L’inquinamento dei pneumatici è pericoloso!

Secondo Emissions Analytics l’inquinamento dall’usura dei pneumatici può essere 1000 volte più pericoloso dell’emissioni provenienti dallo scarico delle auto. La pericolosità del particolato proveniente dal consumo dei pneumatici è un problema ambientale emergente, soprattutto dovuto alla popolarità di mezzi più pesanti come SUV e auto elettriche.

La composizione

All’introduzione delle automobili alla fine del 1800, gli pneumatici provenivano dagli alberi della gomma, che causò alla deforestazione di larghe aree dell’Indonesia. Con la diffusione delle automobili, nuove tecnologie hanno portato allo sviluppo di gomme sintetiche. Oggi gli pneumatici sono composti da una miscela di gomma naturale (proveniente dagli alberi) e gomma sintetica. La gomma sintetica deriva dal petrolio, che in media per un pneumatico, se ne richiedono circa 25 litri. Inoltre, plastiche speciali, metalli e altri minerali potenzialmente nocivi sono aggiunti per migliorare le caratteristiche tecniche.

Composizione della gomma per pneumatici in percentuale.

La fabbricazione

Se si indaga sull’origine della gomma naturale si scopre che la Tailandia è la più grande produttrice di gomma naturale, come stimato dall’Università di Sheffield, e illustrato nella figura sottostante.

Produzione di gomma naturale per pneumatici per ogni nazione (Link).

In Tailandia le piantagioni di alberi della gomma sono di proprietà di piccoli agricoltori, che nell’arco di 50 anni sono passati dal coltivare riso a produrre gommaI lavoratori vivono una vita di povertà assoluta, lavorando più di dodici ore al giorno, soprattutto di notte, e guadagnando il minimo per sfamare se stessi, in media a 140€ al mese. Infatti spesso si ritrovano a lavorare intere famiglie. Il costo della gomma è diminuito vorticosamente negli ultimi 20 anni, a causa delle pressioni delle multinazionali come Continental, Bridgestone e Goodyear. Cosi la qualità della vita dei Tailandesi è diminuita con il prezzo della gomma.

Il Paraquat (un erbicida, vietato in Europa, poiché causa insufficienza respiratoria, e aumenta la probabilità dell’insorgere del morbo di Parkinson) è usato per diserbare i boschi liberandosi dai serpenti che si nascondono tra l’erba. La gomma raccolta viene venduta alla cooperativa che controlla l’area, e che decide il prezzo a seconda del mercato. Viene poi spedita in fabbriche dedicate alla purificazione e poi rivenduta alle multinazionali che la utilizzano nei loro pneumatici. La stessa situazione si può trovare nella confinante Cambogia, dove il mercato della gomma cresce del 6% ogni anno, questo incrementa la necessità di nuovi alberi causando ancora più deforestazioni.

Società come Continental dichiarano apertamente di promuovere il reperimento sostenibile delle materie prime e di impegnare i fornitori a adattarsi al codice di condotta dell’azienda. Anche se da quanto riscontrato dal documentario di DW Documentaries non sembra ci sia nessuna misura presa dai fornitori.

L’usura

Il lato considerato insignificante è quello dell’usura. Lo pneumatico mediamente viene cambiato dopo che la massa totale diminuisce del 10%, o il battistrada è visivamente usurato. Potrebbe sembrare irrilevante, ma in realtà l’inquinamento prodotto dall’usura dello pneumatico è più grande di quello prodotto dai gas di scarico. Il 10% dello pneumatico che viene disperso nell’ambiente finisce per essere trasportato dai corsi d’acqua fino agli oceani, deteriorandosi fino a diventare quasi impercettibile.

Uno studio pubblicato dalla Commissione Europea riporta che l’11% del materiale disperso è abbastanza piccolo per essere trasportato per via aerea, e facilmente respirabile. Lo stesso studio dimostra che l’ossido di zinco (ZnO), parte del materiale disperso dallo pneumatico, è tossico e è stato associato a complicazioni respiratorie. Le aree più inquinate sono quelle a alta densità di traffico. È importante sottolineare che le polveri dei pneumatici sono relativamente innocue all’uomo rispetto agli alti costituenti dell’aria, nelle zone a alta densità di traffico.

Lo smaltimento

In tutto il mondo ogni minuto 3300 pneumatici vengono scartati, questo è un enorme problema ambientale della quale le nazioni devono occuparsi. Sotto quali condizioni, a chi e come riciclare i vecchi pneumatici spetta ai singoli paesi. In Kuwait, nel mezzo del deserto arabico, si trova la più grande discarica a cielo aperto di pneumatici usati. Lo stato del Kuwait sta investendo in soluzioni più sostenibili, ma lo smaltimento dei pneumatici in discarica richiederà più di 5 anni.

Discarica a cielo aperto di pneumatici in Kuwait, in un’area di 2km2.

In Danimarca si trova l’azienda Europea più importante per il riciclo dei pneumatici. Questi vengono trattati, con un processo tenuto segreto dall’azienda, e restituiti come gomma da riutilizzare in nuovi pneumatici. Viborg, l’azienda in questione, si rifornisce da diverse nazioni Europee, ma rimane il fatto che non riesce a sopperire al problema completamente. Altre società in Europa prendono gli pneumatici usati e riformano il battistrada riducendo lo scarto del 90%.

A Mumbai una azienda produce Diesel dagli scarti di pneumatici, utilizzando il processo di pirolisi. Il processo brucia gli pneumatici in assenza di ossigeno cosi da non produrre gas, riportando il materiale in forma oleosa. La pirolisi pur essendo quasi del tutto sostenibile emette zolfo, pericoloso per le persone e per l’ambiente. In India questo è permesso, diversamente dall’Europa, dove si sta studiando come filtrare qualsiasi potenziale sostanza nociva, incluso lo zolfo, poiché le leggi sulle emissioni sono più stringenti. 

È importante soffermarsi sul fatto che se un pneumatico è poco caro non significa che sia quello da comprare. È meno caro perché le materie prime e il processo industriale sono meno cari, e probabilmente denigrando anche l’aspetto della sostenibilità. Sostenere tale trattamento all’ambiente e alle persone coinvolte è allarmante.

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