Documentari sulla crisi climatica al Festival di Cannes

La settimana scorsa vi ho parlato della scelta del Festival di Cannes di prendere provvedimenti, nel loro piccolo, contro la crisi climatica. Ma quest’anno non si sono limitati solo a soluzioni alternative e più sostenibili, hanno anche scelto molti film che trattano l’argomento a noi caro.
Nella selezione ufficiale del 2021 c’è addirittura una sezione dedicata al “Cinema for the climate”. Qui troviamo sette film, di cui sei documentari. Andiamoli ad analizzare un po’ più nello specifico!

La Panthère des neiges (The Velvet Queen)

Il primo della lista è un documentario ispirato all’omonimo libro di Sylvain Tesson. La cineasta e montatrice Marie Amiguet segue questo scrittore e il fotografo Vincent Munier negli altopiani tibetani. Il loro scopo, come racconterà anche nel libro, è quello di vedere il leopardo delle nevi.

Questo animale veniva chiamato anche “il fantasma delle montagna”, proprio perché grazie al suo manto è sempre stato difficile da vedere. Questa difficoltà è aumentata negli ultimi vent’anni perché il numero di questa specie protetta è sceso del 20%. Il WWF stima che la popolazione effettiva riproduttiva non superi i 2500 esemplari.

Ecco che il documentario, in cui i due uomini cercano in silenzio e con pazienza di vedere l’animale, diventa un chiaro elogio alla contemplazione della natura. Tornare ad ammirarla e apprezzarla in prima persona è un passo fondamentale per capire quanto è importante salvaguardarla.
Non so ancora se riusciranno a trovare il leopardo delle nevi che dà il titolo al film, ma sicuramente in quei luoghi avranno visto tantissime altre meraviglie.

Animal

In questo secondo documentario selezionato si fa un passo in più: oltre a ricordarci quanto sia bella la natura, dobbiamo comprendere che in quanto essere umani ne facciamo parte. Gli animali del titolo siamo anche noi.
Il regista francese Cyril Dion aveva già espresso la sua visione ambientalista nel 2015 con Demain. Sei anni sceglie di approfondire questo tema guardandolo dal punto di vista dei giovani.

Nel film seguiremo Bella e Vipulan, entrambi di 16 anni, che fanno parte di una generazione cosciente della crisi climatica e della sesta estinzione di massa che stanno avvenendo. Attraverso l’incontro con esperti, scienziati, economisti e l’aiuto dell’etologa Jane Goodall, capiranno le radici del problema per poi imparare a risolverlo.

Cyril Dion stesso spiega quanto sia stato straordinario approfondire questo argomento attraverso le domande dei ragazzi. L’intero documentario sembra avere un approccio positivo e speranzoso alla questione climatica. Non vedo l’ora di vederlo.

La Croisade (The Crusade)

L’unico di questa lista a non essere un documentario è il terzo film del famoso attore francese Louis Garrel. Non si sa molto della trama. La premessa è che due genitori scoprono che il figlio di 13 anni sta vendendo alcuni oggetti di valore di famiglia per finanziare un progetto in Africa. Questo piano ecologico segreto dovrebbe salvare il pianeta, o così crede l’adolescente francese.

Quindi la Terra non sarà la protagonista assoluta come in molti dei documentari, ma sicuramente il tema della crisi climatica è parte integrante della trama. Vedremo come è stata sviluppata questa storia.

Invisible Demons

Questo è probabilmente il documentario che attendo di più. Nel 2018 sono stata a Nuova Delhi e sono rimasta sconvolta dall’inquinamento di quella città. Si faceva fatica a respirare per la quantità di smog, non mi era mai successo prima.
Rahul Jain gira proprio in questa città il suo film sui “demoni invisibili”, ovvero le polveri sottili, che come la microplastica si vedono a malapena ma causano danni incredibili.

Il regista segue persone normali che cercano di andare avanti con la propria vita, di sopravvivere alle difficoltà polmonari che respirare quell’aria causa. È importante vedere e conoscere queste realtà. L’India sta vivendo ora quello che moltissimi altri paesi rischiano di vivere tra pochi decenni a causa della crisi climatica. Soprattutto i paesi in via di sviluppo cercano di crescere economicamente utilizzando risorse che ormai sappiamo essere estremamente inquinanti.  Nuova Delhi è solo una delle città che sta affrontando questo paradosso sanitario ed economico.

Fotogramma del documentario Invisible Demons.
Fotogramma del documentario Invisible Demons.

I Am So Sorry

Sono 12 anni che il regista Zhao Liang lavora a questo documentario sui pericoli dell’energia nucleare. Partendo dai disastri di Chernobyl e di Fukushima, crea un film ambizioso, necessario e sicuramente controverso visto l’argomento che tratta.

Marcher sur l’eau (Above Water)

Anche Aïssa Maïga analizza una situazione causata dalla crisi climatica, in questo caso in Niger. L’attrice e regista francese è stata dal 2018 al 2020 a Tatiste, uno dei villaggi africani colpiti dalla siccità. Il suo documentario segue Houlaye, una quattordicenne che ogni giorno deve percorrere chilometri per recuperare dell’acqua.

Il film denuncia il riscaldamento globale che ha estremizzato il clima di questi paesi, costringendo i loro abitanti a mettere in secondo piano la propria educazione.

L’ONU ha stimato che la domanda globale di acqua continuerà ad aumentare ogni anno di circa l’1% fino al 2050. Allo stesso tempo, 2,2 miliardi di persone non hanno accesso diretto all’acqua potabile nel mondo. Così, ogni giorno, 10.000 persone muoiono per mancanza d’acqua o malattie causate dal consumo di acqua contaminata (colera, dissenteria, tifo o poliomielite). E questo numero aumenterà poiché entro il 2025 più della metà della popolazione mondiale vivrà in aree soggette a stress idrico. A livello globale, la metà delle persone che bevono acqua da fonti non protette si trova in Africa. Inoltre sono soprattutto le donne e le ragazze a sostenere la maggior parte dell’onere della raccolta dell’acqua, alla quale dedicano più di 30 minuti al giorno a scapito della loro istruzione.

Bigger Than Us

Con l’ultimo documentario della selezione “Cinema for the climate” si torna ai giovani attivisti di Animal. Anche Flore Vasseur infatti incentra il suo documentario su una ragazza indonesiana che lotta contro l’inquinamento di plastica del suo paese.

Il film è stato girato negli Stati Uniti, Brasile e Uganda, Grecia, Scozia, Malawi, Indonesia e Libano. Questo perché il viaggio attivista della protagonista la porterà molto lontana da casa. Partendo dalla testimonianza di Melati, si approfondisce tutto il mondo dell’attivismo per il clima, per la giustizia sociale e per i diritti civili. Il documentario diventa una celebrazione del lavoro di queste persone e della loro lotta. Ancora una volta si affronta un tema molto deprimente con una visione speranzosa e ottimista, che è assolutamente fondamentale a mio avviso.

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