Princess Mononoke

Finalmente siamo arrivati all’anime probabilmente più ambientalista dello Studio Ghibli. Come abbiamo visto con Nausicäa e Pom Poko questo studio giapponese ha sempre avuto a cuore l’ambiente, ma in Princess Mononoke si arriva alla massima espressione di questa preoccupazione (ed era solo il 1997). Oggi analizziamo insieme tre scene che secondo me racchiudono il messaggio del film.

Come molti cartoni animati, anche questo non è assolutamente pensato solo per un pubblico di bambinə, anzi. Probabilmente è l’unico che consiglio di guardare prima di farlo vedere ai propriə figlə, perché ci sono diverse scene violente. Detto questo, si trova su Netflix, dove personalmente preferisco la versione originale o il doppiaggio inglese.

La versione italiana invece dev’essere quella distribuita nel 2000 da Buena Vista International Italia. Per carità, state alla larga dall’adattamento successivo a opera di Cannarsi che rischia di rendere ridicolo un film profondissimo e importante.

La maledizione iniziale

Nella prima scena di Princess Mononoke vediamo un cinghiale ricoperto da quelli che sembrano vermi disgustosi. L’animale sta chiaramente soffrendo e corre disperato attraverso la foresta. Uno dei protagonistə, il giovane principe Ashitaka, e una vedetta lo notano mentre si avvicina al loro villaggio. Il più anziano capisce subito che un demone si è impossessato del cinghiale e questo viene confermato quando nella sua carcassa viene trovata una pallottola. L’animale ferito era stato consumato dal suo stesso rancore verso l’essere umano.
Poco prima di morire, lancia una maledizione alla popolazione del villaggio – e a tutta l’umanità – che si è radunata intorno al suo corpo morente: «Presto soffrirete anche voi come ho sofferto io».

È ancora la sua rabbia a parlare, ma quello che dice è semplicemente vero. Ogni volta che sterminiamo specie animali e radiamo al suolo interi ecosistemi vegetali e marini, ci stiamo condannando da solə. Stiamo portando la nostra stessa specie all’estinzione. Questa diretta correlazione tra la distruzione ambientale e la sofferenza umana non è sempre evidente, perché spesso i tempi sono dilatati. Eppure direi che ormai stiamo cominciando a vedere gli effetti del nostro tanto amato capitalismo.

Il dio della foresta nella sua versione notturna in Princess Mononoke.
Il dio della foresta è una creatura magica e potente.

La Terra ci sopravvive

Il secondo messaggio invece arriva alla fine del film – quindi se non volete spoiler, passate al prossimo paragrafo.

Infatti, per tutto Princess Mononoke il dio della foresta, una figura mitologica con il corpo da cervo e il viso umano, non fa nulla per impedire che gli esseri umani distruggano il bosco. Tanto che molti animali sono confusi dal suo comportamento e altri si arrabbiano per la sua indifferenza.
Tuttavia, quando Eboshi la decapita, questa divinità – che di fatto rappresenta la natura in senso lato – si abbatte contro tutto e tuttə dimostrando la sua potenza. Distrugge ogni cosa finché non gli viene restituita la testa, solo allora lascerà che la Terra si rigeneri.

La faccia distruttiva della natura è evidente da anni ormai: ci troviamo in una crisi climatica. Il nostro pianeta è in fiamme, i ghiacci si sciolgono, gli oceani sono sempre più acidi. Questi disastri, causati dall’essere umano, uccidono anche piante e animali. Ma la natura sa che può rigenerarsi, siamo noi che rischiamo di estinguerci per sempre.

Infatti questo concetto dell’estinzione umana è alla base di molti movimenti attivisti, primo fra tutti Extinction Rebellion, che ha scritto anche una guida molto interessante a questo proposito. Sicuramente è profondamente triste vedere la biodiversità scomparire o animali innocenti morire negli incendi, ma dobbiamo capire che alla fine dei conti saremo noi a subire le conseguenze peggiori.
Noi non possiamo permetterci di arrivare a decapitare l’intera natura, perché a quel punto sarà troppo tardi.

Un po’ di speranza

L’anime non è solo pieno di avvertimenti preoccupanti. Anzi, al centro di questa storia ci sono San, conosciuta come principessa Mononoke, e il principe Ashitaka. Questi meravigliosi personaggi rappresentano rispettivamente la natura e l’umanità. San odia giustamente gli esseri umani che hanno raso al suolo il suo habitat. Dal canto suo, Ashitaka è sconvolto dallo scoprire che tutta questa distruzione è avvenuta proprio per colpa della specie umana.
La riconciliazione di queste due realtà ormai diventate opposte è la chiave del film. È l’unica cosa che potrebbe far concludere la storia con un lieto fine.

Come abbiamo imparato l’ottimismo ostinato è uno strumento potente e indispensabile per affrontare la crisi climatica. Quindi cerchiamo di concentrarci sulla speranza che ci lascia Princess Mononoke e impegniamoci per costruire attivamente quella realtà nel nostro mondo.

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