I nudibranchi sono affascinanti molluschi marini noti per la loro straordinaria varietà di colori e forme. Appartenenti alla classe dei gasteropodi e al sottordine dei nudibranchi (Nudibranchia), questi animali sono spesso chiamati “lumache di mare”, ma si distinguono per la mancanza o la riduzione del guscio esterno che caratterizza molte lumache.

Il nome
Questi molluschi presentano una notevole somiglianza con i loro parenti terrestri – le lumache dei nostri giardini – soprattutto nella forma, un corpo allungato morbido e flessibile. Ma si differenziano notevolmente dalle chiocciole che vivono fuori dall’acqua. Per prima cosa, non hanno una conchiglia, questa è presente solo nelle forme larvali ma si perde raggiunta l’età adulta. Presentano poi colori molto accesi e vividi. Ma la caratteristica più importante che dà loro il nome è la presenza delle branchie libere e non protette sul loro corpo.
Le branchie, distribuite spesso lungo il corpo e riunite in piccole rosette, sono l’elemento più caratteristico di questi piccole lumache. Per quanto possa sembrare una mossa rischiosa evolversi esponendo il principale organi respiratorio, i nudibranchi hanno sviluppato notevoli strumenti difensivi. La loro colorazione ( si tratta degli animali più colorati presenti sulla terra) è il primo segnale di allarme per eventuali predatori.
Difesa
Molti nudibranchi hanno evoluto colorazioni particolari così da mimare i colori dell’ambiente in cui vivono: mimetizzarsi è la prima forma di difesa che questi piccoli animali (alcune specie raggiungono al massimo i 60 cm di lunghezza). Alcuni hanno però sviluppato una colorazione aposematica, cioè piuttosto evidente e contrastante con l’ambiente per segnalare la loro pericolosità a eventuali predatori. Un esempio è il Chromodoris quadricolor, così chiamato per la presenza di quattro diversi colori sul suo corpo: bianco, nero, giallo e blu.

Alcune specie, che si nutrono di cnidari (meduse e coralli), hanno evoluto ancora di più le loro capacità difensive. Nel nutrirsi di animali ricchi di nematocisti (cellule urticanti), i nudibranchi possono “rubare” queste cellule e utilizzarle come forma di difesa a loro volta. Le nematocisti sono posizionate nel dorso, la zona più vulnerabili, all’interno delle strutture contenenti le branchie e chiamate cerata.
Per questi piccoli animali, tuttavia, è spesso più importante scoraggiare i predatori che ucciderli. La presenza di cellule urticanti o sostanze dal sapore estremamente fastidiosi nel corpo dei nudibranchi serve proprio a respingere pesci più grandi, intossicando o uccidendo i predatori anche il piccolo nudibranco non ne avrebbe un guadagno.
Le specie del Mediterraneo
Anche il Mar Mediterraneo è casa di alcune specie di nudibranchi; persino lungo le scogliere liguri si nascondono non pochi di questi piccoli animali.
La Peltodoris astromaculata, comunemente chiamata “vacchetta di mare”, è un piccolo nudibranco di colore bianco con macchie bruno rossastre che vive nelle aree coralligene, soprattutto in prossimità di spugne marine come la Petrosia ficiformis e la Haliclona fulva, di cui si nutre. La caccia a queste spugne viene svolta principalmente grazie a particolari sensori chemiotattici. Questo piccolo organismo non presenta particolari competitori, dato che le due specie di spugne sopra citate producono sostanze tossiche pericolose per altri animali.

Altra specie dalla colorazione sgargiante è la Diaphorodoris papillata, caratterizzata da un copro bianco-trasparente con molte strutture coniche rosse sul corpo, nota principalmente per nutrirsi di briozoi.
Tra i nudibranchi più particolari e non abitanti dei fondali troviamo il Glaucus atlanticus. Questo piccolo animaletto si aggrappa a testa in giù a sifonofori come la Velella velella o la Physalia physalis nutrendosene. Mangiando animali spesso particolarmente pericolosi ha sviluppato la capacità di trattenere le nematocisti, risultando a sua volta pericoloso. In particolare la puntura di questo piccolo animaletto può portare agli stessi sintomi della puntura della caravella portoghese.

Tra le più affascinanti però troviamo l’Elysia timida, questo piccolo nudibraco si nutre principalmente di alghe come l’Acetabolaria acetabulum o la Padina pavonica. Tuttavia mette in atto un meccanismo simile a quello del Glaucus per acquisire i nematocisti, ma ruba i coloroplasti, l’elemento base nelle cellule delle piante utile alla fotosintesi, e lo deposita sul suo dorso. In questo modo, invece di difendersi, diventa capace di svolgere la fotosintesi e per 45 giorni può sopperire a eventuali mancanze utilizzando queste strutture.
L’interesse scientifico
L’assenza di un guscio su questi piccoli animali potrebbe apparire come un problema, ma come abbiamo visto sono molto abili nel difendersi. Tanto abili da attirare l’attenzione dei ricercatori che hanno iniziato a studiarli approfonditamente alla ricerca di sostanze mediche utili.
In particolare, la ricerca è direzionata per trovare utili sostanze antibatteriche, antivirali e antitumorali. Grazie ad alcune specie indonesiane, si lavora per trovare una soluzione al problema che sempre più batteri stanno acquisendo una maggior resistenza ai medicinali. In particolare, gli scienziati sono indirizzati verso Staphylococcus aureus, Escherichia coli, Bacillussubtili e Klebsiella pneumonia.
Studi preliminari stanno anche valutando l’uso delle sostanze prodotte da questi piccoli molluschi per la creazione di composti antitumorali. Per quanto ancora molto iniziali, i risultati sembrano promettenti. Questo apre un interessante spiraglio per la ricerca, in particolare quella biomedica, oltre a mostrarci come spesso possiamo trovare molte cure nel nostro “giardino di casa”.
Il cambiamento climatico
Il cambiamento climatico, che ormai sta influenzando il nostro pianeta, ha colpito anche questi piccoli organismi. In particolare si è osservato come questi animali tendono a ridistribuire le loro popolazioni, generalmente spostandosi verso latitudini più elevate. Grazie alle larve planctoniche, che sfruttano le correnti, questi animali possono migrare per lunghi periodi fino a trovare le condizioni ambientali migliori. Importanti studi svolti lungo le coste della California hanno evidenziato come tutte le specie di nudibranchi stiano migrando verso nord, alla ricerca di condizioni più favorevoli.
Il cambiamento climatico influisce molto anche sulla loro dieta. Infatti l’acidificazione dei mari danneggia le principali fonti di nutrimento dei nudibranchi: coralli e spugne. I piccoli molluschi devono quindi adattarsi a nuove prede senza però sapere quali eventi causeranno all’ecosistema marino di una determinata zona.
Trattandosi di animali delicati, i nudibranchi sono anche molto sensibili a eventi climatici estremi che potrebbero danneggiare le loro popolazioni, o l’ecosistema in cui vivono. Ad esempio, le scogliere, un habitat sottoposto a grandi stress da parte del moto ondoso, potrebbero subire notevoli modificazioni a causa di forti mareggiate o cambiamenti nell’andamento delle correnti.
Proprio grazie alla loro sensibilità nei confronti dei cambiamenti climatici, si sta studiando come usare questi animali come sentinelle per il monitoraggio ambientale, così da poter osservare in anticipo l’eventuale shift verso un nuovo ecosistema e agire preventivamente per minimizzare i danni.

