La nuova Carbon Policy europea: basterà per raggiungere le emissioni net zero?

In questo articolo ci focalizzeremo soprattutto sul carbone, sulle misure prese negli ultimi anni dalle potenze europee e sulla loro effettiva applicazione.

Inoltre, considereremo il nuovo Emissions Trading Scheme (ETS) dell’UE. Vediamo in cosa consistono queste politiche e se basteranno per raggiungere le emissioni net zero.

Livelli di emissioni previste con e senza l’uso di green policies per le net zero
Livelli di emissioni previste con e senza l’uso di green policies. Il grafico mostra l’importanza di avere politiche, leggi e obiettivi per la riduzione delle emissioni.

Saranno sufficienti per arrivare all’obiettivo delle net zero?

L’impatto ambientale dell’UE nel corso degli ultimi anni è misurabile: fino al luglio del 2021, l’UE era il carbon market più sviluppato al mondo, producendo oltre il 40% delle emissioni (Ambienta, 2021). Tuttavia, nel 2020 era iniziato un vero e proprio calo di emissioni, con una diminuzione del 24% rispetto al 1990 e del 13% rispetto nel 2019. 

Pur essendo dati convincenti, bisogna analizzare questo calo in base a diversi fattori in concomitanza con gli effetti della pandemia globale, che è ancora in corso:  

  • Il Coal phase-out
  • La corretta applicazione delle leggi approvate dai diversi paesi 
  • Il finanziamento di un programma per l’azione climatica 

Cos’è il Coal phase-out?

Il Coal phase-out significa l’eliminazione della combustione del carbone, il quale, secondo l’obiettivo dell’Accordo di Parigi, dovrebbe sparire entro il 2050. La lotta contro il carbone inizia già da tempo in Europa: Austria e Belgio sono diventati i due paesi coal-free (rispettivamente nel 2019 e 2020); l’Italia prevede la chiusura di tutte le centrali entro il 2025 e la Germania entro il 2038. 

Dal grafico riportato in basso dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA), vediamo una graduale ma significativa riduzione della produzione di carbonio. Infatti, nel 2020, la produzione di carbone in Europa è calata del 23% rispetto all’anno precedente, in seguito a una domanda più bassa del combustibile del 4%. Questo calo è principalmente dovuto alle restrizioni per il Covid-19. 

Produzione di carbone nell’EU dal 2018 al 2021, IEA
Produzione di carbone nell’EU dal 2018 al 2021, IEA

Purtroppo, nemmeno una pandemia globale sembra essere stata abbastanza, poiché nel 2021 è stato riportato un aumento della produzione di carbone rispetto all’anno precedente. Inoltre, gli obiettivi dei singoli paesi non sono stati messi in pratica: la Germania, nonostante il suo obiettivo coal-free entro il 2038, ha inaugurato l’apertura di una nuova centrale elettrica a carbone nel 2020. Questo è avvenuto perché il paese ha improvvisamente rinunciato all’energia nucleare. All’aumento di carbone bisogna anche sommare l’impatto della Cina, India e Stati Uniti (i maggiori produttori di emissioni carboniche). Si pensi anche che l’Overshoot Day viene raggiunto sempre più presto da moltissimi paesi in tutto il mondo. 

Insomma, nonostante il calo da record nel 2020, la produzione di carbone ha preso una brutta piega. Nel 2021 si prevede una domanda globale di carbone in aumento del 2,6% che continuerà fino al 2025. Inutile dire che questi dati non sono sufficienti per raggiungere l’obiettivo previsto dagli Accordi di Parigi.

Fit for 55 Program: una nuova soluzione per avvicinarsi al net zero

L’obiettivo finale delle emissioni net zero ci sembra irraggiungibile, ma per rafforzarlo è stato introdotto a luglio 2020 il Fit for 55 Program (FFF), che prevede una riduzione del 55% dei gas serra entro il 2030. E’ un programma unico perché non solo prevede l’aumento della tassa sul carbone, ma considera pure diversi settori come il trasporto marittimo, il trasporto su strada e l’energia utilizzata negli edifici.

Ma soprattutto, FFF è una politica di carbon pricing totalmente avanzata perché tiene conto delle misure insufficienti prese dai governi finora. Il report di FFF stima che al ritmo attuale le emissioni globali calerebbero solo dell’1%, rispetto al 25% previsto dagli obiettivi della COP21.

Il Carbon pricing di FFF ha due applicazioni 

  1. Cap-and-trade system

    Il governo fissa un cap, ovvero un limite totale di emissioni che nessuna impresa può superare e rilascia anche crediti (alcuni gratuiti, ma altri a pagamento) a ogni. Le imprese si scambiano i crediti (trade system) per cercare ad arrivare al cap. Perciò, per raggiungere il totale di emissioni, un’impresa potrà vendere i propri crediti (se ha trovato soluzioni sostenibili per raggiungere il cap velocemente, e quindi crediti rimasti) oppure comprarne altri da altre imprese (se non ha trovato soluzioni sostenibili e non ha ancora raggiunto il cap). Ovviamente, vendere i propri crediti è nell’interesse di ogni impresa, perché crea un profitto, e per farlo deve ridurre le sue emissioni.

    Nel tempo, il cap diminuisce, quindi il totale delle emissioni diminuisce. Inoltre, se un’impresa non riesce a raggiungere il cap, non solo deve comprare i crediti, ma deve anche pagare una tassa di 100 euro per ogni tonnellata di emissione che produce.
  2. Carbon tax

    Le emissioni di carbone vengono tassate, senza un obiettivo finale (quindi senza cap) e senza basarsi su incentivi. Questa tecnica, a differenza dell’ultima, può portare a un cambiamento molto rapido, ma senza essere favorevole al mercato. È per questo che si preferisce la prima applicazione.

Al giorno d’oggi, tutte e 64 le tecniche di carbon pricing si basano sul sistema cap-and-trade (Ambienta, 2021).

Cos’è l’Emissions Trading Scheme (ETS)?

Le due applicazioni che abbiamo appena analizzato fanno parte del Emissions Trading Scheme (ETS), introdotto per la prima volta nel 2005. Si realizza attraverso tre frasi. 

Prima fase: il primo cap fissato fu nel 2008, ma fu facilmente raggiungibile perché la maggior parte dei crediti venivano venduti gratuitamente.

Seconda fase: dal 2013, i crediti non erano più gratis per la produzione elettrica e ciò creò più scambi.

Terza fase: dal 2021, il cap è stato abbassato molto e gli impianti industriali, che prima godevano di crediti gratis, ora devono pagarli. Nel 2030 verrà introdotto un cap ancora più basso: dal -45% al -55% di emissioni.

Non solo, ma l’ETS ha esteso l’applicazione anche al trasporto marittimo e stradale.

Le problematiche dell’ETS

  • Non viene applicata alla benzina
  • È applicata solo a combustibili che vengono bruciati in impianti industriali con una potenza di 20MW (quindi sono esclusi dall’applicazione i gas naturali che vengono bruciati al di sotto di quella capacità) 
  • Il trasporto aereo viene tassato come il trasporto dei treni elettrici, anche se il primo inquina dieci volte di più.  
  • Essendo un sistema dell’UE, potrebbe favorire diverse imprese estere.

Quali sono gli effetti dell’ETS?

  • Risulta in costi maggiori di produzione, creando un’inflazione dei prezzi, che favorirebbe il commercio interno  
  • Riduce di media le emissioni annue, avvicinando ogni paese di più al net zero 
  • Nei prossimi anni, i soldi guadagnati dall’abbassamento del cap risulterebbero in un aumento di fondi per il Green Deal. Entro il 2030 si prevede un prezzo di 100 euro per credito, e un calo dei crediti gratis. Ciò porterebbe a un profitto di circa 70 miliardi di euro (Ambienta, 2021)

Possiamo concludere che, nonostante le pratiche insufficienti mosse dai paesi europei, l’ETS è una politica grazie alla quale l’obiettivo della COP21 diventa ancora una volta raggiungibile, infatti stiamo già risentendo gli effetti positivi che porterebbe questa policy.

Calo di emissioni necessarie per arrivare a meno 2 gradi centigradi e raggiungere le net zero
Calo di emissioni necessarie per arrivare a meno 2 gradi centigradi, Our World in Data