Film horror e ambientalismo

In vista di Halloween ho pensato di consigliare qualche film horror, ma naturalmente vi parlerò di ambientalismo e capitalismo anche in questo articolo, non temete. In realtà non è così strano che ne parli perché il cinema horror fa da sempre film in cui si veicola un messaggio sociale – basti pensare al recente Get Out (2017) che tratta di razzismo. Infatti, spesso dietro alla trama spaventosa e gli “jump scare” dei film horror si celano battaglie importanti.

La vendetta della natura

Il filone di film dell’orrore che tratta di ambientalismo viene chiamato “eco-horror”, ma è un termine comunque poco usato. Anche perché, come abbiamo visto, i film ambientalisti non si limitano a questo genere, anzi spesso sono più delle distopie, come nel caso delle climate fiction (cli-fi).

Tuttavia ogni tanto non bastano film in cui la crisi climatica fa da sfondo alle vicende dei personaggi. Ogni tanto c’è bisogno che la natura sia la protagonista e che se la prenda personalmente con gli esseri umani. In questo caso, si tratta di una nicchia specifica che possiamo definire “nature’s revenge movies”, in cui appunto la natura si vendica per gli abusi subiti.

Negli anni ’70 in particolare proprio questo genere di nicchia sforna numerosi film in cui la natura diventa spaventosa e attacca in modo diretto gli esseri umani. Questi film horror hanno il chiaro intento, a volte didascalico, di farci capire che la natura non sopporterà i nostri soprusi all’infinito e prima o poi si ribellerà. E secondo me non è un caso che queste uscite siano quasi tutte intorno agli anni ’70. In quel periodo infatti nasceva il movimento ambientalista moderno, grazie anche alla pubblicazione del libro Primavera silenziosa di cui abbiamo già parlato.

Scena dal film Gli uccelli (1963)
Scena dal film Gli uccelli (1963)

Gli uccelli

Forse l’esempio più famoso di “nature’s revenge movie” è Gli uccelli (1963) di Hitchcock. Infatti già qui ai protagonisti umani si affianca la minaccia della natura. Anche se gli uccelli simboleggiano diverse cose durante il film, come anche l’amore (nel caso dei pappagallini inseparabili), diventa chiaro dopo il primo attacco che gli stormi si stanno vendicando. Lo stesso regista ha dichiarato in un’intervista raccolta nel libro Hitchcock on Hitchcock (1997) che nel film gli uccelli attaccano gli esseri umani per punirli per aver data per scontata la natura.

Inoltre, una piccola curiosità: Hitchcock si era ispirato a un fatto di cronaca di qualche anno prima. Infatti nel 1961 a Capitola in California, uno stormo aveva attaccato in massa la popolazione a causa di un’intossicazione di acido domoico.

Kingdom of the Spiders

È però dagli anni ’70 che cominciano a uscire numerosi film horror in cui la critica ambientalista è molto più evidente e fa spesso parte della trama. Ad esempio, in Kingdom of the Spiders (1977) i protagonisti sono un veterinario e un’esperta di ragni che si trovano a gestire l’attacco di una marea di tarantole che stanno uccidendo il bestiame e presto anche gli esseri umani. Lei teorizza quasi subito che il motivo di questo comportamento anomalo sia dovuto ai pesticidi che hanno fatto sparire le naturali prede delle tarantole. Il film regala momenti di puro terrore e schifo.

Future Animals

Nello stesso anno, esce Future Animals (1977). Mi sento di dire che, se la spiegazione del film precedente non vi ha convinto, questa rasenta la fantascienza. Tuttavia è chiaro l’intento di voler portare all’attenzione del pubblico un tema che era molto caro al movimento ambientalista dell’epoca: il buco dell’Ozono. Infatti in questo film tutti gli animali che vivono sopra i 1500 metri di altitudine sono diventati estremamente aggressivi a causa delle troppe radiazioni ultraviolette passate attraverso l’ormai sottile ozonosfera. Ecco quindi che i protagonisti, degli escursionisti molto poco saggi, subiscono la feroce vendetta della natura.

Long Weekend

Infine, Long Weekend (1978) è forse l’esempio di “nature’s revenge movie” più didascalico, ma non per questo meno efficace. In questo caso, il colpevole del film non è l’umanità in senso lato che ha inquinato il mondo o usato pesticidi, bensì vediamo i protagonisti stessi agire in modo sconsiderato verso la natura durante il loro weekend in camper. E progressivamente la vendetta della natura aumenta fino ad esplodere nel finale. In realtà questo è considerato un film horror cult perché in effetti l’atmosfera è veramente inquietante.

Un tranquillo weekend di paura

Di questo film horror vorrei parlare un po’ di più perché forse lo avrete già sentito nominare. Inoltre Un tranquillo weekend di paura (1972) rientra a pieno titolo nel filone dei “nature’s revenge movie” ed è anche degli anni ’70, quindi può davvero riassumere il discorso fatto finora.

locandina del film Un tranquillo weekend di paura

Non mi soffermerei tanto sulla trama perché è semplicissima: un gruppo di amici vuole trascorrere un bel weekend fuori città e decide di andare in montagna e scendere un fiume in canoa. E fino a qui ci possiamo tuttə immedesimare. Ovviamente poi le cose vanno molto male.

Quello che invece mi interessa approfondire sono le sfumature ambientaliste di cui questo film è costellato. Già la scelta del posto dove trascorrere il weekend è determinata dal fatto che ben presto quell’area verrà sommersa d’acqua per creare una diga. Inoltre proprio l’acqua, il fiume, è la vera protagonista del film. Simboleggia la forza della natura, capace di uccidere gli esseri umani con facilità. Ma anche gli abitanti del posto sono parecchio ostili, per usare un eufemismo senza fare spoiler. Loro, come nel libro a cui è ispirato questo film (Dove porta il fiume, 1970), potrebbero rappresentare le persone native che sono costrette a spostarsi per permettere l’espansione delle città. Persino nel film questa dinamica viene sottolineata e si dice proprio che “stiamo stuprando questo paesaggio“, con la creazione della diga.

Zombie e consumismo

Anche se Zombi (1978) di Romero non è affatto un “nature’s revenge movie”, non potevo non metterlo. Perché è un cult, perché descrive alla perfezione il consumismo e perché è estremamente attuale. E poi è uscito negli anni ’70 quindi in questo articolo ce lo infiliamo senza problemi.

Non voglio spoilerare troppo perché, se siete appassionati di horror e non l’avete ancora visto, sarà probabilmente nella vostra “watchlist”. Tanto tutto quello che dovete sapere della trama è già nel titolo: è un’apocalisse zombie. Ma, di nuovo, la parte che mi interessa è il messaggio, che è una chiara critica alla società consumista degli anni ’60 e ’70 negli Stati Uniti. Romero stesso non ha mai nascosto il suo pensiero a riguardo e anzi ha fatto Zombi proprio perché era importante in quel momento storico. Infatti in un’intervista, ha mosso proprio questa critica ai vari remake successivi: il suo film funzionava e aveva senso nel 1978, quando i centri commerciali erano appena diventati di moda e stavano colonizzando gli Stati Uniti. Il suo era un monito per la società in cui viveva.

locandina del film Zombi

Il centro commerciale

L’ambientazione del film è iconica: un enorme centro commerciale. D’altronde, quale miglior posto dove barricarsi durante un’apocalisse zombie? Ma i protagonisti non sono soli, ci sono bande di sopravvissuti e zombie che vagano persi tra gli scaffali. Quest’ultima immagine è molto evocativa e rappresenta chiaramente il consumatore americano che sembra comprare senza più pensare, come fosse uno zombie per l’appunto.

L’altra immagine che penso rimanga impressa durante la visione è la quantità di prodotti abbandonati nei corridoi. Romero mostra davvero l’inutilità di produrre così tante cose, dal cibo che poi andrà a male agli oggetti di plastica che finiranno nelle discariche. Inoltre, durante un’apocalisse zombie, il denaro perde chiaramente di senso, non ha più valore. E nonostante questo, vediamo i personaggi che si riempiono le tasche di banconote. Di nuovo, una critica all’indottrinamento capitalista e a quanto poco ci aiuti a ragionare autonomamente.

Altri temi

Come dicevo all’inizio, ogni buon film horror ha un’intento di critica sociale. Romero non è diventato uno dei più famosi registi per caso. Anche lui mette diversi temi in questo suo capolavoro.

Alla già citata critica al consumismo, unisce un’analisi politica delle inevitabili conseguenze di un eventuale collasso del sistema capitalista. Ci mostra infatti i due possibili esiti: una risposta socialista e progressiva, rappresentata dai protagonisti (e quindi positiva); e una risposta fascista e violenta che porta solo distruzione, che non vi dico da cosa è rappresentata per non spoilerare i “cattivi”.
In questo senso, Romero ci stava avvisando che dopo la deriva capitalista degli anni ’70 potevano solo arrivare questi due estremi politici. Lascio a voi le conclusioni sulla società attuale.

Inoltre, c’è una critica alla guerra e più in generale all’uccidere le persone – che può sembrare una cosa ovvia a noi, ma una dichiarazione di questo tipo negli Stati Uniti è una presa di posizione. Nel film, si arriva alla conclusione che uccidendo esseri umani si generano solo altri zombie. Quindi l’arma più forte che abbiamo è la pace.

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Bellolampo viveva insieme al suo branco di cani liberi nella discarica di Palermo situata in Via stradale Bellolampo, dalla quale prende il nome.

Non sappiamo esattamente perché, ma il branco è stato catturato e portato nel canile municipale di Palermo, un luogo assolutamente inospitale, inadeguato e spaventoso per tutti i cani, ma soprattutto per i cani nati liberi che non hanno praticamente mai avuto contatti con l’uomo.

La data di nascita viene indicativamente riportata come l’1/12/2015 e l’ingresso nel canile di Palermo è avvenuto il 9/4/2016.
Bellolampo aveva solo 4 mesi quando è stato tolto dal suo territorio nativo e separato dai suoi fratelli per essere chiuso in un box sovraffollato.

Una volontaria del canile di Palermo segnalò a Buoncanile l’urgenza di trovare una sistemazione migliore per lui così riuscirono a farlo arrivare a Genova nell’ ottobre 2016 insieme ad un'altra cagnolina, Papillon.

Furono i primi cani del #buoncanileprogettopalermo.

Bellolampo ha subito manifestato una forte paura nei confronti delle persone e dell’ambiente, arrivando anche a mordere, mentre si è dimostrato da subito capace e desideroso di instaurare forti legami con gli altri cani.

Nel tempo ha imparato a fidarsi dei gestori del canile e piano piano ad aprirsi anche a pochi volontari selezionati.

Essendo un cane molto carino e anche di piccola taglia negli anni ha ricevuto diverse richieste di adozione, ma tutte incompatibili con il suo carattere diffidente e spaventato.

Una curiosità? Bellolampo ama gli equilibrismi! Gli piace saltare sui tavoli, le panche, le sedie, i muretti e proprio non resiste al fascino della carriola!!

Mix pittina dagli occhi magnetici... salvata da pesante maltrattamento. Viveva a Napoli legata alla ringhiera delle scale condominiali ad una corda cortissima.

Lei è un cane eccezionale, nata nel 2013. Entrata in canile nel 2014 si è subito distinta per le sue naturali doti olfattive: con lei abbiamo lavorato tantissimo sulla discriminazione olfattiva, fino a farle seguire delle vere e proprie piste di sangue finalizzate al ritrovamento di persone scomparse (attività fatte solo ai fini ludici).

Non va d’accordo con i suoi simili, per cui cerca una famiglia senza altri animali in casa, una famiglia dinamica , esperta e disposta ad un percorso conoscitivo.

Paco cerca casa! Si trova a Genova!

Paco è stato adottato da cucciolo con la superficialità di chi crede che un cucciolo sia un foglio bianco sul quale scrivere ciò che si vuole, e con la stessa superficialità è stato portato in canile perché dopo due anni era cresciuto con caratteristiche diverse da quelle di un peluche.

Paco è un cane affettuosissimo, curioso e dinamico, viene presentato a tutti i nuovi volontari del canile come uno tra i cani più equilibrati e gestibili anche per chi è alla prima esperienza.

Ama passeggiare a lungo, è già abituato a vivere in casa, viaggia volentieri in auto, è sempre alla ricerca di nuove avventure da fare in compagnia dei suoi amici, è molto bravo in città, non ha paura delle persone, né dei cani. Non ama i cani maschi, è invece molto bravo con le femmine. Non è compatibile con i gatti.

E’ un cane adulto oramai, è nato nel 2014, una taglia media (circa 20 kg), è un cane che sa gestire bene le emozioni, i suoi bisogni e i suoi spazi.

Paco ha bisogno di un'adozione responsabile, che non sottovaluti i segnali di stress che sa comunicare, soprattutto quando vuole riposare in cuccia senza essere disturbato.

Ciao, grazie per prendere in considerazione l'opzione di adottare un nido.
QUOTANIMALE è il codice sconto dedicato del 10% sul progetto Bird House, valido sia per adottare il nido con prodotto abbinato, sia per ricevere solo il certificato digitale.
Fanne buon uso!

Yoga è stata pescata accidentalmente da un peschereccio a strascico davanti alla costa di Cesenatico. Attualmente sta svolgendo il processo di riabilitazione in vasca presso le strutture di Cestha e nei prossimi giorni svolgerà gli accertamenti veterinari. Ancora non ha iniziato ad alimentarsi, si deve ancora abituare alla sua vasca.

The Black Bag ha deciso di battezzarla con il nome Yoga - dopo averla adottata - per ringraziare David e Gruppo Yoga Solidale Genova per aver contribuito, con una donazione, alla sua adozione.