Meduse: incantevoli creature dell’abisso

Ogni anno sembra che siamo sempre più invasi da questi affascinanti animali, per quanto detestati. Eppure, le meduse hanno un importante ruolo nell’ecosistema marino e la loro diffusione sempre più ampia è indirettamente colpa nostra.

Una Pelagia noctiluca, piccola abitante del nostro mare facilmente riconoscibile per la colorazione viola.
Una Pelagia noctiluca, una piccola medusa abitante dei nostri mari

Che cosa sono?

Si tratta di alcuni dei più antichi organismi pluricellulari sviluppatisi sul pianeta Terra. Proprio per questo si trovano all’inizio dell’albero dell’evoluzione. Le tracce fossili di questi organismi risalgono a più di 500 milioni di anni fa e nel corso dei millenni questi organismi hanno subito pochi cambiamenti nel loro aspetto e nelle loro caratteristiche.

Ottenere reperti paleontologici di questi singolari animali è molto difficile poiché il loro corpo gelatinoso non si fossilizza facilmente. Tuttavia, alcuni reperti mostrano che già 500 milioni di anni fa mostravano una forma a “campana” che tanto conosciamo e un po’ temiamo.

Tassonomia

Spesso, usiamo la parola “medusa” per indicare in maniera generica animali differenti tra loro. Le meduse appartengo al phylum degli Cnidari, che contiene più di 11 000 specie di organismi marini e di acque dolci. Dalle meduse, ai coralli, tutti sono accomunati da una caratteristica: la presenza di cnidocisti. Gli cnidocisti (spesso chiamati anche nematocisti) sono particolari cellule con strutture ad arpione che sono utilizzate per catturare gli animali o per difesa. Infatti, le meduse iniettano il veleno irritante attraverso queste cellule quando ci pungono.

Disegno rappresentativo delle cnidocisti, le cellule utilizzate dalle meduse per predare e per difendersi.
Funzionamento delle cnidocisti, cellule urticanti utilizzate dalle meduse per difendersi e per predare

Come vediamo, i nematocisti contengono un piccolo arpione e un lungo filamento. Inoltre, sulla superficie è presente un ciglio (detto cnidociglio) che, quando sottoposto ad una leggera pressione, causa l’esplosione della cellula e il rilascio del filamento.

Le specie

Le 11 000 specie di meduse sono divise in diverse classi e sottoclassi. Ad esempio, i Cubozoi, gli Idrozoi, gli Scifozoi ecc.

Cubozoa

I cubozoi, come suggerisce il nome, sono caratterizzati dal loro distintivo ombrello a forma di cubo. Si tratta di animali che abitano acque calde e tropicali dove predano piccoli pesci, plancton e crostacei. La loro particolare forma a scatola li rende animali molto affascinanti, ma alcune specie sono molto pericolose anche per l’uomo. In alcuni casi, la loro puntura, oltre ad essere estremamente dolorosa, può risultare fatale. Alcune specie presentano strutture complesse chiamate ocelli, queste permettono all’animale di “vedere”. Si tratta di una vista molto ridotta che permette unicamente di riconoscere la direzione da cui proviene la luce.

Data la pericolosità di alcune specie di questo gruppo, molti studi sono stati portati avanti per comprendere come è meglio agire nel caso di punture. Ad oggi, molte spiagge australiane sono fornite di aceto, che sembra avere effetto se i nematocisti non si sono ancora attivati. Molti nematocisti non esplodono immediatamente e, anche se il tentacolo è staccato dall’animale, la loro pericolosità non diminuisce. È necessario quindi togliere i tentacoli ancora attaccati, con un asciugamano o con dei guanti.

Idrozoa

Una classe di animali molto ampia contenente al suo interno un ordine di “meduse” tra le più affascinanti: i Sifonofori.

A differenza di altre meduse, questi organismi si radunano in colonie e vengono chiamati zooidi. Ciascuno di essi è specializzato in un ruolo e, collegandosi tra loro, formano un essere più complesso. Ad esempio, alcuni possono costituire i tentacoli e le cellule urticanti, altri la struttura galleggiante e così via. Sono animali che abitano in mare aperto, preferendo acque calde e tropicali. Tuttavia, alcune specie si sono adattate ad abitare le profondità oceaniche, sviluppando bioluminescenza per attirare le prede o spaventare i predatori.

Tra i sifonofori più famosi abbiamo la terribile Caravella Portoghese (Physalia physalis), una tra le “meduse” più pericolose a causa dei suoi tentacoli lunghi fino a 50 m. Proprio a causa della lunghezza dei tentacoli, si consiglia di girare ben alla larga dall’animale anche quando spiaggiata.

Immagine rappresentante la caravella portoghese.
Physalia physalis, conosciuta come Caravella Portoghese

Scifozoa

L’ultima classe di meduse è formata da quelle che tutti noi conosciamo. Con forme, colori e capacità urticanti molto differenti tra loro, sono tra i più antichi dominatori dei mari.

Coloratissima ed innocua Cassiopea mediterranea, che abita il mar mediterraneo.
La coloratissima, ed innocua, Cassiopea mediterranea (Cotylorhiza tuberculata) che abita appunto il nostro mare

Poco noto è il fatto che, nonostante tutte le specie di meduse siano urticanti, alcune di esse siano praticamente innocue per l’uomo. Tra le specie non dannose nei nostri mari troviamo la Polmone di mare (Rhizostoma pulmo) e la Cassiopea mediterranea (Cotylorhiza tuberculata).

Belle ma pericolose

Presenti in ogni mare e anche in alcuni bacini di acque dolci, le meduse sono animali spesso coloratissimi ed eleganti, pur essendo composti quasi interamente di acqua. Note per la loro pericolosità, questi animali planctonici stanno diventando un problema in determinate aree del pianeta.

Il cambiamento climatico, la sovrapesca e molti altri effetti causati dall’attività umana stanno favorendo una crescita incontrollata delle meduse. Molte zone stanno vivendo una vera e propria invasione; alcuni mari dell’estremo Oriente stanno registrando bloom estesi (crescita rapidissima delle popolazioni di meduse) di questi animali. Il numero di meduse diventa così alto da riempire le reti dei pescatori, che si ritrovano a issarne a bordo a tonnellate. I pochi pesci che rimangono o che vengono catturati risultano invendibili poiché saturi delle tossine urticanti.

Le nostre azioni hanno anche modificato importanti equilibri dell’ambiente marino. Nel Mar Nero, ad esempio, lo scarico delle acque di zavorra delle navi ha portato una specie invasiva di medusa. L’arrivo di uno ctenoforo, Mnemiopsis leidyi, ha dato il colpo di grazia ai già consumati stock ittici di Acciuga europea.

Un aiuto per l’uomo

Nonostante siano sempre state demonizzate, le meduse possono avere alcuni importanti utilizzi che potrebbero aiutarci a contrastare l’eccessivo sfruttamento dei mari.

In alcune aree del mondo le meduse sono utilizzate come cibo: eliminando i tentacoli urticanti e parte del sistema digestivo dell’animale, resta l’ombrello che può essere cucinato. Sembra addirittura che le meduse siano salutari da un punto di vista alimentare. Infatti presentano pochissime calorie, ma sono ricche di proteine ed altri elementi importanti per la salute umana. E come se non bastasse la pesca di questi organismi è molto sostenibile. Data l’elevata presenza in acqua di questi organismi e l’alto tasso riproduttivo, l’impatto è estremamente ridotto.

Anche nell’ambito medico si sono fatte e si stanno facendo ricerche per capire se è possibile ottenere farmaci o altri prodotti medici. Nello specifico sembra che le meduse possano essere utili per la produzione di collagene. Questa sostanza è solitamente ottenuta da mammiferi, ma si stanno iniziando ad esplorare nuove vie. Alcune ricerche sono focalizzate sull’utilizzo del veleno delle meduse; ad esempio, il veleno dell’Aurelia aurita ha mostrato interessanti capacità come anticoagulante. O ancora si sta studiando se il veleno della Nemopilema nomurai può essere utilizzato per produrre medicinali contro il cancro.

Immagine della Medusa di Nomura
La medusa di Nomura (Nemopilema nomurai)

Questi incredibili organismi sopravvivono da eoni nei nostri oceani ed è probabile che ci sopravvivranno ancora a lungo. Proprio grazie alla loro incredibile capacità di adattarsi hanno sviluppato strategie e caratteristiche biologiche uniche; studiandole potremo sicuramente cambiare anche il nostro modo di vivere e di vedere il mondo.

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Yoga è stata pescata accidentalmente da un peschereccio a strascico davanti alla costa di Cesenatico. Attualmente sta svolgendo il processo di riabilitazione in vasca presso le strutture di Cestha e nei prossimi giorni svolgerà gli accertamenti veterinari. Ancora non ha iniziato ad alimentarsi, si deve ancora abituare alla sua vasca.

The Black Bag ha deciso di battezzarla con il nome Yoga - dopo averla adottata - per ringraziare David e Gruppo Yoga Solidale Genova per aver contribuito, con una donazione, alla sua adozione.

Bellolampo viveva insieme al suo branco di cani liberi nella discarica di Palermo situata in Via stradale Bellolampo, dalla quale prende il nome.

Non sappiamo esattamente perché, ma il branco è stato catturato e portato nel canile municipale di Palermo, un luogo assolutamente inospitale, inadeguato e spaventoso per tutti i cani, ma soprattutto per i cani nati liberi che non hanno praticamente mai avuto contatti con l’uomo.

La data di nascita viene indicativamente riportata come l’1/12/2015 e l’ingresso nel canile di Palermo è avvenuto il 9/4/2016.
Bellolampo aveva solo 4 mesi quando è stato tolto dal suo territorio nativo e separato dai suoi fratelli per essere chiuso in un box sovraffollato.

Una volontaria del canile di Palermo segnalò a Buoncanile l’urgenza di trovare una sistemazione migliore per lui così riuscirono a farlo arrivare a Genova nell’ ottobre 2016 insieme ad un'altra cagnolina, Papillon.

Furono i primi cani del #buoncanileprogettopalermo.

Bellolampo ha subito manifestato una forte paura nei confronti delle persone e dell’ambiente, arrivando anche a mordere, mentre si è dimostrato da subito capace e desideroso di instaurare forti legami con gli altri cani.

Nel tempo ha imparato a fidarsi dei gestori del canile e piano piano ad aprirsi anche a pochi volontari selezionati.

Essendo un cane molto carino e anche di piccola taglia negli anni ha ricevuto diverse richieste di adozione, ma tutte incompatibili con il suo carattere diffidente e spaventato.

Una curiosità? Bellolampo ama gli equilibrismi! Gli piace saltare sui tavoli, le panche, le sedie, i muretti e proprio non resiste al fascino della carriola!!

Mix pittina dagli occhi magnetici... salvata da pesante maltrattamento. Viveva a Napoli legata alla ringhiera delle scale condominiali ad una corda cortissima.

Lei è un cane eccezionale, nata nel 2013. Entrata in canile nel 2014 si è subito distinta per le sue naturali doti olfattive: con lei abbiamo lavorato tantissimo sulla discriminazione olfattiva, fino a farle seguire delle vere e proprie piste di sangue finalizzate al ritrovamento di persone scomparse (attività fatte solo ai fini ludici).

Non va d’accordo con i suoi simili, per cui cerca una famiglia senza altri animali in casa, una famiglia dinamica , esperta e disposta ad un percorso conoscitivo.

Paco cerca casa! Si trova a Genova!

Paco è stato adottato da cucciolo con la superficialità di chi crede che un cucciolo sia un foglio bianco sul quale scrivere ciò che si vuole, e con la stessa superficialità è stato portato in canile perché dopo due anni era cresciuto con caratteristiche diverse da quelle di un peluche.

Paco è un cane affettuosissimo, curioso e dinamico, viene presentato a tutti i nuovi volontari del canile come uno tra i cani più equilibrati e gestibili anche per chi è alla prima esperienza.

Ama passeggiare a lungo, è già abituato a vivere in casa, viaggia volentieri in auto, è sempre alla ricerca di nuove avventure da fare in compagnia dei suoi amici, è molto bravo in città, non ha paura delle persone, né dei cani. Non ama i cani maschi, è invece molto bravo con le femmine. Non è compatibile con i gatti.

E’ un cane adulto oramai, è nato nel 2014, una taglia media (circa 20 kg), è un cane che sa gestire bene le emozioni, i suoi bisogni e i suoi spazi.

Paco ha bisogno di un'adozione responsabile, che non sottovaluti i segnali di stress che sa comunicare, soprattutto quando vuole riposare in cuccia senza essere disturbato.