Don’t Look Up di Adam McKay

Probabilmente avete già sentito nominare questo film. Dico che è probabile perché nel periodo natalizio Don’t Look Up è stato il film più guardato su Netflix. Infatti è presto diventato il secondo più visto di sempre sulla piattaforma.

Al successo del pubblico, anche se non tuttə l’hanno amato, è seguito anche quello della critica. Il film è stato candidato nelle principali categorie sia ai Golden Globe che ai BAFTA, ma soprattutto agli Oscar. Infatti tra le nomination di quest’anno il film di Adam McKay si è aggiudicato miglior film, miglior sceneggiatura originale, miglior colonna sonora originale e miglior montaggio.

Inoltre il film è stato acclamato anche dai gruppi di attivismo ambientalista perché la sua trama può essere vista come una metafora della risposta mediatica, politica e sociale alla crisi climatica. In realtà lo stesso regista ha ammesso di voler parlare proprio del problema più grande dell’umanità.

Ho visto Don’t Look Up al cinema, mi è piaciuto molto e lo consiglio (si trova ancora su Netflix). Tuttavia non sono sicura che sia necessariamente un film ambientalista, come altri di cui ho già parlato nella mia rubrica. Ma andiamo con ordine e cominciamo con l’analizzare il film.

Una scena del film Don't Look Up
Una scena del film

Il regista: Adam McKay

Adam McKay è l’autore di due dei migliori film degli ultimi anni. Nel decennio appena passato ha spiegato la crisi economica del 2008 con La grande scommessa (2015) e la carriera del vicepresidente Dick Cheney in Vice (2018).

Prima di questi lungometraggi pluripremiati aveva diretto più che altro commedie, come quelle con Will Ferrel (ad esempio Anchorman e Fratellastri a 40 anni). Questo è importante perché la particolarità del suo stile credo che derivi anche da questo suo passato. Infatti i suoi film più importanti raccontano di eventi o temi difficili con degli accorgimenti tecnici e autoritari molto visibili, come il montaggio veloce o lo sfondamento della quarta parete.

Era importante secondo me parlare un po’ della sua regia, perché Don’t Look Up (2021) è abbastanza diverso. Il montaggio resta abbastanza serrato, ma i personaggi non parlano mai direttamente allə spettatorə. Dal momento che i protagonistə sono scienziatə che cercano di far sapere al mondo del pericolo imminente in cui è, in un certo senso noi siamo rappresentatə direttamente sullo schermo, siamo la società. Per questo il film si concentra sulle diverse reazioni che si scatenano quando la notizia di una cometa diretta contro la Terra diventa virale.

Non stiamo più assistendo a un riassunto anche critico degli eventi, come nei film precedenti. Questa è una critica proprio alla società contemporanea, dalla politica ai mass media, persino a chi fa parte della comunità scientifica stessa.

Significato del film

In un’intervista su Ciak Magazine, Adam McKay dichiara che il suo film tratta proprio di crisi climatica. Nello specifico però la trama “mette in discussione le strutture politiche, i poteri forti, i social media e tutto quello che abbiamo fatto gli uni agli altri: non siamo più in grado di risolvere i problemi e di comunicare”.

Anche Leonardo DiCaprio, protagonista del film, ha ripetuto nelle sue interviste quanto questo progetto sia importante per sensibilizzare ancora più persone sull’imminenza della crisi climatica e sull’importanza del lavoro di squadra per risolverla. Come abbiamo visto nell’articolo sul documentario Before the Flood, DiCaprio è ormai da anni un sostenitore della battaglia ambientalista e anche questo film non si ferma ai titoli di coda, ma invita a visitare un sito per informarsi di più.

Quindi, invece di parlare direttamente della crisi, come aveva fatto con La grande scommessa, McKay sceglie di rappresentare lo stato attuale delle cose. La critica non è diretta solo alla gestione della crisi ma anche alla mancanza di comunicazione tra le persone. Tutto questo è evidente quando si guarda alla storia delle decisioni prese coscientemente a sfavore dell’ambiente. Insomma il parallelismo fino a qui regge totalmente, il mio problema è con la metafora della cometa.

La metafora in Don’t Look Up

Nel film la crisi climatica, o piuttosto la sua imminenza e potenza distruttiva, è rappresentata da una cometa che in pochi giorni arriverà sulla Terra e la distruggerà interamente al suo impatto. Sicuramente per motivi narrativi era necessario che il disastro avvenisse in poco tempo, così da comprimere tutte le reazioni in poco tempo e accelerarne le conseguenze di alcune scelte.

Tuttavia la crisi climatica è una minaccia che racchiude tante catastrofi diverse, nemmeno tutte strettamente ambientali. Non diciamo più “riscaldamento globale” o “cambiamento climatico”, perché questi sono solo alcune delle cause di una crisi molto più grande.

Inoltre nel film il pianeta rischia di essere interamente e immediatamente annichilito. Ma nella realtà la distruzione della Terra sta avvenendo lentamente. Credo sia rischioso aspettare che la crisi climatica diventi ovvia in un unico e chiaro evento, come la visione della cometa a occhio nudo. In verità è da tempo che ci sono numerosi segnali della sua esistenza e importanza, dagli incendi e alle inondazioni, agli esodi climatici.

Per concludere, alcuni aspetti della metafora funzionano – ad esempio il fatto che solo pochi abbiano i mezzi per tentare di salvarsi e che quindi la popolazione globale sia colpita in modo diverso a secondo dello stato economico del proprio paese.

Ma soprattutto quello che funziona è la reazione alla pericolosità della cometa. La rappresentazione dell’incapacità della società moderna di affrontare una crisi, di qualsiasi tipo, è spaventosamente corretta.

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