essenzialmente interconnesso con la preservazione della specie umana, è volta a riconoscere come la crisi climatica, i disastri naturali, la scarsità di risorse vergini, l’incombenza di nuove patologie di origine animale siano portatori di danni a milioni di persone in tutto il mondo. La risoluzione, infatti, ha disposto dell’istituzione di un relatore speciale (Special rapporteur) con un mandato di tre anni. Egli verte a promuovere la protezione dei diritti umani nell’ambito del cambiamento climatico. Ciò viene raggiunto attraverso i seguenti compiti: l’osservazione delle possibili ricadute sui diritti umani del cambiamento climatico; la formulazione di specifiche politiche ed interventi utili nel singolo contesto; la promozione di un informazione che possa accrescere la consapevolezza dei rischi connessi al cambiamento climatico.

Il diritto a un ambiente sano e pulito e la COP26 di Glasgow

In essenza, le tempistiche dell’inserimento della risoluzione da parte dell’ONU combaciano con l’avvenire della COP26 di Glasgow dove il punto focale dell’Agenda vergeva alle azioni da intraprendere globalmente per far fronte ai cambiamenti climatici. Il Consiglio dell’ONU per i diritti umani ha volutamente inserito nuove pressioni a livello internazionale come campanello d’allarme all’ urgenza di compiere passi concreti e reali verso soluzioni per rallentare il degrado ambientale, rivolgendosi anche alle problematiche che compromettono la lotta per la giustizia ambientale e sociale, generate da un potente greenwashing politico ed economico.

Giustizia ambientale e sociale

Insomma, alla luce delle motivazioni che hanno spinto le nazioni ad inserire un nuovo diritto umano si fa intendere quanto l’uomo e la natura siano imprescindibili. Essa, madre suprema del ciclo vitale. Per l’appunto l’Alto Commissario per i diritti umani (OHCHR) dell’ONU, Michelle Blanchet, dichiara:

“è chiaro a tutti che nessuno dei due obiettivi (la tutela dei diritti umani e dell’ambiente) può essere raggiunto senza l’altro, ed a tal fine deve essere assicurato un approccio allo sviluppo sostenibile basato sui diritti umani”.

Di fatto, l’inclusione della nuova risoluzione da parte dell’ONU ha origine da una lotta globale, intrapresa da molto tempo. Essa vede comprendere ONG, stakeholders del settore privato, scienziati, accademici, filantropi, movimenti civili e sociali, e, soprattutto, gruppi di popolazioni indigene. Una lotta difficile, caratterizzata da attacchi fisici, detenzioni, arresti, azioni legali e campagne diffamatorie che formano la realtà per gruppi di cittadini, popolazioni indigene e tanti altri. Si pensi che nel 2020 furono assassinati più di 200 difensori dell’ambiente. Per queste ragioni, l’inserimento del nuovo diritto fondamentale è volto ad appoggiare concretamente le cause giuridiche ambientalistiche che hanno gravemente danneggiato l’uomo e la natura (es. il caso Shell, Olanda 2021).

“There is no planet B”

Conclusione

La responsabilità di un mondo pulito e sano ricade su tutti noi, sulle nostre scelte quotidiane, sul cambiamento percettivo riguardo a cosa abbiamo materialmente davvero bisogno. In aggiunta, necessitiamo di rivalutare ciò che ci offre la natura che va al di là del prezzo economico e uso superfluo. La megalomania è un fenomeno intrinseco di quei pochi che vogliono appropriarsi delle ricchezze del mondo per produrre sempre più profitto. Tuttavia, anche noi siamo caratterizzati da superfluità e megalomania, noi singoli individui che vogliano conquistare l’ultima generazione di qualsiasi prodotto appena messo sul mercato, scartando senza rigor di logica il “vecchio” probabilmente ancora funzionante, efficiente e soddisfacente.

Ma noi abbiamo il potere di portare tutti questi cambiamenti, stravolgendo la nostra società e accompagnando il passaggio da una società capitalista a una “ecologica”, sostenibile e risorse-efficiente. Questo cambiamento non può essere immediato in quanto non è mai semplice abituarsi e approcciare uno stile di vota diverso. Di seguito vi lascio con un paio di articoli scritti dal nostro Blog Team per magari iniziare a mettersi nell’ottica del “cambiamento”: “Sostenibilità a tavola” e “Dieci azioni che fanno bene all’ambiente e a te stesso.

#StayTuned!

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Bellolampo viveva insieme al suo branco di cani liberi nella discarica di Palermo situata in Via stradale Bellolampo, dalla quale prende il nome.

Non sappiamo esattamente perché, ma il branco è stato catturato e portato nel canile municipale di Palermo, un luogo assolutamente inospitale, inadeguato e spaventoso per tutti i cani, ma soprattutto per i cani nati liberi che non hanno praticamente mai avuto contatti con l’uomo.

La data di nascita viene indicativamente riportata come l’1/12/2015 e l’ingresso nel canile di Palermo è avvenuto il 9/4/2016.
Bellolampo aveva solo 4 mesi quando è stato tolto dal suo territorio nativo e separato dai suoi fratelli per essere chiuso in un box sovraffollato.

Una volontaria del canile di Palermo segnalò a Buoncanile l’urgenza di trovare una sistemazione migliore per lui così riuscirono a farlo arrivare a Genova nell’ ottobre 2016 insieme ad un'altra cagnolina, Papillon.

Furono i primi cani del #buoncanileprogettopalermo.

Bellolampo ha subito manifestato una forte paura nei confronti delle persone e dell’ambiente, arrivando anche a mordere, mentre si è dimostrato da subito capace e desideroso di instaurare forti legami con gli altri cani.

Nel tempo ha imparato a fidarsi dei gestori del canile e piano piano ad aprirsi anche a pochi volontari selezionati.

Essendo un cane molto carino e anche di piccola taglia negli anni ha ricevuto diverse richieste di adozione, ma tutte incompatibili con il suo carattere diffidente e spaventato.

Una curiosità? Bellolampo ama gli equilibrismi! Gli piace saltare sui tavoli, le panche, le sedie, i muretti e proprio non resiste al fascino della carriola!!

Mix pittina dagli occhi magnetici... salvata da pesante maltrattamento. Viveva a Napoli legata alla ringhiera delle scale condominiali ad una corda cortissima.

Lei è un cane eccezionale, nata nel 2013. Entrata in canile nel 2014 si è subito distinta per le sue naturali doti olfattive: con lei abbiamo lavorato tantissimo sulla discriminazione olfattiva, fino a farle seguire delle vere e proprie piste di sangue finalizzate al ritrovamento di persone scomparse (attività fatte solo ai fini ludici).

Non va d’accordo con i suoi simili, per cui cerca una famiglia senza altri animali in casa, una famiglia dinamica , esperta e disposta ad un percorso conoscitivo.

Paco cerca casa! Si trova a Genova!

Paco è stato adottato da cucciolo con la superficialità di chi crede che un cucciolo sia un foglio bianco sul quale scrivere ciò che si vuole, e con la stessa superficialità è stato portato in canile perché dopo due anni era cresciuto con caratteristiche diverse da quelle di un peluche.

Paco è un cane affettuosissimo, curioso e dinamico, viene presentato a tutti i nuovi volontari del canile come uno tra i cani più equilibrati e gestibili anche per chi è alla prima esperienza.

Ama passeggiare a lungo, è già abituato a vivere in casa, viaggia volentieri in auto, è sempre alla ricerca di nuove avventure da fare in compagnia dei suoi amici, è molto bravo in città, non ha paura delle persone, né dei cani. Non ama i cani maschi, è invece molto bravo con le femmine. Non è compatibile con i gatti.

E’ un cane adulto oramai, è nato nel 2014, una taglia media (circa 20 kg), è un cane che sa gestire bene le emozioni, i suoi bisogni e i suoi spazi.

Paco ha bisogno di un'adozione responsabile, che non sottovaluti i segnali di stress che sa comunicare, soprattutto quando vuole riposare in cuccia senza essere disturbato.

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