Primavera silenziosa di Rachel Carson

Più di un secolo dopo la pubblicazione di Walden. Vita nel bosco, nel 1962 nasce un altro dei più importanti testi ambientalisti. I tempi sono cambiati e non basta più ricordare poeticamente al lettorə quanto sia meravigliosa la natura.
C’è bisogno di metterlə in guardia sulle ultime innovazioni chimiche che stanno distruggendo proprio quell’ecosistema che Thoreau aveva elogiato. C’è bisogno di approfondire gli studi scientifici già conosciuti sui pesticidi. Di spiegarli alla popolazione americana, ignara degli effetti disastrosi di quei prodotti tanto pubblicizzati in quegli anni.

Rachel Carson si prende carico di questo compito e, dopo quattro anni di ricerche, la casa editrice Houghton Mifflin pubblica il suo manoscritto, Primavera silenziosa (Feltrinelli, 2016). Prima di questo capolavoro, aveva scritto tre dei maggiori libri sul mare degli anni Cinquanta. Aveva vinto il “National Book Award” per Il mare intorno a noi (Piano B, 2019), diventando la scrittrice naturalista più importante del suo tempo.

Il titolo evocativo

Basta spiegare il significato del titolo che scelse per capire la gravità della situazione dell’epoca. Con lo scopo di contrastare la grafiosi dell’olmo, malattia che si diffonde a causa dei coleotteri, si utilizzava il DDT (diclorodifeniltricloroetano). Questo pesticida si deposita sugli alberi e uccide gli insetti. Arrivato l’autunno, le foglie cadono e si decompongono per essere mangiate dai vermi, che ingeriscono il veleno ancora attivo. In primavera, i pettirossi e molti altri uccelli entrano a loro volta in contatto con il DDT, cibandosi di quei vermi, e rimangono sterili o muoiono sul colpo – facendo piombare questa magnifica stagione in un’inquietante silenzio.

Carson parte da questa terrificante storia di cronaca e arriva a scoprire che quelle stesse foglie, infette di qualcosa di ben più velenoso della grafiosi, cadono anche nei fiumi e nei laghi, contagiando persino i pesci. È evidente che non ci vorrà molto tempo prima che il DDT risalga la catena alimentare fino all’essere umano. Infatti la scrittrice americana propone di rinominare i pesticidi “biocidi”, perché uccidono tutti i viventi, non solo le piante e gli animali dannosi per il raccolto.

Naturalmente gli effetti nocivi dei pesticidi non erano sconosciuti, molti scienziati avevano già discusso dei pericoli legati all’uso industriale di questi prodotti. Allora perché continuare a distribuirli? La risposta è ancora una volta il sistema capitalistico. Il DDT era stato prodotto in grandi quantità sia per eliminare le formiche rosse e le zanzare che per proteggere i soldati americani dai pidocchi durante la Seconda guerra mondiale. Eliminata la minaccia animale e finita la guerra, le aziende e il governo statunitense cercarono un modo per continuare a vendere il prodotto. Carson accusa l’industria chimica di aver deliberatamente disinformato i suoi consumatori per fini unicamente commerciali.

Copertina di Silent Spring di Rachel Carson
Copertina originale del libro

Una fiaba per il domani

All’inizio di Primavera silenziosa, Carson propone una fiaba di sua invenzione, ma fortemente radicata nella realtà: “A Fable for Tomorrow”. Racconta di un paesino nel cuore degli Stati Uniti, in cui tutti gli esseri viventi convivevano in armonia e la natura era rigogliosa. D’improvviso una misteriosa piaga si insinuò in questo paradiso terrestre e tutto cambiò. Un incantesimo malvagio aveva immobilizzato l’intera comunità: gli alberi non facevano frutto, il bestiame moriva senza una ragione apparente, il canto degli uccelli era sparito. Ma non c’era da incolpare nessun nemico, nessuna stregoneria: il colpevole era l’essere umano.

Naturalmente questo paese non esiste, anche se eventi simili accaddero in varie zone degli Stati Uniti. Questa fiaba però indica l’intenzione morale che Carson voleva infondere con il suo libro. L’idea non era quella di fare un noioso resoconto scientifico sugli effetti nocivi dei pesticidi, ma ribaltare il concetto che l’ambiente sia a servizio dell’essere umano. La natura ci offre già molto. Forzare la sua redditività con pesticidi è semplicemente controproducente e, come se non bastasse, questi veleni uccidono anche noi. Infatti ci sono anche capitoli dedicati alle malattie che ne derivano, compreso il cancro legato all’uso del DDT.

Il lascito di Primavera silenziosa

Comincia a essere più chiaro perché questo libro sia tra i grandi classici e perché un articolo del New York Times l’abbia definito la scintilla che ha riacceso il movimento ambientalista dagli anni Sessanta a seguire. Infatti a Carson sono attribuiti il “Clean Air and Water Act”, legge federale che modera l’inquinamento di aria e acqua, e l’istituzione dell’Agenzia statunitense per la Protezione dell’Ambiente nel 1970, dopo la morte della scrittrice.

Il successo di Primavera silenziosa, incrementato dalla partecipazione di Carson a una puntata del programma televisivo CBS Reports, suscitò un risposta aggressiva e indignata da parte dell’industria. Diversi produttori di DDT minacciarono di denunciare la casa editrice e accusarono Carson di essere una zitella frustrata senza figli o peggio una comunista. Tuttavia il presidente J.F. Kennedy supportò la tesi della scrittrice e aprì un’investigazione sui pesticidi. A Carson fu addirittura chiesto di testimoniare le sue scoperte davanti a un sottocomitato del Senato.

Nonostante questi apparenti sviluppi positivi, gli Stati Uniti vietarono la vendita sul mercato interno del DDT solo nel 1972 e continuarono a esportarlo fino a metà degli anni Ottanta. Inoltre, grazie a questa palestra, le compagnie industriali impararono sempre meglio a disinformare i consumatorə, a prepararsi per le cause legali e ad accusare gli ambientalisti di scegliere solo i fatti scientifici che fanno comodo loro – tutte strategie fuorvianti usate ancora oggi.Leggere Carson oggi ci ricorda cos’è davvero importante e quanto il negazionismo si sia radicato nel tempo. Sono passati quasi 60 anni da Primavera silenziosa e poche persone che vivono in città possono dire di passare primavere deliziate dai suoni della natura.

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Bellolampo viveva insieme al suo branco di cani liberi nella discarica di Palermo situata in Via stradale Bellolampo, dalla quale prende il nome.

Non sappiamo esattamente perché, ma il branco è stato catturato e portato nel canile municipale di Palermo, un luogo assolutamente inospitale, inadeguato e spaventoso per tutti i cani, ma soprattutto per i cani nati liberi che non hanno praticamente mai avuto contatti con l’uomo.

La data di nascita viene indicativamente riportata come l’1/12/2015 e l’ingresso nel canile di Palermo è avvenuto il 9/4/2016.
Bellolampo aveva solo 4 mesi quando è stato tolto dal suo territorio nativo e separato dai suoi fratelli per essere chiuso in un box sovraffollato.

Una volontaria del canile di Palermo segnalò a Buoncanile l’urgenza di trovare una sistemazione migliore per lui così riuscirono a farlo arrivare a Genova nell’ ottobre 2016 insieme ad un'altra cagnolina, Papillon.

Furono i primi cani del #buoncanileprogettopalermo.

Bellolampo ha subito manifestato una forte paura nei confronti delle persone e dell’ambiente, arrivando anche a mordere, mentre si è dimostrato da subito capace e desideroso di instaurare forti legami con gli altri cani.

Nel tempo ha imparato a fidarsi dei gestori del canile e piano piano ad aprirsi anche a pochi volontari selezionati.

Essendo un cane molto carino e anche di piccola taglia negli anni ha ricevuto diverse richieste di adozione, ma tutte incompatibili con il suo carattere diffidente e spaventato.

Una curiosità? Bellolampo ama gli equilibrismi! Gli piace saltare sui tavoli, le panche, le sedie, i muretti e proprio non resiste al fascino della carriola!!

Mix pittina dagli occhi magnetici... salvata da pesante maltrattamento. Viveva a Napoli legata alla ringhiera delle scale condominiali ad una corda cortissima.

Lei è un cane eccezionale, nata nel 2013. Entrata in canile nel 2014 si è subito distinta per le sue naturali doti olfattive: con lei abbiamo lavorato tantissimo sulla discriminazione olfattiva, fino a farle seguire delle vere e proprie piste di sangue finalizzate al ritrovamento di persone scomparse (attività fatte solo ai fini ludici).

Non va d’accordo con i suoi simili, per cui cerca una famiglia senza altri animali in casa, una famiglia dinamica , esperta e disposta ad un percorso conoscitivo.

Paco cerca casa! Si trova a Genova!

Paco è stato adottato da cucciolo con la superficialità di chi crede che un cucciolo sia un foglio bianco sul quale scrivere ciò che si vuole, e con la stessa superficialità è stato portato in canile perché dopo due anni era cresciuto con caratteristiche diverse da quelle di un peluche.

Paco è un cane affettuosissimo, curioso e dinamico, viene presentato a tutti i nuovi volontari del canile come uno tra i cani più equilibrati e gestibili anche per chi è alla prima esperienza.

Ama passeggiare a lungo, è già abituato a vivere in casa, viaggia volentieri in auto, è sempre alla ricerca di nuove avventure da fare in compagnia dei suoi amici, è molto bravo in città, non ha paura delle persone, né dei cani. Non ama i cani maschi, è invece molto bravo con le femmine. Non è compatibile con i gatti.

E’ un cane adulto oramai, è nato nel 2014, una taglia media (circa 20 kg), è un cane che sa gestire bene le emozioni, i suoi bisogni e i suoi spazi.

Paco ha bisogno di un'adozione responsabile, che non sottovaluti i segnali di stress che sa comunicare, soprattutto quando vuole riposare in cuccia senza essere disturbato.

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