Spenti dal rumore: l’inquinamento sonoro in acque marine

Nel 1956 Jacques Cousteau descrisse, nel suo documentario,  l’oceano, come ‘il mondo del silenzio’.
Questa descrizione era romantica più che reale; le profondità dell’oceano sono sempre state abitate dal suono; dalla rottura delle onde alle voci delle creature marine.
Oggi purtroppo il modo silenzioso di Cousteau è più rumoroso di quanto lo sia mai stato.
Negli ultimi decenni il rumore causato dalle attività umane è incrementato drammaticamente, gravando sulla la fauna marina e continuerà se non sarà affrontato il problema.
É risultato che il suono più comune nell’oceano oggi, è quello antropogenico (proveniente da attività umane).

Siccome la luce penetra l’acqua non più di 200m, molte delle creature marine si sono adattate ad utilizzare il suono come strumento per sopravvivere, comunicare, navigare e mangiare.
Balene, Delfini, Crostacei ed altre creature comunicano tramite complessi suoni armonici.
L’acqua permette al suono di viaggiare più lontano e più velocemente.
Questo accade perché le molecole dell’acqua sono più vicine tra di loro rispetto a quelle dell’aria, permettendo alle specie marine di parlarsi a distanze chilometriche.
Degli studi dimostrano che un suono emesso da una sorgente in mezzo all’oceano può viaggiare per più di diecimila chilometri.

Distribuzione delle molecole di acqua e aria utili a capire l'inquinamento sonoro
Distribuzione delle molecole di acqua e aria, (https://www.youtube.com/watch?v=CrpkZkwTvu0)

I suoni emessi dai mammiferi marini coprono una grande quantità di frequenze che vanno dalle alte 120-150Hz (emesse dai delfini) alle basse da 20Hz (emesse dalle balene blu).
Per ascoltare i suoni attraverso vaste aree i mammiferi marini hanno sviluppato uditi sensibilissimi, che riescono a captare una larga estensione di frequenze. I crostacei invece creano degli scoppi con le chele arrivando a pressioni acustiche di 200dB.

Ascolta i suoi emessi dagli animali marini

I suoni emessi dagli animali marini sono particolari:

Navi Commerciali

Sin dalla loro introduzione nel diciannovesimo secolo, il rumore delle barche ad elica è diventato la fonte principale di basse frequenze introdotte nell’oceano.
Il rumore è causato dal fenomeno della cavitazione, che accade quando le basse pressioni generate dall’elica, causano la formazione di migliaia di piccole bollicine, che implodendo producono rumori assordanti sotto l’acqua.
Il rumore interagisce con molte specie, ma soprattutto con le balene che si parlano tra 20-500Hz.
Le eliche delle navi da cargo raggiungono livelli di pressione acustica che vanno da 150 a 198dB alla sorgente, come uno sparo di una pistola per noi, oltre al fatto che il rumore è continuo.
Oggi navigano nell’Oceano oltre le 50000 imbarcazioni commerciali, e è stimato che nel 2025 queste possano raddoppiare.
Con un trend verso navi più grandi e veloci, la flotta del futuro genererà ancora più rumore, e inoltre lo scioglimento dei ghiacci sta permettendo di navigare nuove rotte, permettendo alle navi di disturbare nuove aree.

Ascolta il suono di un motore di un peschereccio: https://dosits.org/galleries/audio-gallery/anthropogenic-sounds/outboard-motor/

Rilievi Sismici

I rilievi sismici sono un’altra delle fonti antropogeniche principali di rumore.
Questi sono usati esclusivamente dalle industrie del petrolio e del gas, e dai geologi, per studiare le superfici marine e la crosta terrestre.
Il suono è prodotto tipicamente da una serie di 12-48 pistole ad aria compressa, che sprigionano aria pressurizzata ogni 10 secondi per settimane o mesi, a pressioni di 259dB alla sorgente (violente come un jet al decollo).
Difatti è stato osservato che gli animali marini fuggono dalle zone sottoposte ai rilievi.
Ulteriormente le esplosioni possono essere captate fino a 3000km dalla sorgente.

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Studio di University of North Carolina, Institute of Marine Science, (https://www.youtube.com/watch?v=CrpkZkwTvu0)

Al momento sono operativi circa 20 di 90 rilevatori sismici solamente per le industrie di petrolio e del gas, e inevitabilmente tanto cresce la richiesta di energia elettrica quanto l’industria del petrolio e del gas, aumentando l’impatto sulla vita marina.

Ascolta il suono delle esplosioni di aria compressa: https://dosits.org/galleries/audio-gallery/anthropogenic-sounds/airgun/

Sonar

A medie e alte frequenze l’inquinamento sonoro maggiore è dovuto ai sonar di navi commerciali, ricercatrici, militari e pescherecci.
Le Marine Militari di tutto il mondo utilizzano il sonar a medie frequenze (ASW) per individuare possibili ostacoli o imbarcazioni nemiche (sottomarini) nelle prossimità.
Inoltre in via di sviluppo è un sonar a basse frequenze che aiuta ad individuare oggetti a lunghe distanze (LFA). All’incirca 300 sistemi ASW sono oggi attivi nelle acque marine, questi possono raggiungere pressioni acustiche di 235dB.
Mentre i pescherecci utilizzano sistemi più vecchi ma che possono produrre pressioni acustiche di 210dB. In aggiunta milioni di altri sistemi sonar semplificati sono utilizzati su piccole imbarcazioni.

Ascolta il suono dei Sonar: https://dosits.org/galleries/audio-gallery/anthropogenic-sounds/surtass-lfa-sonar-sound/

Le conseguenze dell’inquinamento sonoro

Oggi in media l’oceano è 10dB più rumoroso, di 60 anni fa.

Per alcune persone pure bassi livelli di rumore possono causare stress psicologico e fisico, colpendo pressione sanguigna e battito cardiaco.
Per queste però è facile evitare il rumore, ma per le creature marine questo non è possibile.

Siccome il suono viaggia più velocemente, in qualche secondo ricopre vasti volumi di oceano.
Balene e delfini hanno apparati uditivi particolarmente sensitivi e il loro affidamento al suono è quasi totale. L’inquinamento sonoro dell’uomo ha iniziato a interferire con questo linguaggio, tanto da impedire le comunicazioni fra oceani tra le balene blu, che oggi hanno ridotto il loro raggio acustico del 90%.
Certi effetti pongono serie domande sulla possibilità di accoppiamento.
Oltretutto l’inquinamento sonoro è stato collegato con l’alterazione del comportamento; dall’abbandono degli habitat preferiti, al cambiamento della regolarità di affioramento e immersione.
Molte delle creature marine hanno cambiato la tonalità dei loro richiami, per farsi sentire sotto il rumore caotico. Molte specie hanno abbandonato alcune attività essenziali come mangiare e inoltre ci sono casi in cui il plancton e altri micro animali sono morti per diretta causa di pressioni acustiche troppo forti.
L’elevato utilizzo di sonar militari e di pistole ad aria compressa, è associato allo spiaggiamento di balene e di altri cetacei in tutto il mondo.
Anche se il riscaldamento globale costituisce il principale problema, l’inquinamento sonoro ha un impatto paragonabile a quello della tossicità dell’acqua.

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Grafico delle categorie di impatto, (www.mdpi.com/2071-1050/9/7/1138/s1)

L’Organizzazione Marittima Internazionale (IMO) ha riconosciuto il problema sin dal 1991 e nel 2008 il comitato per la protezione degli ambienti marini ha invitato varie associazioni nazionali a trovare soluzioni per contrastare il problema. Nel 2005 il Segretario Generale delle Nazioni Unite ha incluso l’inquinamento sonoro delle acque marine nelle 10 plausibili complicazioni che impatteranno la biodiversità marina.
Altri enti come la Commissione Internazionale per le Balene (IWC) e l’Unione Europea hanno agito per promuovere la ricerca sull’inquinamento sonoro, per poi sviluppare soluzioni innovative.
L’IFAW (Fondo Internazionale per il Benessere Animale) sta premendo le nazioni per regolamentare  l’utilizzo di sonar, e pistole ad aria compressa così da mantenere, soprattutto le coste rigogliose di vita.
Inoltre l’IFAW sta spingendo lo sviluppo di nuove eliche per limitare il fenomeno della cavitazione, migliorando l’efficienza.

Così ‘il mondo silenzioso’ è ora un luogo rumoroso, in cui le attività umane, non ancora regolate, continueranno ad introdurre rumore.
Non si conoscono ancora le conseguenze dannose dell’inquinamento sonoro sugli animali marini.
Finché la comunità internazionale non prevede azioni per affrontare il problema, è possibile che scopriremo troppo tardi il danno causato.

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