Le Piante Carnivore

Drosera sp.
Drosera sp.

Le predatrici del mondo vegetale. Protagoniste della fantascienza, dell’horror. Ispirazione di fiabe e leggende di piante mangiauomini, spietate e con bocche formate da folgoreggianti petali.

Le leggende hanno dominato l’immaginario comune fino agli inizi del ‘900, incutendo timore e paure per quei luoghi remoti, selvaggi e ancora per gran parte inesplorati. Laggiù dove gli alberi mangiano gli uomini, e le tribù indigene donano in sacrificio fanciulle per placare la fame e l’ira di questi mostri vegetali onnipotenti. Ma la loro “scelta” di una dieta carnivora non deriva certo dalla malvagità: è il semplice risultato – se pur di semplice non ha nulla – dell’evoluzione genetica stimolata dalla necessità di sopravvivenza. Questa evoluzione è avvenuta decine di milioni di anni fa, quando ancora vivevano i dinosauri. Ma solo di recente, intorno alla seconda metà del 1800, Charles Darwin scoprì il loro meccanismo di intrappolamento e digestione di insetti, piccoli roditori e mammiferi. Approfondiamo ora insieme le caratteristiche di queste piante straordinarie.

Simbologia delle Piante Carnivore

Essendo state “scoperte” di recente, non si ha un’attribuzione antica del suo simbolismo, come abbiamo trovato invece nel caso per esempio del Fico, del Timo e della Rosa. Ciò nonostante, per la loro singolarità e per i luoghi estremi e difficili in cui vivono (a quanto pare la comodità non rientra nel loro stile), queste piante si sono guadagnate il simbolo di resistenza, forza e resilienza alle avversità.

L’origine e le trappole delle Piante Carnivore

Le Piante Carnivore sono costituite da circa 583 specie e 12 famiglie. Grazie a degli studi basati sulle sequenze genetiche del DNA, si sa che l’origine dei meccanismi carnivori è diviso in 9 evoluzioni indipendenti durante un lasso di tempo compreso tra 8 e 72 milioni di anni fa. Queste evoluzioni si innescarono per la necessità di trovare fonti di nutrimento vitali. Darwin fu il primo a contribuire allo studio di queste affascinanti specie e trasmise le sue conoscenze in due pubblicazioni: la prima, Piante insettivore (1875), contiene tutte le sue scoperte; la seconda, Il Potere del Movimento nelle Piante (1880), alimentò miti e leggende nelle generazioni successive e fu fonte d’ispirazione per storie dell’orrore e di fantascienza. Oggi parleremo dei generi più conosciuti, ma soprattutto delle strategie principali delle nostre carnivore per cibarsi.

La Pinguicula

La pinguicula (famiglia delle Lentibulariaceae) non ha l’aspetto delle piante carnivore più conosciute: non presenta peli e dentelli simili a fauci spietate, né bocche che ricordano la ferocia famelica dei predatori più temuti. Ma è una piccola pianta che domina ambienti acidi e poveri di nutrienti, dalle zone temperate a quelle tropicali, e comprende all’incirca 80 specie. In Italia, ne esistono 8, capaci di catturare l’occhio dell’osservatore più attento dalle Alpi all’Appennino.

La sua trappola sono le foglie. Il loro colore verde (a volte può essere anche rosa, a seconda della specie) è capace di attrarre gli insetti, e non solo. Le ghiandole posizionate su di esse secernono un liquido che sembra acqua – altra attrazione per i malcapitati. Gli insetti, depositandosi su di esse, s’invischiano nella sostanza, intrappolandosi. Compiuto il misfatto, una seconda ghiandola sessile inizia a rilasciare gli enzimi digestivi che decomporranno la preda.

Curiosità: la sostanza secretata dalle foglie ha importanti proprietà antibatteriche che permetto alla preda di non marcire durante la sua digestione. Stando alle testimonianze giunte a noi, questa peculiarità era già nota nell’antichità. In Nord d’Europa, le persone ponevano alcune foglie sulle ferite delle vacche per evitare le infezioni e aiutarne la guarigione.

Pinguicula alpina
Pinguicula alpina

La Drosera

Un altro tipo di di pianta insettivora. La varietà del loro adattamento, modificando foglie, fusto e radici è davvero incredibile. La Drosera (famiglia delle Droseraceae) può variare nelle sue 150 specie da dimensioni di pochi millimetri a piante ben più grosse. La si può trovare in tutto il mondo, dall’Alaska alla Nuova Zelanda anche se il 50% delle specie esistenti sono originarie dell’Australia, specialmente in ambienti umidi e poveri di sostanze nutritive, freddi e temperati. Anche in Italia esistono delle specie di Drosera: sulle Alpi, Prealpi e la parte settentrionale dell’Appennino. Qui, la Drosera, è purtroppo ormai difficile da trovare, motivo per il quale in molte zone è una specie protetta.

Anche qui, la sua trappola sono le foglie. Con i suoi peli color porpora, il cui culmine è ricoperto da una sostanza zuccherina, vischiosa e lucente, gli conferisce un aspetto rugiadoso. Infatti il nome “Drosera” significa coperta di rugiada. Insomma, la sua conformazione attira le prede che si posano sulle sue foglie con innocenza e noncuranza. Come dice il detto “la noncuranza è il miglior disprezzo la dove regna l’ignoranza”. Ed è così che, silenziosa e lesta, la Drosera trasforma la sostanza zuccherina da neutra ad acida e proteolitica (che scompone le proteine in amminoacidi) per digerire e trarre le sostanze nutritive dal malcapitato. Alcune specie hanno foglie più mobili che si chiudono, arrotolandosi su se stesse, non per catturare la preda, ma per favorire la digestione.

drosera rotundifolia - la rugiada del sole
Drosera rotundifolia “La rugiada del Sole”

La Nepenthes

La Nepenthes (famiglia delle Nepenthaceae) fa parte dei generi delle piante carnivore dette anche “piante brocca” per la loro morfologia particolare che altro non è che una mutazione della foglia nelle sue origini, detta in botanica “ascidio”. Ne esistono circa 140 specie e sono piante strettamente tropicali – possiamo trovarle in Italia solo come piante da ornamento. La nostra “brocca” la si trova generalmente in foreste pluviali come quelle del Borneo, Malesia, Indonesia, Madagascar, Nuova Guinea, Cina e Australia, arrampicata sugli alberi (piante epifite). Anche qui prospera in zone sub-acide e povere di nutrienti, a tal punto che in un momento evolutivo della sua storia ha deciso che era meglio fare l’appesa sugli alberi tropicali, dato che dal terreno non c’è molto da ricavare.

La sua trappola è, appunto, l’ascidio. Il suo bordo è ricoperto della sostanza zuccherina che attira insetti, roditori e mammiferi. Insomma, tutti coloro ghiotti di un pasto dolce. Data la sua conformazione tendente all’interno, le prede scivolano all’interno della brocca dove, al suo fondo, li attende un liquido acido ricco di enzimi digestivi. Le vie di fuga all’interno dell’ascidio sono quasi inesistenti. Le sue pareti sono liscissime (in alcune specie cerate) e presentano peli rivolti all’ingiù che ne rendono impossibile la risalita.

Nepenthes villosa
Nepenthes villosa

Curiosità: Questa specie ha sempre affascinato botanici e curiosi esploratori per la sua enorme varietà nella forma e grandezza dell’ascidio a alla particolare simbiosi sviluppatasi con le sue prede. Per esempio, la Nepenthes attenboroughii, dedicata al divulgatore scientifico David Attenborough, ha un ascidio di un litro e mezzo, infatti le sue prede sono piccoli roditori e mammiferi; mentre la Nepenthes iowii ha un ascidio a forma di toilette, ed il roditore tupaia montana la usa come WC. In cambio la pianta trae dagli escrementi l’azoto per il suo fabbisogno.

Nepenthes attenboroughii
Nepenthes attenboroughii
Nepenthes iowii
Nepenthes iowii

La Dionea muscipola

Ed eccoci arrivati a colei, che per la sua bellezza, il nome significa “nata da Dione”, la madre di Venere. La Dionaea muscipula (famiglia delle Droseraceae), detta anche Venere acchiappamosche, è l’unica specie finora conosciuta di questo genere di pianta carnivora. La carnivora è originaria del Nord America, dove prospera in ambienti subtropicali e temperati delle zone umide. Essa fu scoperta nel 1768 da J. Ellis, definita in seguito, dopo lunghi studi, da Darwin come la “pianta carnivora più spettacolare del mondo”, grazie al suo perfido ed unico, nel mondo vegetale, meccanismo di caccia e nutrimento. Una bellezza mortale.

Le foglie ne sono la trappola. Aperte a metà, il loro interno sono di un rosso ipnotico, la strategia per attirare le prede. I pochi peletti disposti all’interno della foglia hanno la funzione di sensori che percepiscono il movimento delle prede e azionano il meccanismo a scatto che porta la foglia a chiudersi di colpo. Gli enzimi digestivi vengono rilasciati per digerire e trarre i nutrimenti.

Dionaea muscipula
Dionaea muscipula

Le Piante Carnivore protagoniste dell’Horror

Queste bellezze micidiali altro non potevano che impadronirsi della fantasia e immaginario collettivo, divenendo l’ispirazione per eccellenza delle storie dell’orrore e di fantascienza.

L'albero mangiauomini del Madagascar secondo il giornale The American Weekly (1920)
L’albero mangiauomini del Madagascar secondo il giornale The American Weekly (1920)

Da Jumanji (1995) a Batman & Robin (1997), con la fantastica Uma Thurman che interpreta Poison Ivy. E ancora La piccola bottega degli orrori (1986), La casa (1981) e Il viaggio al centro della Terra (2008), che vede come protagonista la nostra Venere acchiappamosche.

Scena de "Il viaggio al centro della Terra" (2008)
“Il viaggio al centro della Terra” (2008)

#StayTuned

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Bellolampo viveva insieme al suo branco di cani liberi nella discarica di Palermo situata in Via stradale Bellolampo, dalla quale prende il nome.

Non sappiamo esattamente perché, ma il branco è stato catturato e portato nel canile municipale di Palermo, un luogo assolutamente inospitale, inadeguato e spaventoso per tutti i cani, ma soprattutto per i cani nati liberi che non hanno praticamente mai avuto contatti con l’uomo.

La data di nascita viene indicativamente riportata come l’1/12/2015 e l’ingresso nel canile di Palermo è avvenuto il 9/4/2016.
Bellolampo aveva solo 4 mesi quando è stato tolto dal suo territorio nativo e separato dai suoi fratelli per essere chiuso in un box sovraffollato.

Una volontaria del canile di Palermo segnalò a Buoncanile l’urgenza di trovare una sistemazione migliore per lui così riuscirono a farlo arrivare a Genova nell’ ottobre 2016 insieme ad un'altra cagnolina, Papillon.

Furono i primi cani del #buoncanileprogettopalermo.

Bellolampo ha subito manifestato una forte paura nei confronti delle persone e dell’ambiente, arrivando anche a mordere, mentre si è dimostrato da subito capace e desideroso di instaurare forti legami con gli altri cani.

Nel tempo ha imparato a fidarsi dei gestori del canile e piano piano ad aprirsi anche a pochi volontari selezionati.

Essendo un cane molto carino e anche di piccola taglia negli anni ha ricevuto diverse richieste di adozione, ma tutte incompatibili con il suo carattere diffidente e spaventato.

Una curiosità? Bellolampo ama gli equilibrismi! Gli piace saltare sui tavoli, le panche, le sedie, i muretti e proprio non resiste al fascino della carriola!!

Mix pittina dagli occhi magnetici... salvata da pesante maltrattamento. Viveva a Napoli legata alla ringhiera delle scale condominiali ad una corda cortissima.

Lei è un cane eccezionale, nata nel 2013. Entrata in canile nel 2014 si è subito distinta per le sue naturali doti olfattive: con lei abbiamo lavorato tantissimo sulla discriminazione olfattiva, fino a farle seguire delle vere e proprie piste di sangue finalizzate al ritrovamento di persone scomparse (attività fatte solo ai fini ludici).

Non va d’accordo con i suoi simili, per cui cerca una famiglia senza altri animali in casa, una famiglia dinamica , esperta e disposta ad un percorso conoscitivo.

Paco cerca casa! Si trova a Genova!

Paco è stato adottato da cucciolo con la superficialità di chi crede che un cucciolo sia un foglio bianco sul quale scrivere ciò che si vuole, e con la stessa superficialità è stato portato in canile perché dopo due anni era cresciuto con caratteristiche diverse da quelle di un peluche.

Paco è un cane affettuosissimo, curioso e dinamico, viene presentato a tutti i nuovi volontari del canile come uno tra i cani più equilibrati e gestibili anche per chi è alla prima esperienza.

Ama passeggiare a lungo, è già abituato a vivere in casa, viaggia volentieri in auto, è sempre alla ricerca di nuove avventure da fare in compagnia dei suoi amici, è molto bravo in città, non ha paura delle persone, né dei cani. Non ama i cani maschi, è invece molto bravo con le femmine. Non è compatibile con i gatti.

E’ un cane adulto oramai, è nato nel 2014, una taglia media (circa 20 kg), è un cane che sa gestire bene le emozioni, i suoi bisogni e i suoi spazi.

Paco ha bisogno di un'adozione responsabile, che non sottovaluti i segnali di stress che sa comunicare, soprattutto quando vuole riposare in cuccia senza essere disturbato.

Ciao, grazie per prendere in considerazione l'opzione di adottare un nido.
QUOTANIMALE è il codice sconto dedicato del 10% sul progetto Bird House, valido sia per adottare il nido con prodotto abbinato, sia per ricevere solo il certificato digitale.
Fanne buon uso!

Yoga è stata pescata accidentalmente da un peschereccio a strascico davanti alla costa di Cesenatico. Attualmente sta svolgendo il processo di riabilitazione in vasca presso le strutture di Cestha e nei prossimi giorni svolgerà gli accertamenti veterinari. Ancora non ha iniziato ad alimentarsi, si deve ancora abituare alla sua vasca.

The Black Bag ha deciso di battezzarla con il nome Yoga - dopo averla adottata - per ringraziare David e Gruppo Yoga Solidale Genova per aver contribuito, con una donazione, alla sua adozione.