Eutrofizzazione: quando l’eccesso di nutrimento uccide

Molti genovesi ricorderanno quando, ormai 16 anni fa, nel 2005 circa 200 persone rimasero intossicate a causa di una piccola alga tropicale.
Quel giorno infatti si ebbero una serie di eventi che portarono a quello che, in ambito scientifico, viene chiamato bloom algale, cioè una crescita esponenziale e incontrollata di alcuni organismi fitoplanctonici, piccoli esseri appartenenti al plancton capaci di fare la fotosintesi.

La loro esplosione fu dovuta a particolari condizioni meteorologiche ma soprattutto alla presenza di molti nutrienti in acqua, trasportati attraverso i fiumi dalle campagne.
Avvenimenti come quello accaduto a Genova non sono una rarità: l’eccesso di fertilizzanti ed un’urbanizzazione incontrollata dei litorali di tutto il mondo favorisce quello che viene chiamato eutrofizzazione cioè una condizione di accumulo, fuori dalla norma, di elementi nutritivi in un bacino acquifero.

Cellula di Ostropsis ovata
Ostreopsis ovata colpevole dell’intossicazione del 2005

Le cause

Azoto e fosforo, quando presenti in quantità elevate in ambiente acquatico, portano le microalghe a riprodursi senza controllo dando vita a quella che viene definita fioritura (bloom in inglese).
Queste, oltre a cambiare il colore dell’acqua (che può assumer tonalità verdi o rosse), danneggiano gravemente le comunità che abitano laghi o mari portando una riduzione delle quantità di ossigeno in acqua.
Ciò causa grandi morie di pesci e di conseguenza cambiamenti nelle popolazioni ittiche, soprattutto nei bacini di acqua dolce, dove ai salmonidi si sostituiscono animali meno pregiati come le carpe.

La presenza di questi eventi non è qualcosa di straordinario, si hanno tracce molto antiche.
Un esempio ci viene dato dalla bibbia, dove si racconta che il Nilo divenne rosso uccidendo i pesci e rendendolo inutilizzabile.

Marea rossa bloom fitoplanctonico
Il fitoplankton può raggiungere numeri tali da colorare l’acqua di mare

La necessità di sempre maggiori quantità di cibo ha causato un sovrasfruttamento dei terreni, i quali oggi risultano poveri di minerali e vengono “aiutati” mediante fertilizzanti chimici.
L’acqua poi usata per irrigare i campi e carica di nutrienti viene raccolta dai fiumi e da lì raggiunge laghi e mari. Questa non è la sola causa, gran parte delle città sono distribuite lungo la costa e molte non posseggono un sistema di depurazione efficiente.
Gli scarti urbani oltre ad essere carichi di sostanze tossiche per l’ambiente marino, sono anche fonte di nutrimento per queste piccole microalghe dannose.

Quali sono i pericoli dell’eutrofizzazione?

I pericoli non sono solo per l’ambiente, anche la salute umana può essere messa a repentaglio; come detto ad inizio articolo.
Alcune specie producono sostanze tossiche che possono essere inalate o ingerite accidentalmente causando intossicazioni.
Tra i bacini marini più colpiti vi è il Mar Baltico dove si stima che il 97% del bacino sia affetto da eutrofizzazione. Questo è dovuto a molti fattori: il principale è sicuramente lo scarico incontrollato nelle acque baltiche da parte di molte nazioni, avvenuto per lungo tempo; basti pensare che molte zone dell’est Europa sono ricche di coltivazioni di grano e tanti fiumi russi sfociano proprio in quel piccolo mare.
Il Baltico è poi un mare chiuso e poco profondo per cui gli effetti dell’inquinamento sono molto più concentrati che in altri bacini.

Non dobbiamo tralasciare anche i danni economici: le morie di pesci danneggiano gravemente gli allevamenti ittici.
La categoria più colpita da queste fioriture è la molluschicoltura: cozze, vongole, ostriche; tutti animali filtratori che raccolgono e trattengono le alghe presenti in acqua diventando a loro volta tossiche.
Questo costringe gli allevatori a buttare un numero enorme di animali con perdite economiche piuttosto elevate. 

Sembra, inoltre, che il riscaldamento climatico possa poi andare a favorire l’eutrofizzazione delle acque e soprattutto a renderla ancora più distruttiva.
Acque più calde possono diventare casa di specie tropicali spesso tossiche, come l’Ostreopsis ovata che aveva invaso le acque di Genova.
Alte temperature poi non non favoriscono lo scioglimento di ossigeno in acqua; si aggiunge così ad un ambiente in difficolta, la mancanza di un elemento fondamentale per la vita con conseguenze disastrose.

In alcuni laghi o mari (come il Baltico citato prima) è tardi per agire e nonostante gli interventi per fermare a monte questo problema non è possibile tornare indietro.
Tuttavia, è importante applicare leggi e strumenti che permettano appunto la riduzione dell’inquinamento da nutrienti, in particolare in quelle zone dove le correnti sono deboli e le caratteristiche morfologiche possono favorire accadimenti di questo genere.

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