L’industria degli Smartphone

L’industria degli Smartphone, oggetti irrinunciabili per il funzionamento della nostra vita professionale e personale, ha visto un aumento della produzione negli ultimi dieci anni, per così dire, stellare: Samsung, solo nel 2021, ha messo in commercio 275 milioni di dispositivi, seguito da Apple con 230 milioni, senza contare i loro competitor minori come Xiaomi, Oppo, Vivo, Huawei, Motorola, Nokia, Sony e Wiko.

Siamo tutti a conoscenza della perpetua critica ai brand globali che vendono prodotti centrali nella nostra quotidianità: la loro scarsa trasparenza sulla provenienza dei materiali , come i metalli e i minerali, indispensabili per il funzionamento dell’elettronica. E da qui possono nascere domande di curiosità su questa industria: da dove vengono i materiali che costituiscono gli Smartphone? Il modo con cui si sostiene quest’enorme industria è sostenibile? Vengono tutelati i diritti dei lavoratori? Viene tutelato l’ambiente? Nel caso in cui vengano violati dei diritti civili, umani e ambientali, abbiamo la possibilità di scegliere dei prodotti che non vanno contro ai nostri valori etici e morali? Possiamo partecipare a un cambiamento che migliori la catena di produzione a livello sociale e ambientale di un oggetto a cui, ormai, non possiamo rinunciare? Lo scopriremo in questo articolo.

Come cita lo psicoterapeuta Nathaniel Branden:

“Il primo passo verso il cambiamento è la consapevolezza. Il secondo passo è l’accettazione.
Il terzo passo è l’azione.”

Quali minerali e metalli troviamo nei nostri Smartphone e da dove vengono?

I minerali e i metalli sono necessari non solo per la produzione degli Smartphone ma anche per la costruzione di tecnologie che aiuteranno il Pianeta a diventare un posto più pulito e verde. Di conseguenza la quantità di questi materiali, che la nostra società necessita, aumenta giorno per giorno, e continuerà ad aumentare nel futuro.

Nel caso degli Smartphone, i metalli e i minerali principali, necessari per il funzionamento di questi dispositivi, sono:

  • il rame (Cu): il Cile è il più grande fornitore al mondo;
  • il tellurium (Te): si trova nel minerale di Cu ed è estratto per la maggior parte come by-product del processo di raffinazione di Cu;
  • il litio (Li): si trova nei laghi rocciosi e salati chiamati “salar”, dove viene minato prima di essere sottoposto all’estrazione chimica. I leader mondiali della produzione di Li sono l’Australia, il Cile, l’Argentina e la Cina. La richiesta di Li aumenterà nei prossimi anni per la produzione di tecnologie eco-friendly;
  • il cobalto (Co): più della metà dell’approvvigionamento mondiale di Co deriva dalla Repubblica Democratica del Congo (DRC);
  • il manganese (Mn): nonostante il Mn sia molto abbondante nella crosta terrestre, l’80% della produzione mondiale ha luogo nel Sud Africa;
  • il tungsteno (W): 75% della fornitura mondiale deriva dalla Cina.

La vulnerabilità dell’industria degli Smartphone

Il mercato globalizzato mantiene i prezzi di minerali e metalli raffinati relativamente bassi. Ma fa tutto ciò a caro prezzo: una supply-chain vulnerabile dovuta alla monopolizzazione geografica e commerciale dei materiali. La maggior parte della produzione è concentrata in un singolo Stato. Essa è spesso localizzata in Paesi conosciuti per le pratiche di sfruttamento della classe lavorativa, di bambini come manovalanza e dell’inquinamento ambientale di suoli e falde acquifere.

Come conseguenza del processo di monopolizzazione, nel passato ci sono stati problemi, per esempio, con l’inflazione dei prezzi. Inoltre, una negligenza nella garanzia di diritti rispetto ai lavoratori e all’ambiente, da parte delle compagnie estrattive, sembra essere comune. La questione ambientale per l’estrazione di metalli e minerali ( già riconosciuto come la settima industria più inquinante al mondo) è aggravata dall’assenza di norme legislative (nella maggior parte dei Paesi produttori) per l’estrazione di materie prime, di monitoraggio, prevenzione e rimedio dell’inquinamento causato.

Lo sfruttamento minorile nell’industria degli Smartphone

Stando all’International Labour Organisation (ILO), circa un milione di bambini lavorano in svariate miniere in giro per il mondo, e UNICEF ha stimato che circa il 20% dei minatori sono bambini.

In DRC è stimato che 40.000 bambini lavorano nell’estrazione di Co, con la possibilità finale che i nostri telefonini contengano minerali estratti da sfruttamento minorile. I bambini coinvolti nell’industria possono iniziare dall’età di 5-7 anni.

Oltrettutto, nonostante il prezzo di Co sia aumentato del 300% negli ultimi due anni, arricchendo le compagnie internazionali che commerciano metalli e materiali comprati in gran parte da miniere “informali” (illegali), questo incremento di prezzi non ha arricchito in nessun modo i minatori che lavorano in condizioni estremamente precarie, in ambienti altamente tossici e a salari irrisori.

Ma i produttori di telefoni, inclusi marche mondiali come Apple e Samsung, mancano spesso di trasparenza nell’origine di provenienza dei materiali sulle loro etichette. Nonostante le più grandi compagnie dichiarino la propria intolleranza riguardo allo sfruttamento minorile, nessuno di questi investe abbastanza risorse e tempo per assicurare che la loro attività non finanzi pratiche di estrazione insostenibili e tossiche, sia eticamente che a livello ambientale. Anche, e soprattutto, loro hanno una responsabilità nel verificare a monte il rischio di comprare da miniere informali che stimolano lo sfruttamento minorile, con la possibilità di fungere da esempio globale per le altre aziende e di contrastare il mercato iniquo di minerali e metalli.

L’industria degli Smartphone: la settima industria più inquinante al mondo

Minerali e metalli sono indispensabili nella catena di produzione che sostiene la civiltà umana. Fin dalla notte dei tempi, con l’età del bronzo, quest’industria ha permesso l’avanzamento tecnologico e la civilizzazione dell’uomo, apportando enormi benefici per la qualità della vita del singolo. Nonostante il beneficio per la società umana, quest’industria implica una contaminazione notevole dell’ambiente, tanto che è classificata come la settima industria più inquinante al mondo.

Nel processo di estrazione dal sottosuolo vengono generalmente utilizzati acidi come mercurio e cianuro, sostanze particolarmente tossiche sia per l’ambiente che per l’uomo. Nelle miniere a cielo aperto, invece, le detonazioni per sbriciolare la roccia distruggono l’ambiente circonstante causando l’erosione di detriti che possono inquinare fiumi e laghi circostanti. Oltretutto, le miniere per l’estrazione di metalli, quando in disuso, continuano ad inquinare suoli e falde acquifere superficiali e sotterranee. Quando la roccia viene spaccata, si immagini venga fatta una ferita che non smetterà mai di “sanguinare”. La roccia, ormai esposta, continuerà a rilasciare metalli pesanti nell’ambiente attraverso l’azione di agenti atmosferici (es. precipitazioni) e di erosione, anche dopo l’abbandono della miniera.

Proprio per questo motivo, per continuare a sostenere il miglioramento della vita, della popolazione umana in perpetua crescita e la rivoluzione tecnologica come pilastro della transazione ecologica, l’estrazione di materiale vergine deve essere sempre più basata su di un modello eco-sostenibile, dove in futuro l’industria possa essere costituita da una crescente percentuale di materiali riciclati e rigenerati.

Inquinamento delle falde acquifere da una miniera di manganese abbandonata nel 1997, la miniera Gambatesa, Val Graveglia nel Parco dell’Aveto (Genova). Photo by Lucia Doni (2022)

Un esempio di scelta equosolidale ed eco-sostenibile: il Fairphone

La possibile soluzione? Ridurre l’estrazione di materiali vergini e appoggiarsi alla rimessa in circolo e rivitalizzazione di materiali di seconda mano. Per assicurare un’economia circolare di minerali e metalli destinati alla produzione di tecnologie, il disegno del prodotto dovrebbe già comprendere una strategia per rendere lo stesso facilmente e immediatamente riciclabile. Senza dubbio, nel nostro piccolo, possiamo cercare di avere più cura dei nostri ormai indispensabili telefonini nell’emblematica società della modernità, sempre più avanzata e raffinata – proprio come i minerali e i prodotti caratteristici dell’Antropocene (avanzati e raffinati) – oppure accertarsi che i nostri vecchi o malfunzionanti dispositivi raggiungano infrastrutture specializzate nel riciclaggio di apparecchi elettronici.

Come sostiene il Professor Richard Herrington, capo del dipartimento di Scienza al National History Museum di Londra:

“Non dovremmo sprecare risorse. Dovremmo assicurarci che, una volta che le tiriamo fuori dal suolo, ce ne prendiamo cura e utilizzarle e riutilizzarle”.

Ma oggi grazie ad una compagnia olandese, Fairphone, abbiamo la possibilità di comprare uno smartphone che cerca di affrontare tutti i problemi descritti sopra: un telefono più equosolidale ed ecosostenibile.

La loro missione è quella di creare Smartphone equosolidale ed eco-sostenibili. Si impegnano a garantire, per quanto possibile, materiali che sono estratti responsabilmente, offrendo al consumatore la tracciabilità dei materiali ottenuti da altri Paesi. Tutto ciò è rinforzato dall’impegno ad appoggiarsi a compagnie sia estrattive che di raffinazione e lavorazione del prodotto finito che garantiscono i diritti dei lavoratori e non incentivano lo sfruttamento minorile. Dal punto di vista ambientale, la compagnia ne garantisce una maggiore tutela integrando nel prodotto un alta percentuale di materiali riciclati (fino al 40%). Inoltre, i Fairphone sono strutturati di modo che il ciclo di vita totale del dispositivo sia il più lungo possibile.

Conclusione

Ed ecco che possiamo avere a oggi la possibilità di scelta nell’industria degli Smartphone da consumatori realmente liberi. Ci sono altre realtà in Europa e in giro per il mondo che si dedicano alla riduzione dello spreco di materiali nel mondo dei telefonini, offrendo servizi di riciclaggio di cellulari vecchi o inutilizzati. In Italia per esempio c’è l’Istituto Jane Goodall che si occupa appunto del riciclo di cellulari.

Speriamo che queste realtà crescano e si espandano in fretta così da poter offrire prodotti di mercato in linea con la transazione ecologica, l’economia circolare, la tutela dei diritti umani e del lavoro in più parti del mondo e i nostri valori personali.

#StayTuned

Ti è piaciuto l'articolo di Lucia Doni?

All'interno del nostro blog puoi trovare informazioni su diversi temi legati al mondo ambientale. Non perderti inoltre i nostri contenuti e i nostri eventi su Facebook, LinkedIn e Instagram. Seguici!