Cos’è l’economia circolare?

Questo articolo vuole essere un’introduzione all’economia circolare e ai suoi principi di base. È un argomento di cui si sente molto parlare oggigiorno ed è vastissimo, con implicazioni su tutti i campi dell’economia e della società. Per iniziare a capirne l’essenza vi introduciamo in due scenari, molto distanti tra loro nel tempo, nello spazio ma soprattutto nella mentalità.

Texas, 1870.

La Guerra Civile americana si è conclusa da appena 5 anni, nella grande pianura un cowboy si alza alle prime luci dell’alba e riprende le gravose attività che prima di lui furono di suo padre e prima ancora furono di suo nonno.

L’unico indizio della guerra appena avvenuta sono le travi bruciate di un lontano casolare ormai abbandonato. Ma per il cowboy e i suoi compagni non c’è tempo per riflessioni, bisogna smantellare l’accampamento, radunare l’immensa mandria di bovini, sellare i cavalli e avviarsi verso i mercati cittadini o verso nuovi pascoli.

Di volta in volta il cowboy si spinge un po’ più in là, alla ricerca di pascoli migliori, di altre fonti d’acqua e di nuove terre che verranno rivendicate dal padrone per cui lavora.

In quelle pianure immense, non si muove solo lui, ma anche una folta schiera di pionieri e coloni, missionari e contrabbandieri, scout e trapper1, industriali e contadini e tante altre genti accomunate da un unico desiderio: ottenere nuove risorse. E dopo averle ottenute, sfruttarle finché è possibile e poi spostarsi più a ovest verso nuovi spazi…

Spazio, 2070.

L’astronave viaggia veloce nel cosmo e solo il suo sottile guscio di metallo separa l’equipaggio da morte certa.

All’interno, gli astronauti godono di una temperatura confortevole, di un’aria con una percentuale di ossigeno ottimale e di cibo sempre fresco prodotto nelle serre idroponiche della nave.

All’esterno invece il cosmo è ostile alla sopravvivenza. I portelloni sono quindi saldamente chiusi e assicurano che la fragile atmosfera di bordo non venga risucchiata dal vuoto siderale.

Essendo sospesa nel vuoto, l’astronave è fatta per essere un microcosmo chiuso in se stesso e autosufficiente in tutto.

Ogni cosa di cui gli astronauti hanno bisogno deve essere già presente nell’astronave. Niente può essere sprecato perché non ci sono altre fonti di risorse a cui attingere. Tutto deve essere usato e riciclato in modo efficiente affinché gli astronauti possano sopravvivere nei lunghi anni del viaggio spaziale. In questa situazione anche la più piccola goccia d’acqua è una risorsa preziosissima.

C’è solo una risorsa esterna su cui poter fare affidamento: l’energia solare. Grazie ai pannelli fotovoltaici, essa permette all’intera astronave di funzionare, alle piante in serra di crescere, agli astronauti di vivere.

Due modelli a confronto

Quelli appena presentati sono i due modelli di vita che l’economista Kenneth Boulding, con altre parole, usò come metafora nel 1966. Essi descrivono l’economia moderna (il cowboy) e il necessario futuro che la società dovrebbe abbracciare per evitare la catastrofe ambientale (l’astronave).

Da una parte l’economia del cowboy, che vive nel mito della frontiera perenne, di crescita e di opportunità illimitate per tutti. In termini meno romantici, la possiamo chiamare economia lineare. Dall’altra, l’economia dell’astronauta o, in termini più terreni, l’economia circolare, in cui non ci sono sprechi e ogni rifiuto diventa una risorsa.

Il primo è il modello economico che caratterizza il mondo contemporaneo. Dalla grande multinazionale alla più piccola impresa, il sistema industriale contemporaneo si basa su logiche estrattive. Fa affidamento su materie prime a basso costo e sull’esternalizzazione dei danni ambientali causati. In esso prevale la logica generale dell’usa e getta che si articola nella sequenza: estrai, produci, consuma, getta.

Già negli anni Sessanta, Boulding si accorse che, con l’espansione dell’industrializzazione e la crescita dei consumi, questo modo di approcciarsi alle risorse naturali avrebbe causato pesanti problemi ambientali.

Purtroppo l’intuizione dell’economista inglese era corretta. Oggi si stima che il 90% della perdita di biodiversità e dello stress idrico è imputato all’estrazione e lavorazione delle risorse.

In questo modello di sviluppo si osserva un legame diretto tra economia e pressione ambientale. Ovvero, tanto cresce l’economia (e quindi la produzione e domanda di beni), tanto cresce il consumo di risorse e dunque l’impatto sull’ambiente.

Ad esso Boulding oppone il concetto della Spaceship Earth, la Terra intesa come un’enorme nave spaziale, casa dell’umanità.

E proprio come gli astronauti della premessa, per garantirsi un futuro sostenibile, anche la società dovrebbe interiorizzare il concetto di scarsità delle risorse, puntando tutto sul riutilizzo di quanto già estratto dal Pianeta.

Quindi il cowboy vede pianure infinite da sfruttare e non si preoccupa se utilizza male i pascoli, perché tanto ne avrà sempre di nuovi e in abbondanza dal suo punto di vista. Al contrario, nell’economia circolare si prende atto della limitatezza delle risorse disponibili, avviando un processo di trasformazione socioeconomica per garantire uno sviluppo più in linea con i cicli biologici (e non) della Terra.

La definizione e i principi dell’economia circolare

Il percorso che ha portato a teorizzare l’economia circolare è stato lungo e variegato. Questo nuovo modo di vedere la società industriale è salito all’attenzione pubblica verso la metà del Novecento grazie ai lavori di Kenneth Boulding, di Nicholas Georgescu-Roegen, del Club di Roma e di tanti altri pensatori che si accorsero dell’impatto ambientale devastante delle società industriali.

L’obiettivo esplicito dell’economia circolare è la sostenibilità del sistema economico verso l’ambiente. Ovvero si vuole arrivare a un sistema che, pur soddisfacendo i bisogni delle generazioni presenti e future, riduca la pressione umana sull’ambiente.

Acquista importanza l’insieme delle risorse e dei servizi naturali2, che è concepito come fondamentale per il benessere della società.

Non esiste una definizione univoca di economia circolare, ma tutte sono accomunate da un principio: “disaccoppiare” la crescita economica dal consumo di risorse. Questo si ottiene tramite la rivalorizzazione degli scarti, andando così a eliminare quei fenomeni di sovra-sfruttamento che ci hanno portati all’attuale degradazione ambientale e al concetto di overshooting.

Alcune definizioni

Vi presentiamo allora le definizioni date da alcuni enti che al giorno d’oggi sono molto attivi sul tema della circolarità:

  • Parlamento Europeo: “L’economia circolare è un modello di produzione e consumo che prevede la condivisione, il prestito, il riuso, la riparazione, la rigenerazione e il riciclo di materiali e prodotti esistenti il più a lungo possibile. Viene così esteso il ciclo di vita dei prodotti, portando inoltre al minimo la produzione di rifiuti. Quando un prodotto raggiunge il termine del suo ciclo di vita i materiali di cui è composto sono mantenuti nel sistema economico (invece di essere gettati), producendo nuovo valore e riducendo il fabbisogno di materie prime vergini (quelle estratte dall’ambiente).”
  • Ellen MacArthur Foundation: “L’economia circolare si riferisce a un modello industriale rigenerativo per intenzione, nel quale i prodotti sono progettati per facilitare il riuso, il disassemblaggio, il restauro e il riciclo per permettere che una grande quantità di materiali sia riutilizzata invece che essere prodotta tramite estrazione dall’ambiente.”
  • Per l’ong WRAP l’economia circolare è: “Un’alternativa alla tradizionale economia lineare in cui le risorse vengono mantenute in uso il più a lungo possibile, estraendone il massimo valore. Vengono poi rigenerati e recuperati i prodotti e i materiali alla fine della loro vita utile.”

Alla luce di quanto detto, possiamo sintetizzare tre modelli, distinti per grado di circolarità:

Economia lineare

Il paradigma è estrai, produci, consuma, getta.

Usando tecnologie green è possibile disaccoppiare in modo relativo la crescita economica dall’uso di risorse. In altre parole, l’uso di risorse cresce meno della crescita economica.

È il modello attualmente dominante ed è quello che ci ha portati alla crisi climatica. La sua versione green è piuttosto diffusa a livello di strategie aziendali e governative per la sostenibilità ma non è risolutivo. Con questa configurazione, pur con tecnologie a basse emissioni, l’impatto ambientale resta comunque troppo elevato per essere sostenibile.

Economia del riciclo

Rappresenta una fase intermedia in cui viene creata una filiera per la raccolta e il riciclo di alcuni materiali.

I rifiuti vengono avviati a complessi processi industriali per il recupero dei loro materiali di base che diventeranno materie prime seconde.

Spesso i materiali riciclati ricopriranno le stesse funzioni originarie ma per un numero limitato di cicli. Ad ogni ciclo infatti la qualità del materiale peggiora fino a diventare inutilizzabile e richiedendo così nuove estrazioni di materie prime.

Un punto critico del riciclo è che tali operazioni richiedono molta energia e processi industriali complessi. Inoltre non tutti i beni di consumo sono facilmente riciclabili (alcuni non lo sono proprio).

In Europa, l’economia del riciclo è già abbastanza diffusa per alcune categorie di prodotti, per esempio: carta e cartone, bottiglie in vetro, ferro e acciaio. Anche l’Italia ha buoni livelli di riciclaggio e si sono consolidati dei consorzi specializzati nel recupero e trattamento degli imballaggi riciclabili (Accordo Anci-Conai).

Tuttavia riciclare non è sinonimo di circolarità. Infatti nonostante i tassi di riciclo siano in aumento, il Circle Group stima che la quota di vera economia circolare sia ferma al 7%.

Economia circolare

Oltre ai quattro pilastri fondamentali, cioè il riciclo, il riuso, il recupero e la rigenerazione dei materiali, se ne aggiunge un quinto che fa da premessa a tutto il sistema della circolarità: la riduzione dei rifiuti alla fonte.

Nel modello si assiste a un deciso re-design dei prodotti e delle filiere industriali affinché i materiali usati non perdano qualità e valore nel tempo.

L’aspetto forse più profondo è un cambio di mentalità che di fatto elimina il concetto di “rifiuto”. Ogni prodotto/materiale è una risorsa che segue dei cicli di vita, al termine di ogni ciclo, il prodotto subisce delle trasformazioni (dal semplice riparo al riciclo completo) ma non perde valore economico e pertanto non viene gettato.

Nel modello ideale, l’estrazione di nuovi materiali è ai minimi termini e ogni risorsa resta nel sistema (nella realtà ci sarà sempre una quantità non riciclabile/recuperabile). Inoltre si vede un rapporto positivo tra crescita economica e crescita delle risorse naturali (per esempio emissioni “negative”; water/ecological footprint con valori positivi).

L’economia circolare può essere a ciclo chiuso o aperto. Nel primo caso, i materiali restano legati al settore industriale in cui sono inseriti. Mentre nel modello a ciclo aperto c’è una simbiosi tra i settori produttivi che garantisce di ottimizzare l’uso delle risorse, inserendole in un intreccio continuo tra cicli industriali e cicli biologici (vedere in figura).

I cicli tecnologici e biologici dell'economia circolare.
I cicli biologici (in verde) e tecnologici (in blu) dell’economia circolare.

Perché adottare l’economia circolare?

Abbiamo visto cos’è l’economia circolare e suoi principi basilari, può sorgere allora una domanda: perché dovremmo cambiare il nostro modello economico? Perché investire tempo (tanto), denaro (tanto) e fatica (tantissima) per cambiare la società?

La risposta rapida è che, se si vuole davvero evitare la catastrofe climatica, l’economia circolare è uno degli strumenti più potenti in tal senso.

Il modello lineare ci ha portati nell’attuale condizione ambientale perché spinge a consumare più di quanto il Pianeta riesca a rigenerare. Insistere con esso, pur se dipinto di verde, non migliorerà la situazione. Quindi cambiare modo di approcciarsi all’economia, all’ambiente, alla produzione di beni non solo è possibile ma è necessario.

La risposta lunga coinvolge numeri e dati che mostrano quanto scritto poc’anzi, ovvero il sostanziale fallimento dell’economia contemporanea nel garantire condizioni di vita sostenibili.

L’economia lineare ha fallito

Il modello lineare si basa sullo sfruttamento di risorse vergini ma lo fa in modo inefficiente perché promuove una mentalità dell’usa e getta per dei materiali che sono ancora funzionali e potrebbero benissimo generare ulteriore valore economico.

Purtroppo globalmente la situazione non è rosea. Il 90% dei materiali non viene riciclato ed entro il 2050 la produzione di rifiuti aumenterà del 70%, alimentando quindi la domanda per nuove estrazioni. Se aggiungiamo il fatto che dal 1900 ad oggi la popolazione è aumentata di 4,5 volte ma il consumo di materiali è salito di ben 12 volte, appare lampante che la criticità risiede anche nello stile di vita consumistico dell’età contemporanea. Banalmente, oltre a consumare in modo inefficiente, consumiamo troppo.

Nonostante questo periodo storico coincida con grandi accordi internazionali per la protezione ambientale, si osserva un’accelerazione senza precedenti nel consumo di risorse. Dal 2000 ad oggi l’uso di risorse è raddoppiato e, con i trend attuali, per il 2050 sarà raddoppiato nuovamente (rispetto ai valori di oggi, già doppi rispetto agli anni ’90!). Con una domanda in crescita così forte, la disponibilità di materie prime diventa sempre più limitata a fronte, invece, di una crescita decisa dei costi sociali e degli impatti ambientali.

Il problema di fondo dell’attuale modello economico risiede nel fatto che concepisce l’economia come un elemento avulso dalle leggi naturali e dai limiti fisici che ci impone la Terra. Ma ignorare le leggi della fisica non significa che è possibile sfuggire ad esse. Infatti il pianeta sta presentando il conto, sotto forma di Cambiamento Climatico, alla nostra errata concezione del rapporto tra società e ambiente.

Pensare che il capitale economico possa sostituire quello naturale è miope. Il capitale naturale non comprende solo i bei paesaggi o i teneri delfini che vediamo nei documentari, ma è soprattutto l’insieme di relazioni, azioni, flussi e servizi ecosistemici senza i quali, letteralmente, non esisterebbe l’umanità. Dunque, consumare troppo capitale naturale causa danni in primo luogo a noi stessi. Difatti già ora le perdite economiche dovute alla crisi climatica sono stimate nell’ordine delle centinaia di miliardi di dollari e sono in crescita esponenziale.

L’economia circolare può aiutarci

Secondo il Circular Economy Gap Report, il 70% delle emissioni antropiche di gas serra è causato dall’uso e manipolazione delle materie prime. In questa percentuale una larga parte è occupata dal settore energetico che oggigiorno è basato su fonti non rinnovabili e altamente impattanti per il clima.

Alla luce di ciò, secondo stime UE, l’economia circolare potrebbe far ridurre le emissioni di Co2 del 48% entro il 2030 e ridurre il consumo di materie del 32% (e del 53% entro il 2050). Ma non è tutto, riducendo la dipendenza da risorse vergini e dalla volatilità dei prezzi, l’economia circolare garantirebbe una crescita economica dell’11% (contro il 4% nello scenario business-as-usual) e 1800 miliardi di euro di benefici complessivi per l’area UE.

Conclusioni

Nel XIX secolo, il sogno della frontiera infinita e di risorse illimitate ha fatto la ricchezza di molti ma si è arrestato in pochi decenni quando, superate le Montagne Rocciose, i primi coloni incontrarono l’Oceano Pacifico che ridimensionò inevitabilmente l’epopea della conquista.

Oggi, come società umana, le “Montagne Rocciose” le abbiamo superate da un pezzo e la nostra ultima frontiera possibile sono i +2°C di riscaldamento globale fissati come target per evitare pesanti danni ai sistemi socioeconomici.

Ai +2°C ci siamo già pericolosamente vicini e, con gli attuali ritmi di inquinamento, possono essere sorpassati facilmente se non cambiamo il nostro modo di sviluppo. L’economia del cowboy poteva essere un’opportunità quando sulla Terra c’erano 1,5 miliardi di individui, quando non esisteva la plastica, quando il petrolio era usato solo per le lampade da notte e il livello di consumo era decine di volte inferiore al nostro.

Oggi siamo 8 miliardi, non possiamo più permetterci di estrarre, consumare e gettare come un tempo perché i primi a pagarne le conseguenze siamo proprio noi.

Note e riferimenti

1 Esploratori e cacciatori tipici del periodo di conquista del Far West.

2 I servizi naturali o ecosistemici sono quei benefici generati dall’ambiente di cui gode l’umanità. Per esempio l’impollinazione, il ciclo dei nutrienti, la regolazione climatica fornita dalle piante, il ciclo dell’acqua, il ciclo del carbonio, la fotosintesi, l’energia solare ed eolica, ecc.

Parlamento Europeo. Economia circolare: definizione, importanza e vantaggi

Circle Economy. The circularity gap report 2023

Kenneth Boulding. The economics of the coming Spaceship Earth

Ellen MacArthur Foundation. Towards the circular economy Vol. 1: an economic and business rationale for an accelerated transition

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Bellolampo viveva insieme al suo branco di cani liberi nella discarica di Palermo situata in Via stradale Bellolampo, dalla quale prende il nome.

Non sappiamo esattamente perché, ma il branco è stato catturato e portato nel canile municipale di Palermo, un luogo assolutamente inospitale, inadeguato e spaventoso per tutti i cani, ma soprattutto per i cani nati liberi che non hanno praticamente mai avuto contatti con l’uomo.

La data di nascita viene indicativamente riportata come l’1/12/2015 e l’ingresso nel canile di Palermo è avvenuto il 9/4/2016.
Bellolampo aveva solo 4 mesi quando è stato tolto dal suo territorio nativo e separato dai suoi fratelli per essere chiuso in un box sovraffollato.

Una volontaria del canile di Palermo segnalò a Buoncanile l’urgenza di trovare una sistemazione migliore per lui così riuscirono a farlo arrivare a Genova nell’ ottobre 2016 insieme ad un'altra cagnolina, Papillon.

Furono i primi cani del #buoncanileprogettopalermo.

Bellolampo ha subito manifestato una forte paura nei confronti delle persone e dell’ambiente, arrivando anche a mordere, mentre si è dimostrato da subito capace e desideroso di instaurare forti legami con gli altri cani.

Nel tempo ha imparato a fidarsi dei gestori del canile e piano piano ad aprirsi anche a pochi volontari selezionati.

Essendo un cane molto carino e anche di piccola taglia negli anni ha ricevuto diverse richieste di adozione, ma tutte incompatibili con il suo carattere diffidente e spaventato.

Una curiosità? Bellolampo ama gli equilibrismi! Gli piace saltare sui tavoli, le panche, le sedie, i muretti e proprio non resiste al fascino della carriola!!

Mix pittina dagli occhi magnetici... salvata da pesante maltrattamento. Viveva a Napoli legata alla ringhiera delle scale condominiali ad una corda cortissima.

Lei è un cane eccezionale, nata nel 2013. Entrata in canile nel 2014 si è subito distinta per le sue naturali doti olfattive: con lei abbiamo lavorato tantissimo sulla discriminazione olfattiva, fino a farle seguire delle vere e proprie piste di sangue finalizzate al ritrovamento di persone scomparse (attività fatte solo ai fini ludici).

Non va d’accordo con i suoi simili, per cui cerca una famiglia senza altri animali in casa, una famiglia dinamica , esperta e disposta ad un percorso conoscitivo.

Paco cerca casa! Si trova a Genova!

Paco è stato adottato da cucciolo con la superficialità di chi crede che un cucciolo sia un foglio bianco sul quale scrivere ciò che si vuole, e con la stessa superficialità è stato portato in canile perché dopo due anni era cresciuto con caratteristiche diverse da quelle di un peluche.

Paco è un cane affettuosissimo, curioso e dinamico, viene presentato a tutti i nuovi volontari del canile come uno tra i cani più equilibrati e gestibili anche per chi è alla prima esperienza.

Ama passeggiare a lungo, è già abituato a vivere in casa, viaggia volentieri in auto, è sempre alla ricerca di nuove avventure da fare in compagnia dei suoi amici, è molto bravo in città, non ha paura delle persone, né dei cani. Non ama i cani maschi, è invece molto bravo con le femmine. Non è compatibile con i gatti.

E’ un cane adulto oramai, è nato nel 2014, una taglia media (circa 20 kg), è un cane che sa gestire bene le emozioni, i suoi bisogni e i suoi spazi.

Paco ha bisogno di un'adozione responsabile, che non sottovaluti i segnali di stress che sa comunicare, soprattutto quando vuole riposare in cuccia senza essere disturbato.

Ciao, grazie per prendere in considerazione l'opzione di adottare un nido.
QUOTANIMALE è il codice sconto dedicato del 10% sul progetto Bird House, valido sia per adottare il nido con prodotto abbinato, sia per ricevere solo il certificato digitale.
Fanne buon uso!

Yoga è stata pescata accidentalmente da un peschereccio a strascico davanti alla costa di Cesenatico. Attualmente sta svolgendo il processo di riabilitazione in vasca presso le strutture di Cestha e nei prossimi giorni svolgerà gli accertamenti veterinari. Ancora non ha iniziato ad alimentarsi, si deve ancora abituare alla sua vasca.

The Black Bag ha deciso di battezzarla con il nome Yoga - dopo averla adottata - per ringraziare David e Gruppo Yoga Solidale Genova per aver contribuito, con una donazione, alla sua adozione.