Un inverno all’insegna di siccità e inquinamento

Il Nord-Italia è colpito dal cambiamento climatico

Quasi due mesi di assenza di precipitazioni. Il cambiamento climatico sembra tornare a farsi sentire nel nostro paese generando eventi meteorologici estremi. Già da dicembre 2021 nel nord-ovest del paese la siccità ha colpito gran parte delle regioni di Piemonte, Lombardia e Veneto, con un calo significativo delle piogge. A inizio febbraio si riscontravano dati pari al -86% a Milano e -82% a Torino (Meteo Expert Clima e Ambiente). Sempre a febbraio si è tenuto anche il Congresso Nazionale dell’Associazione Italiana di Scienze dell’Atmosfera e Meteorologia (AISAM) all’Università degli studi di Milano. Qui è stato possibile approfondire il tema della siccità e si è parlato dell’importanza di instaurare un dialogo strategico tra meteorologia e politica per far fronte a questi periodi di clima estremo.  Cosa comporta la siccità in un paese come l’Italia?

Se il Po scompare

Il Po è il fiume più lungo d’Italia e il maggiore per portata. Nasce in Piemonte, sul Monviso, e bagna i confini di Lombardia, Emilia Romagna e Veneto prima di tuffarsi nell’Adriatico. Attraversando l’Italia in orizzontale e per la sua storia e posizione è considerato il fiume più importante del paese. Non solo: l’Autorità Distrettuale del Fiume Po afferma che il corso d’acqua rappresenti il 55% dell’idroelettrico nazionale, il 37% dell’agricoltura nazionale ed il 55% della zootecnia nazionale. Rappresenta in tutto e per tutto un motore economico essenziale per le regioni del nord, e necessita di essere tutelato e salvaguardato.

Foto satellitare di una parte del Po realizzata a Febbraio 2022

Negli ultimi anni la siccità dovuta all’assenza di precipitazioni e alle temperature sempre più elevate ha però preoccupato associazioni e cittadini. Il 15 febbraio l’Autorità distrettuale ha reso pubblico il livello di siccità della zona, definendo questo inverno il più arido degli ultimi 20 anni. Di conseguenza, il Po ha ridotto la sua portata del 25% rispetto alla media mensile, ed è arrivato a registrare in alcuni punti quasi 7 metri in meno di acqua.

L’agricoltura è uno dei settori che più di altri risente di questi eventi estremi. Se infatti i laghi non sono invasati correttamente il rischio è che non rimanga sufficiente acqua per l’irrigazione delle coltivazioni. Un ulteriore rischio è quello rappresentato dall’intrusione del Cuneo salino nel Delta (ovvero un movimento di acqua marina verso l’entroterra) che comporterebbe un cambio di habitat del territorio. Il Delta del Po è infatti una delle aree naturalisticamente più importanti d’Europa, con un’elevatissima biodiversità. Ci sono quasi 1000 specie di piante e oltre 370 specie di uccelli protetti all’interno di due parchi regionali.

Un inverno senza neve

La mancanza di precipitazioni nel Nord non ha interessato solo le piogge. Anche in montagna c’è stata una mancanza di neve che ha riguardato specialmente le Prealpi che circondano il Lago di Como, quasi prive di neve rispetto a un anno fa. L’unica vera nevicata da inizio inverno è avvenuta l’8 dicembre 2021, dopodichè non si sono registrate ulteriori nevicate importanti fino a metà febbraio. Dato preoccupante soprattutto in vista delle Olimpiadi Invernali Milano Cortina 2026. In generale è il manto nevoso ad avere la peggio: con temperature di gran lunga sopra lo zero sia di giorno che di notte, che a volte può proseguire per più giorni consecutivi. Questo può essere particolarmente grave per la sopravvivenza dei ghiacciai che necessitano di condizioni climatiche fredde costanti durante tutto l’anno, senza picchi di caldo estremo.

La denuncia della criticità di questo momento, legato al cambiamento climatico in atto, è avvenuta addirittura tramite un video realizzato da Marco Rostagno, un giovane film maker piemontese. Il titolo è CHANGE: E’ ora di agire e mostra due sciatori costretti a sciare sull’erba in mancanza di neve, mentre si legge “Il cambiamento climatico è in corso. La nostra vita e le nostre abitudini sono destinate a cambiare?” Questa sorta di video provocatorio è stato girato il 10 febbraio 2022, a quota 2300 metri, sulle montagne dell’alta Val Chisone, in provincia di Torino, dopo più di due mesi di totale assenza di precipitazioni.

Siccità e inquinamento

Oltre alle Alpi, anche le regioni meridionali del nostro paese hanno fatto registrare picchi intorno ai 20 gradi centigradi, causati da blocchi di alta pressione. Quando la temperatura aumenta salendo in quota, invece di diminure, si assiste al fenomeno dell’inversione termica. Questo non permette rimescolamenti dell’aria e tende a far accumulare sostanze inquinanti verso il basso, che generano nebbie e agglomerati di polveri sottili che hanno toccato in alcune città la soglia di 50 microgrammi al metro cubo. In questa situazione sono coinvolti principalmente inquinanti come il Particolato (PM), Biossido di Azoto (NO2) e Monossido di Carbonio (CO).

Per combattere l’inquinamento, le Amministrazioni pubbliche hanno proposto di piantare nuovi alberi e alzare la media di verde pubblico che attualmente è pari a 31 metri quadri per abitante. Questo specialmente in alcune realtà urbane della Lombardia, dove città come Lecco (15m2) Milano (17,8m2) e Varese (19,3m2) restano molto al di sotto della media nazionale.

Si stima infatti che dal 2000 i decessi causati dal cambiamento climatico siano aumentati notevolmente. Complici gli eventi metereologici estremi e la conseguente contaminazione dell’aria che respiriamo e dell’ambiente che ci circonda. Fenomeni come le inondazioni possono trasportare agenti inquinanti e chimici provenienti da strutture industriali, acque reflue e di fognatura, e addirittura microplastiche. Queste sostanze nocive arrivano poi a contaminare i terreni agricoli e ad entrare nella nostra catena alimentare. Inoltre, se le temperature aumentano e la pioggia si riduce, la siccità aumenta. Questo fa abbassare la portata dei fiumi, lascia le montagne senza neve creando picchi di temperature estreme che fanno accumulare sostanze inquinanti nell’atmosfera. Temperature più alte inoltre scaldano il mare (come avevo già parlato in un articolo sulla Tropicalizzazione del Mediterraneo) contribuendo al riscaldamento atmosferico. Una catena infinita di eventi simile a un cane che si morde la coda.

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