La Pianta del Tè

La pianta del tè Abano

“Il tè si beve per dimenticare il frastuono del mondo” – T’ien Yiheng (Cina)

“L’amicizia e l’amore non si chiedono come l’acqua, ma si offrono come il Tè” – Proverbio giapponese

“La saggezza di tutto l’universo è in una tazza di tè” – Proverbio tuareg

“La strada per il paradiso passa attraverso una teiera” – Proverbio inglese

Simbologia della Pianta del Tè

L’ideogramma della parola “tè” rappresenta il legame profondo che c’è tra questa pianta e l’essere umano, infatti si traduce in “armonia dell’uomo con la natura“. La cerimonia cinese del tè, il gong fu cha, è la massima espressione del simbolismo che viene attribuito a questa pianta, perché essa simboleggia armonia, rispetto e purezza e soprattutto rappresenta il nesso tra l’arte e la vita, tra il sacro e il profano. La gong fu cha trova le sue radici nel Confucianesimo e nelle filosofie buddhiste: è un momento di contemplazione interiore, dimenticanza delle ricchezze e delle conoscenze, nonché dell’individualità, in favore dell’ottenimento dell’uguaglianza, di una comunità.

Anche in Giappone esiste una tradizione legata alla cerimonia del tè, il cha no yu, la cui ritualità esprime armonia, pace e il più alto grado di spiritualità. Sotto il profilo simbolico, la cerimonia è considerata una pratica che mette in contatto il Maestro del tè con lo spirito dei suoi antenati, e che traghetta i suoi ospiti in uno stato di connessione con l’Io più profondo. Per raggiungere questo stato di pace interiore, all’ospite viene chiesto di lasciare fuori dalla stanza del tè tutta la negatività che gli impedisce di vivere con serenità e gli offusca la mente.

La Pianta del Tè tra Storia e Leggenda

La Camellia sinensis (L.) (Theaceae) è la pianta principale dalle cui foglie si ottiene la seconda bevanda più diffusa al mondo dopo il caffè, il tè. Infatti, le varietà di tè nero, verde, bianco e oolong provengono tutte da questa pianta. Il gusto differente dipende dalla modalità di raccolta e di lavorazione – per esempio, il tè nero viene fermentato; invece il tè oolong è ossidato.

Raccoglitrici di tè in Sri Lanka – La rotta del tè in Sri Lanka

La pianta del tè è nativa della Cina, ma ormai si è espansa nella maggior parte del sud-est asiatico, nel Sud America, in Africa e in Sri-Lanka a causa del suo successo internazionale. Tuttavia, è una pianta esigente e il suo habitat ideale è molto specifico: si ritrova nelle foreste sempreverdi con climi tropicali e subtropicali, ma anche in lacune particolari in alta quota di suoli ben drenati.

Camellia sinensisGarden zanet

La Pianta del Tè in Oriente

La coltivazione del tè è nata e si è diffusa in oriente, partendo dalla Cina, raggiungendo il Giappone e toccando le terre del Vietnam, del Laos e della Corea. Già se ne parla nel millennio precedente alla nascita di Cristo. Tra i più grandi sostenitori dell’utilizzo della “bevanda d’oro” abbiamo i monaci buddisti che lo adottarono come rituale per stimolare la concentrazione, e come bevanda tonica. Durante la Dinastia Tang (618-907 d.C.), il tè si diffuse in tutta la Cina, soprattutto grazie all’importante contributo di Lu Yu che nel 760 d.C. scrisse il Canone del Tè (Chajing), una scrittura da molti considerata la “Bibbia del Tè“, e per molto tempo il suo autore venne ritenuto il “Dio del Tè“. Conseguentemente, fu durante la Dinastia Song (960 – 1279 d.C.) che l’arte cinese del tè raggiunse la massima sofisticazione.

Il canone del tè di Lu Yu

La leggenda Shen Nung

In Cina, si narra che nel 2737 a.C. l’Imperatore Shen Nung era solito bere acqua calda e un giorno si sedette all’ombra di un albero di tè. Il vento fece cadere una foglia di tè all’interno della sua tazza e il sommo notò il cambiamento di colore. Incuriosito dall’aspetto dorato che l’acqua assunse, lo assaggiò e se ne innamorò. Nacque, così, il .

L’Imperatore Shen Nung

Curiosità: la pianta del tè è, in realtà e per natura, un albero. Noi la conosciamo come pianta, in quanto è soggetta alla certosina attenzione della sua crescita nelle coltivazioni. Per favorire la raccolta di foglie, viene cresciuta come cespuglio sempreverde.

La leggenda di Bodhi Dharma

Invece in Giappone si racconta la leggenda di Bodhi Dharma, che dopo tre anni di continua preghiera si addormentò. Al risveglio, arrabbiato e amareggiato con se stesso per essere venuto meno alle sue preghiere, si tagliò le ciglia, di modo da non potersi più addormentare, e le buttò nel giardino. Dopo alcuni anni, in quel luogo in cui erano state gettate le ciglia, nacque una pianta con le proprietà di mantenere la gente sveglia: il tè.

La Pianta del Tè in Europa

Solo nell’XVII secolo d. C. il raggiunse l’occidente attraverso la rete di commercio ispanico-portoghese, anche se esiste un’incertezza storica che narra come gli olandesi furono in realtà i primi traghettatori della bevanda d’oro. I lusitani trasportavano il prodotto dalla Cina a Lisbona, mentre gli olandesi importavano il tè dal Giappone ad Amsterdam, luogo da cui si diffuse nel 1610 a Londra. Questa bevanda divenne oggetto di consumo, dapprima delle classi più alte, per le sue proprietà benefiche.

Porto commerciale cinese

Paradossalmente, la pianta del tè arrivò in India e Sri Lanka per mano degli inglesi durante il periodo coloniale e non attraverso la Via della Seta. La Compagnia delle Indie rese questi due Paesi i secondi produttori ed esportatori di tè al mondo, dopo la Cina. Durante il 1669, l’Inghilterra iniziò ad acquistare il tè dalla Cina scambiandolo commercialmente prima con l’argento, e successivamente con l’oppio (il commercio che generò in seguito le famose guerre dell’oppio). Quando nel 1830 l’Inghilterra conquistò le terre di Darjeeling e Assam, la Compagnia delle Indie orientali incominciò essa stessa a produrre il tè. Queste terre diedero il nome a due delle più pregiate varietà di tè conosciute al mondo. In Sri Lanka, invece, l’imprenditore britannico Thomas Lipton, avviò la produzione di tè nella terra conquistata di Ceylon (1870). La variazione di tè Lipton divenne presto di uso quotidiano grazie all’accessibilità del suo prezzo.

La coltivazione in Europa

Quando si parla della sua coltivazione, la pianta del tè in Europa arrivò con Linnaeus, il nostro famoso botanico già citato negli articoli precedenti, che nel 1763 ricevette dal Capitano Eckbert una pianta di Camellia sinensis, che coltivò nel giardino botanico di Uppsala (Svezia). Ma nonostante gli innumerevoli tentativi fatti a partire dalla fine dell’Ottocento, la Camelia sinensis, come altre piante, risultò una pianta no-global che si riproduce solo in ambienti specifici. Infatti, abbiamo visto come i requisiti del suo habitat naturale siano molto esigenti.

Per questo suo stoicismo invincibile, in Europa la specie è quasi del tutto assente negli orti botanici universitari, se non per qualche sporadica e fugace apparizione.

Curiosità: ad oggi, il mercato globale del tè è stimato a 40 milioni di sterline (circa 47 milioni di euro), dove la Cina è responsabile della produzione del 42,6% del tè globale, ossia 2,5 milioni di tonnellate all’anno, da 112 varietà di tè coltivate. Essa è seguita per produzione da India, Sri Lanka e Giappone.

La Pianta del Tè in Musica

Questa volta vi lascerò con una canzone scritta dal grandissimo cantautore Ivano Fossati. Un elogio alla spiritualità ancestrale ritrovata in questa pianta, lei sola capace di salvare gli uomini dalla fragilità e dal disorientamento. La magia della pianta del tè, capace di portare pace nell’Io più profondo dell’uomo, è qui l’unica salvazione. Non solo è il soggetto di questa canzone, ma bensì di un intero album. Buon ascolto!

[..] E non è rosa che cerchiamo non è rosa
e non è rosa o denaro, non è rosa
e non è amore o fortuna
non è amore
che la fortuna è appesa al cielo
e non è amore

Chi si guarda nel cuore
sa bene quello che vuole
e prende quello che c’è

Ha ben piccole foglie
ha ben piccole foglie
ha ben piccole foglie
la pianta del tè.

Ivano Fossati – La pianta del tè

Referenze

Royal Botanic Gardens – Kew

Un mondo sostenibile – I codici della natura

F. Marzano, I Racconti delle Piante: Viaggio curioso nel mondo vegetale italiano, prima Ed. EDT, Italia, 2022

Blend

Amor Naturae

Il viaggio intorno al tè

Terza luna

Innaturale

ArteRaku

Rockol

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Yoga è stata pescata accidentalmente da un peschereccio a strascico davanti alla costa di Cesenatico. Attualmente sta svolgendo il processo di riabilitazione in vasca presso le strutture di Cestha e nei prossimi giorni svolgerà gli accertamenti veterinari. Ancora non ha iniziato ad alimentarsi, si deve ancora abituare alla sua vasca.

The Black Bag ha deciso di battezzarla con il nome Yoga - dopo averla adottata - per ringraziare David e Gruppo Yoga Solidale Genova per aver contribuito, con una donazione, alla sua adozione.

Bellolampo viveva insieme al suo branco di cani liberi nella discarica di Palermo situata in Via stradale Bellolampo, dalla quale prende il nome.

Non sappiamo esattamente perché, ma il branco è stato catturato e portato nel canile municipale di Palermo, un luogo assolutamente inospitale, inadeguato e spaventoso per tutti i cani, ma soprattutto per i cani nati liberi che non hanno praticamente mai avuto contatti con l’uomo.

La data di nascita viene indicativamente riportata come l’1/12/2015 e l’ingresso nel canile di Palermo è avvenuto il 9/4/2016.
Bellolampo aveva solo 4 mesi quando è stato tolto dal suo territorio nativo e separato dai suoi fratelli per essere chiuso in un box sovraffollato.

Una volontaria del canile di Palermo segnalò a Buoncanile l’urgenza di trovare una sistemazione migliore per lui così riuscirono a farlo arrivare a Genova nell’ ottobre 2016 insieme ad un'altra cagnolina, Papillon.

Furono i primi cani del #buoncanileprogettopalermo.

Bellolampo ha subito manifestato una forte paura nei confronti delle persone e dell’ambiente, arrivando anche a mordere, mentre si è dimostrato da subito capace e desideroso di instaurare forti legami con gli altri cani.

Nel tempo ha imparato a fidarsi dei gestori del canile e piano piano ad aprirsi anche a pochi volontari selezionati.

Essendo un cane molto carino e anche di piccola taglia negli anni ha ricevuto diverse richieste di adozione, ma tutte incompatibili con il suo carattere diffidente e spaventato.

Una curiosità? Bellolampo ama gli equilibrismi! Gli piace saltare sui tavoli, le panche, le sedie, i muretti e proprio non resiste al fascino della carriola!!

Mix pittina dagli occhi magnetici... salvata da pesante maltrattamento. Viveva a Napoli legata alla ringhiera delle scale condominiali ad una corda cortissima.

Lei è un cane eccezionale, nata nel 2013. Entrata in canile nel 2014 si è subito distinta per le sue naturali doti olfattive: con lei abbiamo lavorato tantissimo sulla discriminazione olfattiva, fino a farle seguire delle vere e proprie piste di sangue finalizzate al ritrovamento di persone scomparse (attività fatte solo ai fini ludici).

Non va d’accordo con i suoi simili, per cui cerca una famiglia senza altri animali in casa, una famiglia dinamica , esperta e disposta ad un percorso conoscitivo.

Paco cerca casa! Si trova a Genova!

Paco è stato adottato da cucciolo con la superficialità di chi crede che un cucciolo sia un foglio bianco sul quale scrivere ciò che si vuole, e con la stessa superficialità è stato portato in canile perché dopo due anni era cresciuto con caratteristiche diverse da quelle di un peluche.

Paco è un cane affettuosissimo, curioso e dinamico, viene presentato a tutti i nuovi volontari del canile come uno tra i cani più equilibrati e gestibili anche per chi è alla prima esperienza.

Ama passeggiare a lungo, è già abituato a vivere in casa, viaggia volentieri in auto, è sempre alla ricerca di nuove avventure da fare in compagnia dei suoi amici, è molto bravo in città, non ha paura delle persone, né dei cani. Non ama i cani maschi, è invece molto bravo con le femmine. Non è compatibile con i gatti.

E’ un cane adulto oramai, è nato nel 2014, una taglia media (circa 20 kg), è un cane che sa gestire bene le emozioni, i suoi bisogni e i suoi spazi.

Paco ha bisogno di un'adozione responsabile, che non sottovaluti i segnali di stress che sa comunicare, soprattutto quando vuole riposare in cuccia senza essere disturbato.