Eco-ansia: riconoscerla e affrontarla

“Ogni anno scompaiono 267 miliardi di tonnellate di ghiaccio, contribuendo al continuo innalzamento dei mari.”
“In futuro, gli uragani saranno meno frequenti, ma più catastrofici.”
“Ogni anno, 8 milioni di tonnellate di plastica finiscono nell’oceano.”
“Negli ultimi 10 anni, 467 specie animali sono state dichiarate estinte.”
“Nel 2021, gli incendi hanno distrutto 324.774 ettari di boschi.”

L'eco-ansia in una foto
Foto dell’ICPAC.

Che effetto vi fa leggere queste frasi? Vi sentite tristi, arrabbiati, scioccati? È normale, si tratta di dati catastrofici, che devono farci paura. Il surriscaldamento globale è una realtà incontrovertibile e sta avanzando a un ritmo frenetico, se paragonato ai millenni che precedono quello corrente.
Quando però le sensazioni provate di fronte a dati simili diventano difficilmente razionalizzabili, è molto probabile stiate sperimentando una conseguenza ancora poco conosciuta del cambiamento climatico, ovvero l’eco-ansia.

Definizione, sintomi e cause dell’eco-ansia

Di cosa si tratta?

La American Psychological Association (APA) definisce l’eco-ansia come un profondo senso di paura, smarrimento e mancanza di speranza, causati dalla percepita incapacità da parte dell’individuo di agire sul cambiamento climatico. I graduali e inesorabili effetti che il cambiamento climatico causa sul lungo periodo possono essere causa di preoccupazione per il proprio destino e quello delle future generazioni, e senso di colpa per l’inabilità a cambiarlo.

Come si manifesta?

La paura, lo smarrimento e la mancanza di speranza sono solo alcuni dei modi in cui l’eco-ansia può manifestarsi. Altri sintomi potrebbero essere:

  • Rabbia e frustrazione dirette in particolar modo alle persone che non credono alla crisi climatica o alle vecchie generazioni restie al cambiamento;
  • Pensieri fatalistici;
  • Crisi esistenziali;
  • Senso di colpa o vergogna causati dalla consapevolezza della propria impronta di carbonio;
  • Sindrome da stress post-traumatico (PTSD) dopo aver vissuto gli effetti diretti del cambiamento climatico;
  • Depressione, ansia o attacchi di panico;
  • Lutto e tristezza derivati dalla perdita di biodiversità nel mondo naturale e animale;
  • Pensieri ossessivi riguardo il clima;
  • Disturbi del sonno;
  • Modifiche dell’appetito e delle abitudini alimentari;
  • Difficoltà a concentrarsi.

L’aumento dello stress può anche alimentare tensioni nelle relazioni con amici, partner e famiglia, soprattutto se non si possiede la stessa visione sul cambiamento climatico. Le preoccupazioni riguardo il clima possono diventare talmente opprimenti da costringere l’individuo a trovare delle strategie per distrarsi da esse. Tuttavia, distrarsi può impedire di lavorare sulle proprie emozioni o provocare un danno permanente sulla propria salute psico-fisica.

Chi sono i soggetti maggiormente colpiti?

Chiunque può essere potenzialmente soggetto a eco-ansia, dal momento che le conseguenze del cambiamento climatico hanno un effetto su tutti gli individui. Tuttavia, i principali fattori che espongono alcuni individui e popolazioni alle conseguenze psico-fisiche del cambiamento climatico sono la presenza di malattie croniche o di disuguaglianze socio-economiche e demografiche (livello di istruzione, reddito, età, localizzazione, etc.). Alcuni gruppi di persone a rischio sono:

  • Comunità indigene;
  • Persone che vivono in regioni costiere, sulle isole, in zone dal clima secco o ad alto rischio geologico;
  • Persone con uno svantaggio socio-economico;
  • Bambini e anziani;
  • Persone che vivono con una disabilità o malattie croniche.

Alcune popolazioni potrebbero essere più soggette a soffrire di eco-ansia, in quanto l’ambiente in cui vivono rischia di essere modificato ad opera del cambiamento climatico:

  • Comunità la cui vita dipende dalla pesca, dall’agricoltura o dall’allevamento;
  • Popolazioni che vivono in regioni turistiche che potrebbero vedere una diminuzione dell’afflusso di turisti;
  • Indigeni la cui vita dipende dai mari ghiacciati e che perderebbero non solo la loro fonte di sopravvivenza, ma anche la loro identità culturale e personale.
  • Persone giovani (bambini, adolescenti, studenti e giovani adulti), che non devono aver necessariamente subito in maniera diretta un peggioramento delle loro condizioni sociali o di salute a causa del cambiamento climatico. Infatti, essi percepiscono l’immobilismo politico per contrastarlo e comprendono i sentimenti provati delle persone colpite dalle dirette conseguenze.

Sebbene non abbiamo una stima precisa del numero di persone che soffre di questo disturbo, gli esperti sostengono che essa crescerà esponenzialmente con l’aumento degli eventi avversi correlati al clima.

Da cosa può essere causata?

La principale causa che porta a soffrire di eco-ansia è, plausibilmente, provare sulla propria pelle le conseguenze dei disastri ambientali causati dal cambiamento climatico. Tuttavia, non solo eventi devastanti, ma anche effetti graduali come l’aumento delle temperature e della frequenza e intensità delle piogge può avere un’influenza significativa. Per esempio:

  • Le alte temperature possono costituire un pericolo per persone che assumono farmaci che modificano la propria temperatura corporea, oltre ad aumentare lo stress e l’irritabilità;
  • L’aumento della frequenza delle piogge si traduce in meno esposizione alla luce solare. La luce solare promuove la produzione di serotonina, un ormone che aiuta a ridurre ansia e depressione e aumenta la propria sensazione di benessere. In assenza o scarsità di luce solare, la persona presenta un maggiore rischio di sviluppare sintomi correlati all’umore, come la depressione stagionale.

Un’altra causa dell’espandersi dell’eco-ansia è l’esposizione costante alle notizie riguardanti le conseguenze correlate al cambiamento climatico. Sebbene sia da un lato un segno positivo, dal momento che una maggiore consapevolezza porta le persone a decidere di intraprendere delle azioni, dall’altro, sentirsi costretti a leggere notizie riguardanti il cambiamento climatico e sentirsi inermi davanti ad esse, potrebbe ledere la motivazione a combatterlo, e peggiorare i sintomi dell’eco-ansia. Come conseguenza, ci si potrebbe sentire in difficoltà ad intraprendere delle azioni per evitare conseguenze disastrose.

Un’ultima causa collegata al peggioraramento della sintomatologia ansiosa correlata al cambiamento climatico è essere troppo duri nel giudicare il proprio operato (utilizzare oggetti in plastica, mangiare carne, utilizzare l’aria condizionata, etc.). Il senso di colpa e la vergogna derivati possono andare di pari passo con la sensazione di sentirsi privi di un impatto significativo; quest’ultima viene inoltre condizionata dalla sensazione che il tempo per contrastare gli effetti del cambiamento climatico stia volgendo al termine.

Come contrastare l’eco-ansia?

Il cambiamento climatico ci coinvolge a livello globale, ma anche personale. Non tutti trascorrono del tempo a pensare a quanto siamo interconnessi con il nostro pianeta, ma questa connessione esiste e non possiamo fare nulla per evitarla o ignorarla.

  • La prima arma che abbiamo a nostra disposizione per contrastare questa sensazione negativa è anche la più disponibile: informarsi! Conoscere meglio i problemi che stiamo affrontando è già esso stesso uno strumento.
  • Rimane di fondamentale importanza riconoscere e validare le proprie emozioni riguardanti il cambiamento climatico, come la paura dell’ignoto, la perdita di attività o posti speciali e la preoccupazione riguardo il futuro. Tuttavia, rimanere concentrati sulle emozioni negative può essere debilitante. Le implicazioni del cambiamento climatico possono essere psicologicamente devastanti: alcune persone rispondono addirittura negando che esso esista. Chi, invece, intraprende un percorso per entrare in contatto con le proprie emozioni ha un maggiore senso del controllo. Se siamo in grado di costruire una strategia per affrontare le difficoltà percepite (la mole di informazioni, gli eventi presenti e futuri, il tempo che stringe) le conseguenze non saranno così difficili da affrontare e saremo in grado di avere un impatto su ciò che è in nostro potere cambiare.
  • Normalizzare il fenomeno potrebbe essere quanto di più lontano possa esserci chiesto di fare, ma è fondamentale per intraprendere delle azioni concrete. Condividere le proprie preoccupazioni e incanalare le energie in azioni collettive può aiutare a trasformare la preoccupazione in un processo di empowerment.
  • Agire insieme ad altre persone può alleggerire il peso emotivo. Questo include cercare un senso di appartenenza e porre un’enfasi sull’azione collettiva attraverso l’attivismo, che si può attuare in diversi modi.

L’attivismo

  • Intraprendere delle azioni richiede entusiasmo la sensazione di star compiendo una missione e questo può privare di un sacco di energia. Il primo step per combattere l’eco-ansia, quindi, è assicurarsi di avere tempo sufficiente per recuperarla, con qualunque azione sia più congeniale all’individuo. Esistono anche alcuni libri che trattano questo tema, come ci ha consigliato il nostro Dodo nel suo articolo.
  • Dedicarsi all’arte può ridarci un senso di meraviglia e riverenza nei confronti della natura grazie al suo potere evocativo. Quando diamo vita a un’opera d’arte, in qualunque forma, essa diviene un modo per sfogare le nostre paure più profonde e le nostre speranze più grandi. Potete trovare un esempio nell’articolo di Elisa Floris.
  • Ripensare al modo in cui si viaggia: usare una modalità di trasporto attivo non solo riduce la dipendenza dai combustibili fossili, ma contribuisce a migliorare la propria salute fisica e ridurre lo stress. Sia camminare, sia pedalare, sia usare i mezzi pubblici sono collegati a un incremento del proprio benessere psico-fisico.
  • Ovviamente, l’attivismo o le azioni concrete per la lotta contro il clima non saranno in grado di restituire una persona amata, una casa o la propria identità culturale, ma l’idea stessa di poter fare qualcosa potrà avere un’azione terapeutica.
  • In ultimo, ma non meno importante: una singola persona può sicuramente fare del suo meglio per ridurre la propria impronta di carbonio, ma non potrà risolvere da sola il cambiamento climatico. Si tratta di un problema su larga scala che richiede un impegno globale per essere affrontato. Il fulcro dell’eco-ansia sta proprio nel sentire che il proprio impatto non sia significativo: non lo è, tutti possiamo fare la nostra parte e l’unione fa la forza!


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Bellolampo viveva insieme al suo branco di cani liberi nella discarica di Palermo situata in Via stradale Bellolampo, dalla quale prende il nome.

Non sappiamo esattamente perché, ma il branco è stato catturato e portato nel canile municipale di Palermo, un luogo assolutamente inospitale, inadeguato e spaventoso per tutti i cani, ma soprattutto per i cani nati liberi che non hanno praticamente mai avuto contatti con l’uomo.

La data di nascita viene indicativamente riportata come l’1/12/2015 e l’ingresso nel canile di Palermo è avvenuto il 9/4/2016.
Bellolampo aveva solo 4 mesi quando è stato tolto dal suo territorio nativo e separato dai suoi fratelli per essere chiuso in un box sovraffollato.

Una volontaria del canile di Palermo segnalò a Buoncanile l’urgenza di trovare una sistemazione migliore per lui così riuscirono a farlo arrivare a Genova nell’ ottobre 2016 insieme ad un'altra cagnolina, Papillon.

Furono i primi cani del #buoncanileprogettopalermo.

Bellolampo ha subito manifestato una forte paura nei confronti delle persone e dell’ambiente, arrivando anche a mordere, mentre si è dimostrato da subito capace e desideroso di instaurare forti legami con gli altri cani.

Nel tempo ha imparato a fidarsi dei gestori del canile e piano piano ad aprirsi anche a pochi volontari selezionati.

Essendo un cane molto carino e anche di piccola taglia negli anni ha ricevuto diverse richieste di adozione, ma tutte incompatibili con il suo carattere diffidente e spaventato.

Una curiosità? Bellolampo ama gli equilibrismi! Gli piace saltare sui tavoli, le panche, le sedie, i muretti e proprio non resiste al fascino della carriola!!

Mix pittina dagli occhi magnetici... salvata da pesante maltrattamento. Viveva a Napoli legata alla ringhiera delle scale condominiali ad una corda cortissima.

Lei è un cane eccezionale, nata nel 2013. Entrata in canile nel 2014 si è subito distinta per le sue naturali doti olfattive: con lei abbiamo lavorato tantissimo sulla discriminazione olfattiva, fino a farle seguire delle vere e proprie piste di sangue finalizzate al ritrovamento di persone scomparse (attività fatte solo ai fini ludici).

Non va d’accordo con i suoi simili, per cui cerca una famiglia senza altri animali in casa, una famiglia dinamica , esperta e disposta ad un percorso conoscitivo.

Paco cerca casa! Si trova a Genova!

Paco è stato adottato da cucciolo con la superficialità di chi crede che un cucciolo sia un foglio bianco sul quale scrivere ciò che si vuole, e con la stessa superficialità è stato portato in canile perché dopo due anni era cresciuto con caratteristiche diverse da quelle di un peluche.

Paco è un cane affettuosissimo, curioso e dinamico, viene presentato a tutti i nuovi volontari del canile come uno tra i cani più equilibrati e gestibili anche per chi è alla prima esperienza.

Ama passeggiare a lungo, è già abituato a vivere in casa, viaggia volentieri in auto, è sempre alla ricerca di nuove avventure da fare in compagnia dei suoi amici, è molto bravo in città, non ha paura delle persone, né dei cani. Non ama i cani maschi, è invece molto bravo con le femmine. Non è compatibile con i gatti.

E’ un cane adulto oramai, è nato nel 2014, una taglia media (circa 20 kg), è un cane che sa gestire bene le emozioni, i suoi bisogni e i suoi spazi.

Paco ha bisogno di un'adozione responsabile, che non sottovaluti i segnali di stress che sa comunicare, soprattutto quando vuole riposare in cuccia senza essere disturbato.

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