Sabbia: una crisi globale

“C’è un vecchio detto;
lei cambia spesso abbigliamento,
di giorno si esibisce in vetro,
la notte in cupo cemento.

Lei non conosce il suo destino,
nessun tipo di obiezione,
tegola, scalino o mattone,
parete, mosaico o finestrino.

Sembra che lei scelta non abbia,
strana vita quella della sabbia.”

Fabio Mariani

sabbia

Avreste mai pensato che la seconda risorsa naturale più usata al mondo (la prima è l’acqua) sia la sabbia? Avreste mai considerato che questi granelli dorati potessero diventare una delle risorse più preziose e più sfruttate al mondo? Immaginereste mai che intorno all’estrazione, commercio e utilizzo della sabbia si poteva creare una lobby illegale di livello internazionale? La risposta, assolutamente sì.

Gli usi della sabbia: dall’antichità a oggi

La sabbia è una componente imprescindibile delle nostre spiagge, su cui amiamo stendere il nostro asciugamano e prendere il sole; dei nostri mari, oceani, laghi e fiumi, in cui contribuisce a un microclima che dà luogo a habitat fantastici per una miriade di specie animali e vegetali; di uno dei più misteriosi e, probabilmente, più inesplorati degli ecosistemi, il deserto; e del suolo delle foreste, da quelle boreali a quelle tropicali.

In realtà, la sabbia è un elemento fondamentale non solo nel mondo naturale ma, ormai da secoli, in quello artificiale, insomma il nostro mondo umano. Sin dall’era degli Egizi e dei Romani, la nostra società si sviluppò grazie alla scoperta delle proprietà aggreganti e minerali di questi preziosi granelli. Gli antenati idealizzarono il calcestruzzo (utilizzato tutt’ora) per costruire strade, edifici e ponti. Successivamente, non passò molto prima che scoprissero che dalla sabbia si poteva ricavare un prodotto assai particolare, il vetro.

Infatti, al giorno d’oggi, la sabbia è considerata la pietra miliare della vita moderna. Se vi trovate a casa e vi guardate intorno, vi renderete conto della quantità di oggetti in cui la sabbia è l’elemento primario. Persino gli utensili di metallo in generale sono per la maggior parte prodotti in stampi composti da, guardate un po’, sabbia! Passeggiate per la strada, attraversate un ponte, ammirate i palazzi che vi circondando da quelli più antichi a quelli più moderni, guardate attraverso le vetrine dei negozi, comprate della terra per coltivare, entrate in un negozio di elettronica, beh che dire, sabbia, sabbia, sabbia, sabbia, e sabbia.

Altri utilizzi del materiale

Al di fuori della nostra quotidianità, la sabbia è coinvolta in una serie di processi industriali finalizzati alla creazione di prodotti chimici, metalli, ceramiche, elettronica (es. computer chip), pitture e rivestimenti e persino filtri per la depurazione dell’acqua. Viene estratta durante progetti di bonifica del terreno, ma anche utilizzata per l’estrazione del gas. In particolare, le sabbie bituminose hanno acquistato un valore di mercato altissimo, in quanto fortemente ricercate dalle multinazionali petrolifere per l’estrazione di petrolio. Questa risorsa è anche molto importante nei programmi di mantenimento delle spiagge. Soprattutto, è fondamentale per contrastare gli effetti dannosi che alluvioni e mareggiate possono causare ad agglomerazioni urbane.

Con la crisi climatica sono aumentati i casi di alluvioni e di innalzamento del livello del mare, soprattutto in Bangladesh, Nepal, India, America del Nord e nord d’Europa. Una delle strategie di mitigazione più utilizzate e più efficaci è la creazione di zone cosiddette “tampone”. Esse sono delle barriere di sabbia costruite intorno alle zone più vulnerabili ad allagamenti e disastri naturali. Per esempio, nel 2011, gli olandesi dragarono 20 milioni di metri cubi di sabbia dal fondo del mare sulla costa dell’Olanda per costruire una barriera naturale al fine di proteggersi contro fenomeni di erosione e cambiamenti climatici.

Conseguenze di questo impiego eccessivo

Certamente fino a qui abbiamo visto come la cosiddetta Era dell’Antropocene abbia potuto prendere vita, svilupparsi e sostenersi grazie all’esistenza della sabbia, e come questo continui ad accadere.

Si stima che nel mondo, il settore edilizio utilizzi circa 8-10 miliardi di tonnellate di sabbia all’anno per la produzione di calcestruzzo e cemento. In aggiunta, altre circa 100 milioni di tonnellate di sabbia sono coinvolte nella fabbricazione del vetro, anche qui annui. Sommiamo a queste quantità insormontabili altrettante quantità di sabbia che si utilizzano ai fini commerciali sopramenzionati. Di conseguenza si stima che circa 50 miliardi di tonnellate di granelli dorati siano estratti, trasportati e utilizzati all’anno in tutto il mondo. E qui vale la pena ricordare che questi 50 miliardi di tonnellate sono considerate dagli esperti una sottostima. L’EcoWatch ha affermato che l’estrazione della sabbia supera significativamente le quantità calcolate dall’UN DESA (Nazioni Unite, Dipartimento per gli Affari Economici e Sociali). In aggiunta, hanno scoperto che la maggior parte degli impatti derivati dall’industria della sabbia sono sconosciuti, non monitorati o non estimati.

Commercio globale

Ma la domanda che ci si pone è: da dove arriva tutta questa sabbia? La sabbia è davvero infinita a livello infinitesimale come il mercato libero e il capitalismo globale vogliono far percepire?

La sabbia è principalmente ricavata da: a) miniere e letti di fiume; b) sfera terrestre, coinvolgendo basicamente la deposizione di sabbia su montagne e vallate – una pratica maggiormente usata nei paesi in via di sviluppo; e in fine, c) mari e oceani – questa metodologia è applicata soprattutto nei paesi del primo mondo in quanto la sabbia marina deve essere lavata e desalinizzata, un processo costoso sia a livello economico che di tempo. Anche la sabbia dei fiumi dev’essere pulita, ma l’assenza di sale in questo tipo di arena riduce ampiamente i costi di lavorazione.

E voi vi chiederete: ma perché non sfruttare il deserto per soddisfare questa imponente domanda di sabbia? E avete ragione! Probabilmente costituirebbe la soluzione al nostro ingente problema e, presumibilmente, eviterebbe l’ulteriore degradazione di una natura già spinta agli stremi delle sue capacità. Ma non è così semplice.

Da dove si prende la sabbia?

La sabbia del deserto è inutilizzabile per la formazione di cemento e calcestruzzo. L’azione del vento sui granelli fa sì che essi prendano una forma troppo liscia e rotonda per poter essere usata nell’edilizia. Infatti, nel settore si preferisce quella sabbia con angolazioni più grezze e ruvide che provvedono a una più alta integrità strutturale.

Pertanto, esistono diverse pratiche e metodologie per soddisfare la domanda di sabbia in perpetua crescita date le condizioni di continua crescita della popolazione globale e, di conseguenza, incremento nello sviluppo urbano. Soprattutto i Paesi sono caratterizzati da politiche molto differenti per monitorare, regolare e gestire il commercio della sabbia, o spesso queste politiche non esistono affatto.

Per esempio, paesi come Portogallo, Italia e Nuova Zelanda hanno delle linee guida e ferree per regolare l’estrazione della sabbia da miniere e letti dei fiumi. In paesi invece come la Francia, l’Olanda, l’Inghilterra, la Germania e la Svizzera, questa pratica è completamente bandita, quindi importano da altri paesi o utilizzano la metodologia di estrazione offshore. Da un lato abbiamo la Cina, il Qatar, gli Emirati Arabi, Singapore, gli USA, la Germania e l’Olanda che sono i più grandi importatori al mondo di sabbia; dall’altro, paesi come l’India, la Malesia, la Cambogia, l’Indonesia, il Bangladesh e l’Africa rappresentano invece i più grandi esportatori di sabbia a livello globale e quelli maggiormente caratterizzati dall’assenza di legislazioni e policy per regolare e monitorare l’industria. Per dare un’idea della vastità del mercato commerciale della sabbia, pensate che la sua estrazione mondiale supera (per peso) quella del petrolio e della biomassa!

Conseguente scarsità del materiale

Tuttavia la sabbia è sempre più scarsa a livello globale e questo è dovuto a vari fattori.

  • La varietà nelle politiche di produzione e commercio tra i paesi globali
  • la mancanza di un programma di monitoraggio per il controllo della qualità ambientale e di standard di regolamentazione
  • il fatto che i rischi ambientali associati con lo sfruttamento di questa risorsa naturale sono superati da benefici economici e sociali.

Per questo la comunità scientifica la classifica come risorsa non rinnovabile. Questo fenomeno è dovuto al fatto che la sabbia per formarsi necessita anni, se non migliaia di anni, ed è un processo naturale che non riesce a stare al passo con la velocità con cui l’uomo ne fa utilizzo. Come aggravante fondamentale si ha il basso costo di mercato della sabbia: circa 15 euro per tonnellata.

La sabbia sta finendo?

Insomma, sembra che la sabbia stia finendo, ma le problematiche a livello governativo, del libero mercato e di sensibilizzazione sociale prevengono una più veloce risposta a questo insorgente problema di scarsità. Infatti, gli esperti considerano la salvaguardia di questa risorsa la più grande sfida allo sviluppo sostenibile del XXI Secolo.

Per di più, è ampiamente riportato che le lacune a livello governativo hanno dato luogo a un commercio illegale di sabbia per parte di associazioni criminali organizzate. Il direttore dell’RSF (Reporters Sans Frontières) dell’Asia e Pacifico ha dichiarato che l’industria della produzione della sabbia è profondamente caratterizzata dalla corruzione di un network di persone e sistemi: officiali governativi, polizia, stakeholders. La sua dichiarazione ha preso luogo dopo la morte di un giornalista indiano per aver esposto un caso di estrazione di sabbia illegale in Uttar Paradesh (India), ucciso a colpi di pistola nel 2020. Il caso rappresenta uno dei tanti di morte di giornalisti impegnati nel riportare incidenze di miniere illegali di sabbia per mano mafiosa in India.

Simili casi sono riportati in Indonesia, Marocco e Malesia. Al riguardo, Kiran Pereira, nata in India e profondamente appassionata a questo tema, ha scritto un libro intitolato Sand stories: surprising turns about the global sand crisis and the quest for sustainable solutions. Nel caso vi interessasse approfondire sulla topica della crisi globale della sabbia, il libro parla di storie sull’impatto indiscriminato dell’estrazione di questa risorsa in via di estinzione. L’obiettivo principale di Pereira è di sensibilizzare sull’urgente bisogno di gestire il nostro consumo della sabbia come risorsa.

La lobby della sabbia mette a rischio l’omeostasi degli ecosistemi

E in fine (quasi in fine), ma non meno importante: cosa succede al nostro ambiente, alla natura, quando tutta questa quantità di granelli dorati (e qui ricordo, 50 miliardi di tonnellate l’anno!!) sono sottratti agli ecosistemi?

Per incominciare gli habitat naturali sono interamente distrutti e di conseguenza la biodiversità persa. Per darvi solo un esempio (ci sarebbe da scrivere un libro intero al riguardo), il coccodrillo gaviale (Crocodylus porosus), caratteristico del fiume Gange, ha raggiunto la quasi-totale estinzione (250 adulti rimasti in natura) dovuta all’estrazione di sabbia dalle sponde e letto del fiume.

Continuando con il nostro elenco di impatti negativi sull’ambiente abbiamo: l’erosione delle spiagge e degli ecosistemi litorali in generale – l’Indonesia ha fatto esperienza della perdita di alcune sue isole dovute ad una intensa estrazione di sabbia -; la perdita di barriere coralline sempre dovuta all’erosione delle coste; il degrado della qualità dell’acqua di fiumi e di laghi; l’utilizzo di chimici e macchinare in situ apporta inquinamento e acidificazione degli ecosistemi limitrofi, mettendo a rischio la biodiversità e abbassando lo stato di qualità dell’ecosistema; causa una maggiore scarsità d’acqua per le comunità e l’agricoltura; e destabilizza interi sponde di fiumi.

Inoltre, è accertato che i processi industriali e la combustione di combustibile fossile per la realizzazione di prodotti derivati dalla sabbia genera il 5% di CO2 mondiale così avendo un peso importante sulle emissioni di gas serra e conseguentemente ai cambiamenti climatici.

Rimedi alla scarsità

Una delle difficoltà nell’affrontare la scarsità di sabbia, di cui il mondo sta facendo esperienza ormai da un paio di decenni, è la mancanza di una convenzione internazionale per lo stabilimento di standard e regolamentazioni internazionale per l’estrazione, commercio e utilizzo della stessa. La UN DESA ha realizzato il primo report nella storia dell’industria della sabbia nel 2018. Quest’ultimo è rivolto alle soluzioni e alternative sostitutive possibili alla sabbia. Il report è stato stilato con l’obbiettivo di stimolare la cooperazione internazionale e accorciare i tempi per applicare soluzioni a questo sempre più allarmante problema. La UN DESA dichiara inoltre che le principali difficoltà per sviluppare un uso sostenibile della sabbia si riscontra a livello governativo e di sensibilizzazione sociale.

Alternative

Infatti, a livello tecnico sono già esistenti materiali alternativi che posso essere usati nel settore dell’edilizia:

  • recupero e riuso di ceneri leggere prodotte durante l’incenerimento di rifiuti, dei rifiuti di sabbia di fonderia e di scorie di acciaio inossidabile, noci di cocco o segatura;
  • produzione di aggregati fini e grossi recuperati da materiale di rifiuto da costruzioni e demolizioni (l’attuale recupero di aggregati ammonta a circa 18 milioni di tonnellate/anno);
  • design innovativo del calcestruzzo per incrementare l’efficienza del materiale utilizzando cemento microplastico, cemento di fibra cellulare o calcestruzzo geo polimetrico.

Utilizzo sostenibile della sabbia

E infine, facendo riferimento a una degli argomenti più discussi a livello accademico e politico negli ultimi 6 anni (lo sviluppo di un’economia e una società sostenibile) va sottolineata l’importanza di delineare un’agenda nell’industria della sabbia che punti al risparmio e alla riduzione dell’utilizzo di materiale vergine. Di fatto, nei futuri progetti di costruzione la pianificazione dovrebbe essere basata su:

  • pianificazione territoriale per una crescita urbanistica più compatta e meno espansiva sul territorio;
  • evitare progetti di costruzione in eccesso;
  • sostituire il cemento tradizionale dove possibile;
  • ottimizzare la misture di calcestruzzo per incrementare l’efficienza dell’utilizzo delle risorse e la durabilità;
  • verificare gli standard tecnici dei progetti di costruzione per assicurare l’utilizzo di un’ appropriata qualità di sabbia come materia prima.

Come sempre la crisi può essere affrontata grazie alla cooperazione e sincronizzazione di agenti governativi, economici e sociali. Anche nel nostro piccolo possiamo dare un contributo nel migliorare l’uso sostenibile della sabbia. L’integrazione di un’economia circolare nel nostro stile di vita, dove sempre più spesso nel nostro quotidiano scegliamo prodotti di origine riciclata/recuperata. Oppure optiamo per un design di progetti di costruzione sotto una luce minimalista, invece che espansiva, dove il superfluo è eliminato e viene dato spazio all’essenziale. Il movimento minimalista negli ultimi tempi sta avendo sempre più successo nella società occidentale, appunto in contrapposizione a una stile di vita consumistico e capitalistico. Una pratica direi beneficiaria anche per la nostra anima e mente, dove riducendo la ricchezza materiale possiamo dare spazio e focalizzarci alla ricchezza interiore e naturale.

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