L’Albero del Cacao

Theobroma cacao

L’albero del Cacao. L’albero segreto. Il paradosso tra profonde culture della Mesoamerica che hanno preso vita intorno all’albero del Cacao, e la globalizzazione commerciale della pianta stessa, l’appropriazione culturale e il consumo di massa. Simbolo dell’oblio della tradizione locale, della resistenza delle culture indigene. Per la Natura, testimone dell’antica evoluzione avvenuta sulla Terra.

Mai la natura ha racchiuso un nutrimento di così alto valore in uno spazio piccolo come quello del seme di cacao.”
Alexander von Humboldt

“Salvate la terra. E’ l’unico pianeta con il cioccolato.”
Anonimo

Simbologia dell’albero del Cacao

L’albero del Cacao (Theobroma cacao) ha influenzato le civiltà più antiche precolombiane e della Mesoamerica, riconosciuto come un dono divino. La sua storia, e simbolismo acquisito, racconta come un semplice seme abbia definito la cultura, le tradizioni, e il piacere culinario. Il suo inebriante e potente aroma era usato in rituali di glorificazione nelle civiltà Amerindie, ma sospettoso agli occhi della Chiesa cattolica dove destò dibattiti teologici sulla peccaminosità, o meno, grazie all’estasi creata dal suo gusto. Paradossalmente, l’albero del Cacao fu considerato, per un periodo intorno al XVI secolo, allo stesso tempo dono divino e tentatore peccaminoso ai due antipodi del mondo.

Mettendo da parte i conflitti culturali sul simbolismo associato al Cacao, e tornando alle sue origini, il nome Theobroma significa “cibo degli Dei” (dal greco, Theos = Dio e broma = cibo), a significare quanto l’albero del Cacao fosse venerato dalle antiche popolazioni Olmeche, Azteche, Inca e Maya. Queste popolazioni erano originarie del Messico, di cui la pianta è nativa. Per queste culture l’albero del Cacao assunse il significato di fertilità, rinascita e abbondanza.

In particolare, per i Maya, il Cacao veniva considerato uno status simbolo della casta elitaria, simbolo di fertilità, sacrificio, rigenerazione e trasformazione.

Mentre dagli Aztechi, il Cacao veniva assunto insieme a funghi allucinogeni, ai semi di ololiuhqui, la pianta del peyoti e altre sostanze inebrianti. Si pensi che li utilizzavano per aprire le porte della percezione, per la divinazione, per proferire profezie durante riti e cerimonie religiose, per interpretare visioni e sogni, ed effettuare guarigioni.

L’albero del Cacao: tra origini e usi

L’albero del Cacao (Theobroma cacao) fa parte della famiglia delle Malvaceae. Predilige zone equatoriali calde e umide ed è originario delle zone lungo il fiume del Rio delle Amazzoni, il bacino dell’Orinoco e delle colline a bassa quota delle Ande (200-400 metri in altitudine).

Grazie a degli studi effettuati dal team di ricerca dell’Università di Rosario e dell’Università delle Ande a Bogotà (Colombia), oggi sappiamo che questa pianta deriva dalle Malvaceae più antiche. La sua comparsa sulla Terra risale a circa 10 milioni di anni fa ed è da considerare un lasso di tempo eccezionalmente lungo per una specie amazzonica. Le analisi genetiche successivamente fatte, hanno constatato che l’evoluzione della pianta è risalente a 12,7 milioni di anni fa. Si pensi che in questa era le Ande non si erano ancora formate.

Le fave di Cacao: le cabosse

Per la loro importanza culinaria mondiale dai secoli a venire, dedichiamo un piccolo paragrafo alle fave di Cacao. Il nome locale del frutto è cabossa. Questo può pesare dai 300 ai 500 grammi e contiene dai 25 ai 40 semi, le fave di Cacao appunto. A seconda della varietà le fave sono denominate Criollo (da Creolo, indigeno), la varietà più pregiata e raffinata (10% della produzione); Forastero (straniero) poiché cresce in territori diversi da quello di origine, la più coltivata e resistente (80% della produzione); e Trinitario (da Trinidad), un ibrido fra le due varietà precedenti, molto ricco di aroma e ricercato per la particolarità del gusto (8% della produzione).

Frutto e semi di Theobroma cacao

La pianta della felicità

Il consiglio: “Se sei triste, mangia il cioccolato” ha origine nelle proprietà benefiche del Cacao. Questo infatti contiene il tripofano, un amminoacido che viene trasformato dall’organismo in serotonina, quello che chiamiamo l’ormone della felicità. Le sue proprietà favoriscono il buon umore, la serenità, l’appetito, il sonno e le emozioni. Esistono diversi cibi ricchi di serotonina, ma per ottenere un aumento della serotonina cerebrale (il 95% è sintetizzato nell’apparato gastro-intestinale), responsabile della riduzione di ansia, aggressività e aumenta il buon umore, bisogna consumare cibi che abbondano di tripofano (precursore della serotonina), come per esempio ne è il Cacao. Inoltre, i semi contengono alte quantità di magnesio che aiuta a produrre una sensazione di benessere, e di antiossidanti, polifenoli e flavonoidi (gli anti-aging e cardiotonici per eccellenza, oltre ad avere altre proprietà benefiche).

Le origini del cioccolato

Gli inventori del cioccolato furono i Maya, anche primi coltivatori della pianta (come vedremo nel paragrafo successivo). Questo popolo era solito preparare una bevanda con acqua calda e cacao, detta chacauhaa (haa = acqua, chacau = caldo), e successivamente chocolhaa, il nome poi adottato dai conquistadores spagnoli e mutato in chocolate. Dai Maya, la tradizione del cioccolato passò agli Aztechi che consumavano la bevanda calda durante le cerimonie sacre e la offrivano in sacrificio alla divinità Xochiquetzal, dea della fertilità.

L’albero del Cacao: tra storia e leggenda

Prima della scoperta del Nuovo Mondo, l’albero del Cacao era completamente sconosciuto in Europa e nel resto del mondo. Le prove archeologiche dell’uso del Cacao risalgono a 3.900 anni fa. Non esistono certezze assolute su chi siano stati i primi a coltivare la pianta del Cacao, ma grazie a ritrovamenti archeologiche si può dedurre che siano stati i Maya che abitavano nel Centro America, nella zona oggi occupata dal Messico, Guatemala e Belize. La leggenda narra che a dare l’origine alle coltivazioni di Cacao fu il terzo re Maya, Hunahpu. All’epoca dei Maya, i semi di Cacao erano così preziosi da essere utilizzati come monete.

La cultura Azteca e il cacao

Il Cacao in Occidente

Sembrerebbe, grazie a testimonianze storiche, che il primo occidentale a testare il Cacao fu Cristoforo Colombo durante il suo viaggio in Honduras nel 1502. Di ritorno potrò alcuni semi a corte di Isabella di Castilla e Ferdinando d’Aragona, ma senza dare troppo peso alla scoperta. Esiste l’ipotesi, seppur non ne esiste una prova documentata, che fu Hernàn Cortés, a cui l’imperatore Azteco aveva donato un’intera piantagione, a portare i semi in Europa in maniera più consistente. Tuttavia, il primo carico di Cacao documentato ad arrivare in Europa viaggiò da Veracruz (Golfo del Messico) a Sevilla (Spagna) nel 1585.

Non passò molto tempo prima che un cocinero spagnolo ebbe il lampo di genio di mescolare il Cacao con lo zucchero, dando vita al cioccolato come lo conosciamo oggi. A cavallo tra il XVI e il XVII secolo il cioccolato si diffuse in tutte le principali corti europee, da Venezia ad Amsterdam, e prese piede una vera e propria epidemia al cioccolato.

La globalizzazione della pianta del Cacao

Tant’è che nel Centro e Sud America, quanto in Asia, le piantagioni di Cacao si moltiplicarono, divenendo un’affare d’oro per le potenze coloniali. Con le tratte per il commercio degli schiavi e scambi di merci delle colonie, presto le piantagioni di Cacao raggiunsero anche l’Africa Occidentale, e, solo dal secolo scorso, anche l’Africa Orientale. Questa globalizzazione della pianta del Cacao destabilizzò completamente il mercato della produzione del Criollo (la varietà indigena), concentrando negli anni la produzione di Cacao mondiale negli stati dell’Africa e l’Indonesia. Ad oggi, l’africa Occidentale detiene il 70% della produzione globale di Cacao, dove la Costa d’Avorio primeggia con il 35% seguita da Ghana, Indonesia e Nigeria.

Coltivazioni di Cacao in Costa d’Avorio

Nota: avrete notato che le uova di cioccolato di Pasqua quest’anno sono costate più che mai. Vi stupirà sapere che, al momento, il cioccolato costa più del rame, il cui prezzo è aumentato del 60% solo nel mese di marzo. Questo è dovuto alla crisi climatica, che ha portato un clima particolarmente arido in Africa Occidentale nell’ultimo anno e che ha permesso l‘espansione di malattie come il baccello nero e l’edema dei germogli di Cacao (CSSV, Cacao swollen -shoot virus). Così c’è stata una drastica riduzione della resa delle colture. E gli scienziati pretendono una maggiore produzione sostenibile del Cacao e maggiore tutela dei produttori locali, come l’eradicazione dello sfruttamento minorile nelle piantagioni.

Un coltivatore di cacao in Congo, novembre 2016 (EDUARDO SOTERAS/AFP/Getty Images)

L’albero del Cacao nella mitologia Azteca

Nella mitologia Azteca, la pianta del Cacao rappresentava l’albero del bene e del Male, che cresceva nel paradiso. In questo Eden, viveva la divinità azteca Quetzalcoatl, il serpente-uccello. Di seguito vedremo le leggende che legano questa divinità e l’albero del Cacao.

Le civiltà precolombiane e il cacao

La leggenda della Principessa Azteca

La leggenda narra che una principessa sposa di un valoroso guerriero fu lasciata a custodire un tesoro. I nemici invasero la terra, ma lei non rivelò mai il nascondiglio dello stesso e, per vendetta, fu uccisa. Una goccia del suo fedele sangue penetrò in quelle terre invase e nacque un albero di Cacao, dono offerto da Quetzalcoatl in segno della fedeltà della principessa. Da quel momento il frutto custodisce i semi come un tesoro, amari come le sue sofferenze e forti come la sua virtù.

La leggenda di Quetzalcoatl, il Dio serpente

Quetzalcoatl, Dio della conoscenza e del vento, era il re prete del Toltechi che regnava sulla città di Tula (X secolo). Esso era venerato come un dio per aver offerto agli uomini l’albero del Cacao. Schiavo del suo narcisismo, Quetzalcoatl chiese allo stregone Tezcatlipoca l’immortalità. Ma lo stregone, a sua volta geloso, gli diede invece una pozione che lo rese pazzo. Così il re salpò su una zattera fatta di serpenti intrecciati, profetizzando un suo futuro ritorno. Gli aztechi perseguirono il suo culto, venerandolo come il serpente di piume. Nel 1519, un terremoto e una stella cometa furono interpretati dagli astrologi come segni del ritorno del re. Il caso volle che in quella data sbarcò sulle loro terre Hernàn Cortés. Il re Montezuma, convinto si trattasse di Quetzalcoatl, lo accolse con entusiasmo. L’arrivo di questo “viaggiatore” costituì l’invasione dei popoli Amerindi e il primo genocidio documento dell’umanità, portandoli alla scomparsa.

L’albero del Cacao sugli schermi

Per gli appassionati del cioccolato, le sue origini e storia, potete immergervi nel libro scritto da Massimo de Giuseppe, Clementina Battcock, Elizabeth Casanova García e Giuseppe Carrieri intitolato: “Cacao, la pianta che attraversa il tempo“. Il libro ha ispirato un successivo docu-film, “La leggenda dell’albero segreto“, che racconta come il cacao nasconde il paradosso della contemporaneità: un alimento che nasce da un albero fragile in contesti tropicali americani e balzato al centro di un gigantesco processo di globalizzazione. Tutto nasce dall’antica leggenda Maya che narra come la genesi del mondo si rivela nel buio di un grande “big bang” dove misteriose divinità offrono agli uomini gli alimenti essenziali per la vita. Tra questi c’è il Cacao.

Referenze

Rusconi M. & Conti A. (2010) Theobroma cacao L., the Food of the Gods: A scientific approach beyond myths and claims. Pharmacological Research, 61:1, 5-13.

Bekele F. & Philips-Mora W. (2019) Cacao (Theobroma cacao L.) Breeding. Advanced in Plant Breeding Strategies: Industrial and Food Crops – Chapter, 409-487.

Vega C. & Kwik-Uribe C. (2012) 2 – Theobroma cacao—An Introduction to the Plant, Its Composition, Uses, and Health Benefits. Cocoa Butter and Related compounds, 35-62.

Le Scienze

L’erboristeria

NativeJoyFood

Cocoa Tree Club

LIM Chocolate

Ti è piaciuto l'articolo di Lucia Doni?

All'interno del nostro blog puoi trovare informazioni su diversi temi legati al mondo ambientale. Non perderti inoltre i nostri contenuti e i nostri eventi su Facebook, LinkedIn e Instagram. Seguici!

Bellolampo viveva insieme al suo branco di cani liberi nella discarica di Palermo situata in Via stradale Bellolampo, dalla quale prende il nome.

Non sappiamo esattamente perché, ma il branco è stato catturato e portato nel canile municipale di Palermo, un luogo assolutamente inospitale, inadeguato e spaventoso per tutti i cani, ma soprattutto per i cani nati liberi che non hanno praticamente mai avuto contatti con l’uomo.

La data di nascita viene indicativamente riportata come l’1/12/2015 e l’ingresso nel canile di Palermo è avvenuto il 9/4/2016.
Bellolampo aveva solo 4 mesi quando è stato tolto dal suo territorio nativo e separato dai suoi fratelli per essere chiuso in un box sovraffollato.

Una volontaria del canile di Palermo segnalò a Buoncanile l’urgenza di trovare una sistemazione migliore per lui così riuscirono a farlo arrivare a Genova nell’ ottobre 2016 insieme ad un'altra cagnolina, Papillon.

Furono i primi cani del #buoncanileprogettopalermo.

Bellolampo ha subito manifestato una forte paura nei confronti delle persone e dell’ambiente, arrivando anche a mordere, mentre si è dimostrato da subito capace e desideroso di instaurare forti legami con gli altri cani.

Nel tempo ha imparato a fidarsi dei gestori del canile e piano piano ad aprirsi anche a pochi volontari selezionati.

Essendo un cane molto carino e anche di piccola taglia negli anni ha ricevuto diverse richieste di adozione, ma tutte incompatibili con il suo carattere diffidente e spaventato.

Una curiosità? Bellolampo ama gli equilibrismi! Gli piace saltare sui tavoli, le panche, le sedie, i muretti e proprio non resiste al fascino della carriola!!

Mix pittina dagli occhi magnetici... salvata da pesante maltrattamento. Viveva a Napoli legata alla ringhiera delle scale condominiali ad una corda cortissima.

Lei è un cane eccezionale, nata nel 2013. Entrata in canile nel 2014 si è subito distinta per le sue naturali doti olfattive: con lei abbiamo lavorato tantissimo sulla discriminazione olfattiva, fino a farle seguire delle vere e proprie piste di sangue finalizzate al ritrovamento di persone scomparse (attività fatte solo ai fini ludici).

Non va d’accordo con i suoi simili, per cui cerca una famiglia senza altri animali in casa, una famiglia dinamica , esperta e disposta ad un percorso conoscitivo.

Paco cerca casa! Si trova a Genova!

Paco è stato adottato da cucciolo con la superficialità di chi crede che un cucciolo sia un foglio bianco sul quale scrivere ciò che si vuole, e con la stessa superficialità è stato portato in canile perché dopo due anni era cresciuto con caratteristiche diverse da quelle di un peluche.

Paco è un cane affettuosissimo, curioso e dinamico, viene presentato a tutti i nuovi volontari del canile come uno tra i cani più equilibrati e gestibili anche per chi è alla prima esperienza.

Ama passeggiare a lungo, è già abituato a vivere in casa, viaggia volentieri in auto, è sempre alla ricerca di nuove avventure da fare in compagnia dei suoi amici, è molto bravo in città, non ha paura delle persone, né dei cani. Non ama i cani maschi, è invece molto bravo con le femmine. Non è compatibile con i gatti.

E’ un cane adulto oramai, è nato nel 2014, una taglia media (circa 20 kg), è un cane che sa gestire bene le emozioni, i suoi bisogni e i suoi spazi.

Paco ha bisogno di un'adozione responsabile, che non sottovaluti i segnali di stress che sa comunicare, soprattutto quando vuole riposare in cuccia senza essere disturbato.

Ciao, grazie per prendere in considerazione l'opzione di adottare un nido.
QUOTANIMALE è il codice sconto dedicato del 10% sul progetto Bird House, valido sia per adottare il nido con prodotto abbinato, sia per ricevere solo il certificato digitale.
Fanne buon uso!

Yoga è stata pescata accidentalmente da un peschereccio a strascico davanti alla costa di Cesenatico. Attualmente sta svolgendo il processo di riabilitazione in vasca presso le strutture di Cestha e nei prossimi giorni svolgerà gli accertamenti veterinari. Ancora non ha iniziato ad alimentarsi, si deve ancora abituare alla sua vasca.

The Black Bag ha deciso di battezzarla con il nome Yoga - dopo averla adottata - per ringraziare David e Gruppo Yoga Solidale Genova per aver contribuito, con una donazione, alla sua adozione.