L’ecofemminismo è una rivoluzione necessaria

Cos’è l’ecofemminismo?

Se già il semplice femminismo in Italia è ancora per qualche motivo un argomento controverso, l’ecofemminismo potrebbe sembrare un concetto di una complessità inarrivabile. Al contrario, il suo significato è abbastanza intuitivo. È un movimento che ha evidenziato il legame tra subordinazione femminile e distruzione ambientale e che lotta ancora oggi per raggiungere la parità di genere all’interno della crisi ecologica.

Approfondiamo velocemente la parte più teorica dell’ecofemminismo. Nel suo libro Le Féminisme ou la mort (Horay, 1974), Françoise D’Eaubourne collegò per la prima volta l’ambientalismo al femminismo e coniò il termine “ecofemminismo”. Rimarcando il parallelismo tra la figura della donna e il nostro pianeta (la Madre Terra, fertile e feconda), teorizzò che l’oppressione patriarcale si estendesse fino alla devastazione ambientale. Ovvero l’uomo considererebbe la natura sullo stesso piano della donna, quindi come qualcosa di inferiore e da poter sfruttare.

All’atto pratico, l’attivismo femminile nel movimento ecologista era iniziato già negli anni Sessanta e prosegue ancora oggi. Per citare solo alcuni esempi: Rachel Carson ha scritto uno dei capisaldi dell’ambientalismo statunitense, Lois Gibbs ha denunciato la pericolosità della discarica chimica di Love Canal (New York), Wangari Maathai ha istituito il Green Belt Movement in Kenya, Petra Kelly ha fondato il Partito Verde Tedesco e ha lottato contro il degrado ambientale, ritenuto una manifestazione di una cultura sessista.

L’ecofemminismo in Italia

Agli esempi precedenti, si possono aggiungere tante voci italiane raccontate nel libro di oggi. Ecofemminismo in Italia – le radici di una rivoluzione necessaria (Il Poligrafo, 2017) è stato scritto di Franca Marcomin e Laura Cima. Infatti questo testo raccoglie diverse testimonianze di ambientaliste ricostruendo il lavoro dell’ecofemminismo nel nostro Paese dagli anni Ottanta in poi.

Le autrici promuovono una mentalità ecologista, pacifista e antinucleare, allo stesso tempo criticando la gestione politica e sociale ancora molto patriarcale e quindi distruttiva su tutti i fronti. Inoltre propongono alcune soluzioni ecologiche molto valide, come l’agricoltura rispettosa della terra promossa da Vandana Shiva, la mobilità sostenibile, la conversione ecologica dell’industria e la difesa di tutte le specie animali.

Copertina del libro "L'ecofemminismo in Italia. Le radici di una rivoluzione necessaria" di Franca Marcomin e Laura Cima. Edizioni Il Poligrafo, 2017.
Copertina del libro.

L’ecofemminismo oggi

Gli obiettivi ecofemministi sia per l’ambiente che per le donne erano e sono l’emancipazione e l’uguaglianza. Inoltre oggi c’è la consapevolezza che questa lotta debba essere inserita in un discorso più grande di parità, che combatta anche il razzismo e il classismo ad esempio.

La sociologa Amber Fletcher spiega in un seminario che la disparità di genere è diventata ancora più evidente con la crisi climatica. Durante i disastri climatici, molte donne hanno una percentuale di rischio maggiore di morire. Ad esempio, in alcuni paesi alle ragazze non viene permesso di imparare a nuotare, quindi hanno più probabilità di morire durante un alluvione. In altri casi, il costrutto sociale vuole che le donne mangino per ultime e durante i periodi di carestia rischiano di non mangiare affatto. L’altra faccia del patriarcato è la mascolinità tossica, che può portare ad altrettante disparità. Ne è un esempio il disastro dell’Uragano Mitch del 1988, che colpì maggiormente Nicaragua e Honduras. In quel caso furono gli uomini a morire in percentuale più alta, perché culturalmente erano loro a dover “fare gli eroi” e proteggere la comunità.

La parità di genere è un punto fondamentale della lotta contro la crisi climatica. Infatti le due principali soluzioni offerte dal Project Drawdown sono “Educating Girls” e “Family Planning”, come spiega Chad Frischmann durante una conferenza per TED. Fornendo un’educazione paritaria e dando la possibilità a tutte le donne di scegliere e pianificare quando avere figli, si eviterebbero 120 miliardi di tonnellate di emissioni di gas serra.
Questo è solo esempio di come la visione ecofemminista sia ancora molto utile quando si discute di soluzioni alla crisi climatica. Approfondire questo tema, scoprirne le origini e discuterne le potenzialità potrebbe aiutare qualsiasi ambientalista contemporaneo.

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Bellolampo viveva insieme al suo branco di cani liberi nella discarica di Palermo situata in Via stradale Bellolampo, dalla quale prende il nome.

Non sappiamo esattamente perché, ma il branco è stato catturato e portato nel canile municipale di Palermo, un luogo assolutamente inospitale, inadeguato e spaventoso per tutti i cani, ma soprattutto per i cani nati liberi che non hanno praticamente mai avuto contatti con l’uomo.

La data di nascita viene indicativamente riportata come l’1/12/2015 e l’ingresso nel canile di Palermo è avvenuto il 9/4/2016.
Bellolampo aveva solo 4 mesi quando è stato tolto dal suo territorio nativo e separato dai suoi fratelli per essere chiuso in un box sovraffollato.

Una volontaria del canile di Palermo segnalò a Buoncanile l’urgenza di trovare una sistemazione migliore per lui così riuscirono a farlo arrivare a Genova nell’ ottobre 2016 insieme ad un'altra cagnolina, Papillon.

Furono i primi cani del #buoncanileprogettopalermo.

Bellolampo ha subito manifestato una forte paura nei confronti delle persone e dell’ambiente, arrivando anche a mordere, mentre si è dimostrato da subito capace e desideroso di instaurare forti legami con gli altri cani.

Nel tempo ha imparato a fidarsi dei gestori del canile e piano piano ad aprirsi anche a pochi volontari selezionati.

Essendo un cane molto carino e anche di piccola taglia negli anni ha ricevuto diverse richieste di adozione, ma tutte incompatibili con il suo carattere diffidente e spaventato.

Una curiosità? Bellolampo ama gli equilibrismi! Gli piace saltare sui tavoli, le panche, le sedie, i muretti e proprio non resiste al fascino della carriola!!

Mix pittina dagli occhi magnetici... salvata da pesante maltrattamento. Viveva a Napoli legata alla ringhiera delle scale condominiali ad una corda cortissima.

Lei è un cane eccezionale, nata nel 2013. Entrata in canile nel 2014 si è subito distinta per le sue naturali doti olfattive: con lei abbiamo lavorato tantissimo sulla discriminazione olfattiva, fino a farle seguire delle vere e proprie piste di sangue finalizzate al ritrovamento di persone scomparse (attività fatte solo ai fini ludici).

Non va d’accordo con i suoi simili, per cui cerca una famiglia senza altri animali in casa, una famiglia dinamica , esperta e disposta ad un percorso conoscitivo.

Paco cerca casa! Si trova a Genova!

Paco è stato adottato da cucciolo con la superficialità di chi crede che un cucciolo sia un foglio bianco sul quale scrivere ciò che si vuole, e con la stessa superficialità è stato portato in canile perché dopo due anni era cresciuto con caratteristiche diverse da quelle di un peluche.

Paco è un cane affettuosissimo, curioso e dinamico, viene presentato a tutti i nuovi volontari del canile come uno tra i cani più equilibrati e gestibili anche per chi è alla prima esperienza.

Ama passeggiare a lungo, è già abituato a vivere in casa, viaggia volentieri in auto, è sempre alla ricerca di nuove avventure da fare in compagnia dei suoi amici, è molto bravo in città, non ha paura delle persone, né dei cani. Non ama i cani maschi, è invece molto bravo con le femmine. Non è compatibile con i gatti.

E’ un cane adulto oramai, è nato nel 2014, una taglia media (circa 20 kg), è un cane che sa gestire bene le emozioni, i suoi bisogni e i suoi spazi.

Paco ha bisogno di un'adozione responsabile, che non sottovaluti i segnali di stress che sa comunicare, soprattutto quando vuole riposare in cuccia senza essere disturbato.

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