Il candido orso polare

Candido come la neve che lo circonda, abilissimo nuotatore e indiscusso dominatore del gelido pack artico, l’orso polare (Ursus maritimus) è oggi una delle specie più a rischio a causa dei cambiamenti climatici. Proprio per questo il 27 febbraio è la giornata internazionale dell’Orso Polare, così da poter conoscere e apprezzare questo incredibile mammifero.

Ursus maritimus

All’apice della catena alimentare questo enorme orso sembra avere una storia evolutiva alquanto antica. Recenti studi e prove suggeriscono che il suo più vicino parente sia l’orso bruno (Ursus arctos) e che la differenziazione tra le due specie sia avvenuta circa 600.000 anni fa. Adattandosi sempre di più al freddo ambiente artico, esemplari progenitori dell’orso polare svilupparono le caratteristiche che oggi lo contraddistinguono.

A oggi, l’orso polare è il più grande predatore terrestre esistente, capace di arrivare a misurare 200-250 cm e pesare fino a 800 kg, con zampe larghe fino a 30 cm. Risulta quindi sicuramente un animale impressionante, ma nonostante queste sue caratteristiche ha una figura decisamente più snella rispetto ad altri orsi.

Nonostante si pensi che questo animale sia bianco, in realtà il pelo si presenta trasparente e la pelle nera, il colore bianco è dato dalla dispersione della luce. Questo permette all’animale una maggior produzione di calore e un migliore isolamento termico, tuttavia sopra i 10 °C l’animale tende a soffrire di surriscaldamento.

Ma gli adattamenti al freddo polare non finiscono qua. Gli occhi piccoli e spostati verso l’alto sono un evoluzione utile sia per quando l’animale nuota, fornendogli una visuale migliore, ma anche per affrontare le bufere di neve e non venir danneggiati dalla luce riflessa della neve. Anche le orecchie piccole sono il risultato dell’evoluzione per trattenere il calore ed evitare il congelamento.

Il loro habitat

L’habitat naturale dell’orso polare è il Circolo Polare Artico, cioè il polo nord. Un enorme distesa di ghiaccio con pochissime terre emerse (a differenza del polo sud). Il fatto che sia principalmente una distesa d’acqua congelata ha permesso all’orso polare di diventare un abilissimo nuotatore, spostandosi tra un pezzo di pack e l’altro alla ricerca di prede. Questo costringe gli altri animali a lunghe nuotate, affaticandoli notevolmente. Le prede degli orsi consistono prevalentemente in foche (foca dal cappuccio, foca dagli anelli o la foca maculata), ma anche trichechi, cetacei (come beluga o narvali). In generale, l’orso preferisce animali ricchi di grasso, utili a creare una riserva energetica per la sua sopravvivenza.

La caccia per questi animali occupa gran parte della giornata e spesso si riduce a una o al massimo due prede catturate, a volte anche meno. Proprio per la difficoltà nel trovare cibo, l’orso polare ha sviluppato la capacità di sopravvivere fino a 10 giorni in ambiente gelido, grazie al proprio grasso in caso di emergenza.

L’ambiente polare è uno dei più estremi, caratterizzato da temperature bassissime e da interi mesi di buio totale durante l’inverno. Mentre in estate il sole non scende sotto l’orizzonte per interi giorni. Proprio per questo l’orso utilizza primavera, estate e parte dell’autunno per mettere su quanto più grasso possibile, mentre d’inverno riposa in tane scavate nella neve.

La riproduzione

Questo grosso predatore però comincia il suo ciclo di vita come un tenero cucciolo. Gli accoppiamenti di solito avvengono in primavera (tra aprile e giugno). I maschi cercano attivamente le femmine sul pack ghiacciato; tuttavia, non sempre l’accoppiamento porta effettivamente alla fertilizzazione degli ovuli. La gravidanza risulta dispendiosa energicamente, quindi solo le femmine che hanno accumulato sufficienti riserve sviluppano gli embrioni. Le femmine gravide, quindi, scavano una tana nella neve, dove passeranno il resto dell’inverno attendendo la nascita dei cuccioli.

Finalmente, a dicembre, la femmina partorisce e da uno a tre cuccioli che alleva per i mesi restanti fino alla primavera, senza mai abbandonare la tana. E tra marzo e aprile i piccoli orsi mettono piede fuori dalla tana per la prima volta, affacciandosi sul mondo ghiacciato.

Una specie vulnerabile

Nonostante sia un predatore apicale, di grandi dimensioni e distribuito su un territorio vasto e piuttosto incontaminato, l’orso polare è stato fortemente impattato dalle attività umane; tanto che oggi è considerato una specie a rischio.

L’impatto più grande è dato dalla riduzione del suo habitat naturale. Come è noto, da tempo i ghiacci Artici si stanno ritirando, lasciando sempre meno pack su cui questo mammifero, e tutti gli altri animali dell’artico, possono vivere.

La riduzione dell’oceano artico inoltre innesca un effetto di feedback positivo su tutto l’ecosistema: i ghiacciai bianchi riflettono gran parte dei raggi solari aiutando a ridurre l’effetto di riscaldamento di questi ultimi. Con sempre meno ghiaccio però anche la luce che viene riflessa si riduce e riscalda maggiormente il pianeta velocizzando lo scioglimento del pack. Questo effetto che si auto alimenta è favorito dalla presenza dei gas serra, sempre più abbondanti, che aumentano a loro volta la temperatura planetaria.

La riduzione dell’habitat si riflette sugli orsi, costretti a nuotare per lunghi periodi consumano più energie e riducono la loro massa portando a malnutrizione, che, come conseguenza, riduce il numero di piccoli nati nel corso dell’anno.

Lo scioglimento dei ghiacci apre nuove aree di mare inesplorate e pristine, ciò invoglia molte nazioni a cercare nuovi depositi di petrolio o metalli preziosi, danneggiando l’ecosistema. Queste azioni impattano su più livelli gli orsi polari: il disturbo causato dall’estrazione allontana gli animali e modifica la struttura dell’ambiente sottomarino. Inoltre questi inquinanti possono finire nella dieta dell’orso bioaccumulandosi nel suo grasso e causando malattie al sistema nervoso.

La riduzione di prede spinge gli orsi ad avvicinarsi ai centri abitati, ricchi di cibo, mettendo in pericolo la popolazione e l’animale stesso. Questo può causare non pochi incidenti, che insieme alla caccia, hanno ridotto il loro numero.

È quindi importante intervenire per ridurre l’impatto umano su un ecosistema fragile e fondamentale per tutto il pianeta, ma soprattutto per questi animali. Ridurre l’impatto industriale è il primo passo per assicurare agli orsi di continuare ad avere grandi quantità di ghiacci e prede. Monitorare la popolazione è il secondo passo importante da svolgere per capire quanti animali in libertà ci sono e come possiamo impedire l’estinzione di questo candido orso.

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Yoga è stata pescata accidentalmente da un peschereccio a strascico davanti alla costa di Cesenatico. Attualmente sta svolgendo il processo di riabilitazione in vasca presso le strutture di Cestha e nei prossimi giorni svolgerà gli accertamenti veterinari. Ancora non ha iniziato ad alimentarsi, si deve ancora abituare alla sua vasca.

The Black Bag ha deciso di battezzarla con il nome Yoga - dopo averla adottata - per ringraziare David e Gruppo Yoga Solidale Genova per aver contribuito, con una donazione, alla sua adozione.

Bellolampo viveva insieme al suo branco di cani liberi nella discarica di Palermo situata in Via stradale Bellolampo, dalla quale prende il nome.

Non sappiamo esattamente perché, ma il branco è stato catturato e portato nel canile municipale di Palermo, un luogo assolutamente inospitale, inadeguato e spaventoso per tutti i cani, ma soprattutto per i cani nati liberi che non hanno praticamente mai avuto contatti con l’uomo.

La data di nascita viene indicativamente riportata come l’1/12/2015 e l’ingresso nel canile di Palermo è avvenuto il 9/4/2016.
Bellolampo aveva solo 4 mesi quando è stato tolto dal suo territorio nativo e separato dai suoi fratelli per essere chiuso in un box sovraffollato.

Una volontaria del canile di Palermo segnalò a Buoncanile l’urgenza di trovare una sistemazione migliore per lui così riuscirono a farlo arrivare a Genova nell’ ottobre 2016 insieme ad un'altra cagnolina, Papillon.

Furono i primi cani del #buoncanileprogettopalermo.

Bellolampo ha subito manifestato una forte paura nei confronti delle persone e dell’ambiente, arrivando anche a mordere, mentre si è dimostrato da subito capace e desideroso di instaurare forti legami con gli altri cani.

Nel tempo ha imparato a fidarsi dei gestori del canile e piano piano ad aprirsi anche a pochi volontari selezionati.

Essendo un cane molto carino e anche di piccola taglia negli anni ha ricevuto diverse richieste di adozione, ma tutte incompatibili con il suo carattere diffidente e spaventato.

Una curiosità? Bellolampo ama gli equilibrismi! Gli piace saltare sui tavoli, le panche, le sedie, i muretti e proprio non resiste al fascino della carriola!!

Mix pittina dagli occhi magnetici... salvata da pesante maltrattamento. Viveva a Napoli legata alla ringhiera delle scale condominiali ad una corda cortissima.

Lei è un cane eccezionale, nata nel 2013. Entrata in canile nel 2014 si è subito distinta per le sue naturali doti olfattive: con lei abbiamo lavorato tantissimo sulla discriminazione olfattiva, fino a farle seguire delle vere e proprie piste di sangue finalizzate al ritrovamento di persone scomparse (attività fatte solo ai fini ludici).

Non va d’accordo con i suoi simili, per cui cerca una famiglia senza altri animali in casa, una famiglia dinamica , esperta e disposta ad un percorso conoscitivo.

Paco cerca casa! Si trova a Genova!

Paco è stato adottato da cucciolo con la superficialità di chi crede che un cucciolo sia un foglio bianco sul quale scrivere ciò che si vuole, e con la stessa superficialità è stato portato in canile perché dopo due anni era cresciuto con caratteristiche diverse da quelle di un peluche.

Paco è un cane affettuosissimo, curioso e dinamico, viene presentato a tutti i nuovi volontari del canile come uno tra i cani più equilibrati e gestibili anche per chi è alla prima esperienza.

Ama passeggiare a lungo, è già abituato a vivere in casa, viaggia volentieri in auto, è sempre alla ricerca di nuove avventure da fare in compagnia dei suoi amici, è molto bravo in città, non ha paura delle persone, né dei cani. Non ama i cani maschi, è invece molto bravo con le femmine. Non è compatibile con i gatti.

E’ un cane adulto oramai, è nato nel 2014, una taglia media (circa 20 kg), è un cane che sa gestire bene le emozioni, i suoi bisogni e i suoi spazi.

Paco ha bisogno di un'adozione responsabile, che non sottovaluti i segnali di stress che sa comunicare, soprattutto quando vuole riposare in cuccia senza essere disturbato.