
Il fico. L’albero della conoscenza. Dalla Genesi all’Apocalisse. Dal peccato originale alla salvazione divina. Esso domina le aride terre del Mediterraneo e dell’Asia minore. Carico di simbolismo nelle Terre Sante, e protagonista del culto religioso musulmano, ebraico e cristiano.
“Allora si aprirono gli occhi di tutti e due si accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture” La Genesi, Vecchio Testamento
Simbologia
Sin dalle antiche civiltà il fico era considerato l’albero cosmico, che rappresentava l’immortalità, la fecondità e l’abbondanza.
Nell’Antico Egitto era simbolo di conoscenza dei misteri. In alcune regioni dell’Asia è ancora oggi simbolo di fertilità maschile, della potenza della vita e sede degli spiriti elementari. Nel Nord Africa, il primo fico viene mangiato dalla donna più anziana della casa e in questo modo viene assicurata prosperità e fortuna. Esso si usa in tutti i rituali che favoriscono il rapporto sessuale e aumentano la fertilità. È un albero sacro per i buddisti e gli induisti in quanto simbolo di conoscenza e verità.
Ed è l’albero più menzionato nella Bibbia insieme all’ulivo e alla vite. Viene infatti considerato l’albero della Genesi, dove Adamo ed Eva trovano rifugio dopo aver commesso il “peccato originale”. I due usarono le sue foglie come indumenti – considerate il primo indumento nella storia umana – per coprire la loro nudità e vergogna. Allo stesso tempo, altre fonti narrano che l’albero del fico veniva considerato l’albero della conoscenza del bene e del male, in quanto si narra che il misterioso frutto che Eva raccolse su consiglio del serpente dall’albero proibito fu proprio un fico, e non una mela.
Nella tradizione rabbinica, il fico rappresenta sicurezza e prosperità dell’anima, luogo prediletto per leggere e studiare la Torah.

Infine, anche per i romani era un albero sacro simbolo di prosperità. Infatti, Publio Ovidio Nasone, poeta romano (43-18 a.C.), racconta che durante le festività di capodanno, si era soliti regalare i fichi ad amici e parenti. Addirittura, Plinio il Vecchio (23-79 d.C.) si espresse sull’importanza dell’albero e i suoi frutti, dichiarando che mangiare i fichi “rende più forte i giovani, aiuta la salute degli anziani e attenua le rughe”.
L’origine del Fico

Il fico, Ficus carica, appartenente alla famiglia delle Moraceae, è originario del Medio Oriente e dell’Asia occidentale e predilige ambienti aridi e suoli ben drenati delle zone desertiche e sub-desertiche. Il fico è una pianta estremamente resistente, dove in condizioni ottimali può sopravvivere anche a temperature fino a -18° C. La sua resilienza si dimostra anche dalla sua capacità di crescere nelle fenditure dei muri, riuscendo spesso a raggiungere età matura grazie al suo apparato radicale molto profondo.
Secondo alcuni studiosi, l’albero è presente sulla Terra probabilmente da qualche milione di anni. Questa specie di fico presenta due sottospecie: Ficus carica sativa e Ficus carica caprificus. La prima specie si riferisce al fico domestico coltivato (femmina) che produce frutti succosi e zuccherini. La seconda specie, il caprifico, fa riferimento alla pianta selvatica (maschio) ed è colei che contiene il polline per la fecondazione della prima. I suoi frutti non sono commestibili.

Curiosità: i fiori del fico sono racchiusi all’interno della sacca a forma di pera che noi chiamiamo comunemente frutto. Infatti, i suoi sono “falsi frutti” perché i veri frutti in realtà sono i piccoli semi immersi nella polpa zuccherina (fino a 800-1000), il resto sono fiori. Per questa natura ermetica del fiore, la sua impollinazione non può avvenire “normalmente” attraverso insetti e il vento. Per questo, l’albero del fico ha sviluppato un’intima simbiosi con la Blastophaga psenes, una vespa piccola come un moscerino. Essa entra nel “falso frutto” della specie maschio, il caprifico, a deporre le sue uova. Quando nasce la nuova generazione, la vespa esce dal fiore per cercarne uno nuovo. Nella sua ricerca di fichi maschio, sovente finisce su una pianta femmina impollinandone il frutto.

Il fico è un’antica fonte di cibo e di benessere. Esso è considerato, con grande probabilità, il primo albero coltivato nella storia dell’uomo. La sua coltivazione infatti sarebbe avvenuta in concomitanza con lo sviluppo dell’agricoltura nella Mezzaluna Fertile (Mesopotamia, Egitto, Palestina) circa 12 mila anni fa. Secondo alcuni studiosi furono i Fenici a diffondere la pratica di coltivazione del fico sulle isole del Mediterraneo. I Romani iniziarono a coltivarlo dal VIII secolo a.C. e lo diffusero nel resto d’Europa. I persiani lo portarono in Cina. Mentre nelle Americhe arrivò con le spedizioni degli spagnoli nella prima metà del ‘500, ed infine raggiunse le terre Australiane.
Miti e Leggende del Fico
Innumerevoli gli aneddoti che ci raccontano sul ruolo dell’albero di fico e i suoi falsi frutti nella vita quotidiana sin dagli arbori della civiltà umana. Questi racconti, che testimoniano la sacralità della pianta, hanno fatto il giro del mondo.
Antica Grecia
Omero (VIII secolo a.C.) racconta come il ciclope Polifemo usava il succo del fico per coagulare e cagliare il latte e produrre formaggi nella sua grotta. Anche Aristotele (384-322 a.C.) documenta nei suoi scritti questa stessa tecnica con il succo di fico.

Platone (427- 327 a.C.) era un grande amante di fichi a tal punto da conquistarsi il nome di “mangiatore di fichi” che secondo lui aiutavano a rinforzare l’intelligenza. Infatti invitava i suoi scolari a mangiarli in un rito di elevazione alla conoscenza.
Antica Roma
Si narra come il fico abbia fatto ombra alla lupa durante l’allattamento dei gemelli Romolo e Remo. Non sono molte le testimonianze riguardo questo aneddoto, ma questa leggenda evidenzia quanta sacralità e prosperità gli venisse attribuita, sino ad avere un ruolo nella nascita di Roma.
Nella mitologia romana era la Dea Pomona a presiedere la loro maturazione. La leggenda narra che Vertumno, Dio delle stagioni, era perdutamente innamorato di Pomona, che però difficilmente si concedeva. Fu così che Vertumno si trasformò in una vecchia signora per potersi avvicinare a lei, parlarci e finalmente convincerla a concedersi a lui. Da allora i frutti non sono mai stati così dolci.

Antico Oriente
Siddharta (566-486 a.C.) conquistò l’illuminazione proprio all’ombra di un albero di fico divenendo il Buddha. Tanto è sacro, che in India viene chiamato Ficus Religiosa.

Le Sacre Scritture
La pianta della Terra Promessa, il fico rappresenta il popolo di Dio che, rispondendo al suo amore, produce frutti abbondanti. Infatti, “lo stare seduti sotto l’albero dei fichi”, nella Bibbia, è simbolo della pace messianica che ha origine dalla fedeltà all’alleanza con Dio. Quando questa manca, subentrano il peccato e la guerra, e il segno di questa infedeltà è, a sua volta, rappresentata dal fico spoglio e secco. Anche Gesù utilizza il simbolo del fico spoglio e senza frutti per denunciare la delusione alle attese di Dio. In seguito usa il fico come metafora e guida per riconoscere i segni dei tempi. E l’analogia del fico come fine dei tempi è descritta anche nell’Apocalisse (Matteo 24:32). E ancora Marco e Matteo interpretano la mancanza di frutti come una maledizione.

Referenze
Ficus carica L. – Forum Acta Plantarum
Fico, albero della conoscenza – Il Bosco di Ogigia
LA STORIA DEI FICHI IN SALENTO: LA LEGGENDA E I FRUTTI
L’albero del Fico – Simboli biblici
Il fico, l’albero presente dalla Genesi all’Apocalisse

