Sovrapesca: come stiamo svuotando il mare

Sono tantissimi i problemi che i nostri mari soffrono, ma pensiamo adesso ad una buona parte dei suoi abitanti: i pesci.
Il pesce può esaurirsi? Come la sovrapesca sta svuotando i nostri oceani?
Analizziamo in questo articolo un paio di aspetti.

Circa 3 miliardi di persone dipendono dalla pesca per ottenere il loro fabbisogno giornaliero di proteine.
Un numero notevole che già da solo dovrebbe far riflettere su quale possa essere la pressione che gli stock ittici subiscono. 

Oltre a questo però si aggiunge un danno, che viene perpetrato da circa 50 anni e che spesso ha portato alla distruzione di intere comunità modificando irrimediabilmente equilibri che si erano sviluppati nel corso di migliaia di anni.

Sovrapesca: di cosa stiamo parlando?

Parliamo di sovrapesca (sovrappesca) o overfishing, un’attività che consiste nella cattura di enormi quantità di pesce senza però concedere il tempo necessario agli stock ittici di riprendersi dal danno subito, anzi continuando a pescare tutto il pescabile pensando ad ottenere il massimo guadagno senza riflettere sulle conseguenze a medio lungo termine.

Questo sfruttamento intensivo può avvenire per uno sforzo di pesca eccessivo e prolungato nel tempo, che è ciò che accade nel nostro mar Mediterraneo, dove pescherecci di medie e piccole dimensioni operano tutto l’anno, causando un impatto che potrebbe sembrare minore ma che non concede il tempo necessario agli animali di riprodursi nuovamente e recuperare le perdite subite.

Si è osservato che tra il 2006 e il 2014 le catture di nasello sono scese del 45%.

Le zone più a rischio

Particolarmente a rischio è il mar Adriatico che fornisce metà dei prodotti ittici che giungono alle nostre tavole e che ospita il 47% della flotta peschereccia italiana. 

Anche gli oceani che possono sembrare così vasti da far dubitare che possano risentire di problema, presentano oggi un numero inferiore di pesci proprio a causa di questa attività svolta in maniera poco coscienziosa.

Il problema in questo caso è dato dalle navi fattoria: battelli capaci di raggiungere anche il centinaio di metri in lunghezza e che trasportano reti lunghe anche chilometri; una volta che queste reti sono poi tirate a bordo inizia subito la lavorazione del pesce.
Ciò riduce la necessità di raggiungere il porto alla fine di ogni battuta di pesca.
L’impatto che provocano è quindi grandissimo, dato che sono capaci di catturare migliaia di tonnellate di pesce a ogni calata di reti.

Una grossa rete correlata al fenomeno sovrapesca
Una grossa rete da pesca.

L’obiettivo primario della pesca sono animali di grandi dimensioni e predatori appartenenti alle famiglie dei tonni, dei pesci spada e dei merluzzi. Tuttavia ciò lascia un vuoto all’interno della catena alimentare che viene riempito da altri animali, come ad esempio animali gelatinosi quali meduse e simili.

L’aumento del numero di questi animali causa un cambiamento ambientale di notevole entità. Inoltre si ripercuoterà notevolmente anche sul nostro mercato e sulla nostra economia.

I danni della sovrapesca.

Come contrastare la sovrapesca?

Naturalmente vietare la pesca è del tutto impossibile e sarebbe comunque sbagliato, ma esistono molti modi per migliorare la situazione attuale.

  • Insegnare il concetto di pesca responsabile. Far comprendere ai pescatori che non è necessario sfruttare fino all’ultimo uno stock e che limitare la cattura comporta un guadagno minore ma assicura la sopravvivenza degli animali garantendo la continuazione del lavoro nel tempo. 
  • Gli istituti di monitoraggio, in collaborazione con i pescatori, dovrebbero avere accesso ai dati riguardanti i quantitativi di pesce sbarcato. Solo così potrebbero sviluppare serie storiche e monitorare lo stato di salute dello stock ittico.
  • Istituire periodi di sospensione della pesca, assicurando un salario minimo ai pescatori che non possono in alcun modo uscire in mare.
    Queste sospensioni sarebbero più efficaci se effettuate nel periodo riproduttivo dei pesci, in quanto permetterebbero un ricambio generazionale.
  • Aumentare i controlli per impedire la pesca illegale e creare accordi e leggi tra nazioni in modo da proteggere tutti quegli ambienti che si trovano all’interno di acque internazionali e che quindi non sono custoditi da normative.
    Così facendo sarebbe più facile monitorare lo sforzo di pesca delle navi fattorie, sul quale è difficile reperire dati precisi.
  • Insegnare il concetto di consumo responsabile educando la popolazione sull’importanza della stagionalità dei pesci. Ad esempio sapere quando è meglio comprare l’acciuga invece che il tonno è fondamentale per evitare di impattare su animali giovani e di piccole dimensioni che ancora non hanno avuto modo di riprodursi almeno una volta.
  • Comprare il pesce di acquacoltura è un’ottima alternativa. L’allevamento in Europa è soggetto a molte normative e regolamentazioni, questo assicura che l’animale costituisca un prodotto ecosostenibile ed esente da additivi ed antibiotici.

Sovrapesca: pesci più a rischio

Gli animali messi a repentaglio dalla sovrapesca appartengono a molti gruppi diversi: halibut, polpi, merluzzi… Alcune specie meritano però di essere trattate dato che appartengono al nostro mare o sono in qualche modo connesse alla nostra cultura.

Merluzzo

Il merluzzo (Gadus morhua) è un pesce che abita i mari freddi artici. Esso si poteva trovare soprattutto nelle acque difronte alla penisola scandinava o dall’altra parte dell’atlantico nella zona di baia terranova.
Questo animale, da noi comunemente conosciuto come stoccafisso, nel corso della storia è stato portato sul baratro dell’estinzione.

Immagine del Gadus morhua
Gadus morhua o più comunemente conosciuto come merluzzo.

La pesca del merluzzo nel corso della storia

La sua pesca ha origini molto antiche. I vichinghi seguivano i banchi di merluzzo attraverso l’atlantico e facendolo poi essiccare riuscivano a venderlo anche a molti paesi del continente europeo.
Presto però altre nazioni del vecchio continente riuscirono a mettere le mani sui grandi stock di questo pesce spostando l’equilibrio commerciale.

Una delle zone più redditizie per la pesca si trovava nella baia di Terranova, posizionata davanti alla costa canadese; questo settore di mare caratterizzato da un fondale basso era un luogo perfetto per la riproduzione di questo animale.
Proprio per questo motivo, per secoli, la zona fu sfruttata per catturare il merluzzo.

Fortunatamente grazie ad una pesca più tradizionale l’impatto è stato a lungo di bassa entità. Tuttavia con l’arrivo nella zona della prima nave costruita per la pesca industriale le cose cambiarono radicalmente.
Fino agli anni ’50 le quote di pesca rimasero piuttosto elevate. All’inizio del Novecento addirittura si ebbe una costante crescita di tonnellate catturate annualmente.
Lentamente, però, si iniziarono a vedere dei cali nella seconda metà del XX secolo.

Nonostante ciò molte nazioni non fecero nulla, anzi ampliarono le loro zone di pesca esclusive così da assicurarsi il pesce. A partire dagli anni ’90, però, iniziò il vero tracollo… Pensate che si registrarono 400mila tonnellate di pesce pescato, mentre nel 1995 solo 12mila.

Da questo vero e proprio genocidio il merluzzo ancora oggi non si è ripreso.
La sua pesca è molto contingentata e l’area di Terranova è praticamente ridotta a una landa desolata.

La sovrapesca non è l’unico fattore

L’azione diretta della sovrapesca non è stato l’unico fattore che ha portato alla quasi totale scomparsa dei merluzzi.
I cambiamenti climatici hanno favorito la proliferazione di crostacei che si nutrono delle uova di questo pesce.
Il tutto ha generato un circolo vizioso perfetto. Il minor numero di merluzzi (che predano i crostacei) ha fatto crescere il numero di gamberetti, aiutati anche dall’aumento delle temperature. Insomma la preda è diventata il predatore. Tutto ciò a spese del Gadus.

Anche altre specie appartenenti al gruppo dei gadidi oggi sono sovra sfruttate; basti pensare al Nasello nostrano che già da tempo risente dell’eccessiva pesca.

Il pesce spada

Uno dei pesci che più ci colpisce quando presente nei banchi delle pescherie è sicuramente il pesce spada.
Con il suo grande rostro la testa di questo animale non passa inosservata. Tuttavia come molti altri grandi predatori del mare questo pesce risente dell’eccessivo sfruttamento.

Esistono molte specie assimilabili al pesce spada distribuite nei mari di tutto il mondo. Nelle acque italiane però troviamo soprattutto lo Xiphias gladius, che viene avvistato e principalmente catturato nelle acque tirreniche della Calabria o nello stretto di Messina durante il periodo riproduttivo tra maggio e agosto.

Metodi di cattura

La pesca del pesce spada risale a tempi antichissimi: si hanno testimonianze scritte risalenti ai fenici.
Oggi viene ancora portata avanti con mezzi molto più tecnologici. In ambito professionale si usano diverse tecniche di pesca: con l’arpione (la più artigianale), mediante spadara (oggi vietata) e infine con palamiti o palamitara.

L’arpione

La pesca all’arpione è la più antica e tradizionale. È svolta nel periodo estivo, durante la riproduzione degli animali, e durante le ore diurne così da poter meglio avvistare gli animali.
La “caccia” viene svolta da una piccola barca chiamata feluca, caratterizzata da una lunga passerella in prua dove si trova il fiocinatore e da un alto albero centrale dove si appostano delle vedette con il compito di individuare gli animali mentre nuotano in coppia o da soli.
La caccia consiste poi in un vero e proprio inseguimento.

I pescatori più esperti quando lanciano l’arpione puntano per prima alla femmina, riconoscibile per le maggiori dimensioni; l’attaccamento del maschio durante il periodo riproduttivo è ben noto e leggendario. Il maschio diventa aggressivo e tenta addirittura di assaltare l’imbarcazione finendo poi anch’esso catturato.

Feluca che naviga nello stretto di Messina
La feluca, l’imbarcazione caratteristica usata nello stretto di Messina per individuare e catturare il pesce spada.

La pesca di questo stupendo animale è regolamentata soprattutto per quanto riguarda le dimensioni. L’animale deve almeno raggiungere i 140 centimetri partendo dall’estremità della mascella superiore (la punta del rostro) fino al lobo superiore della coda.
Proprio per questo la pesca all’arpione è la più selettiva.
Permette infatti di catturare animali di grandi dimensioni e inoltre, essendo svolta solo durante il periodo estivo, da respiro agli animali durante i mesi freddi.

La spadara

Tuttavia per anni questi animali sono rimasti vittime delle spadare.
Questa tecnica prevedeva l’uso di grandi reti derivanti lunghe fino anche a 2,5 km che catturavano grandi quantità di pesci senza nessuna selettività.
Si è infatti stimato che circa l’80% delle catture venisse ributtato in mare.

La spadara calata a formare un muro a zig-zag bloccava il nuoto dell’animale e quest’ultimo, nel tentativo di aggirarla nuotando vicino ad essa, rimaneva impigliato a causa dei vortici formati dal movimento della coda.
Una volta rimasto bloccato nella rete non tesa iniziava a dimenarsi avvinghiandosi ancora di più in questa.
Proprio per l’elevato tasso di catture accessorie e il metodo barbaro con cui il pesce veniva catturato l’uso di questa tecnica è oggi vietato.

Altre tecniche prevedono l’uso di palamiti o palamitare di superficie: queste consistono in lunghe lenze con ami lasciate in mare.
Pur non avendo la stessa selettività della pesca con l’arpione questa tecnica permette di ridurre il bycatch facendo sì che solo certi animali restino agganciati all’amo.

Quanto ne viene pescato?

In Italia il pesce spada risulta tra le 10 specie più consumate. Anche nel resto del mondo la sua pesca ha avuto una crescita repentina soprattutto a partire dalla fine del secondo conflitto mondiale.
Il balzo è stato incredibile. Nel 1948 si registravano 7.000 tonnellate di pesce pescato, mentre negli anni settanta si arrivava a 37.000. Oggi il valore è raddoppiato raggiungendo le 80.000, di cui solo il 10% fornito dalla pesca nel Mediterraneo; le più numerose, infatti, avvengono in oceano.

Il pesce spada poi si è rivelato anche molto utile come indicatore di contaminazione ambientale. Nelle sue carni infatti si è osservata un’elevata concentrazione di PCB e mercurio.

Un altro grave problema legato alla vendita di questo pesce è la frode alimentare.
Spesso i tranci venduti in pescheria non appartengono allo Xiphias gladius bensì ad altri abitanti del mare soprattutto squali come lo smeriglio o la verdesca.
Le differenze tra le due carni sono pressoché impercettibili ed è quasi impossibile riconoscere un trancio di spada da quello di smeriglio; oltre a trattarsi di una truffa il tutto mette anche in pericolo specie già sottoposte a una forte pressione antropica.

Cefalopodi

L’ultimo gruppo di pesci messi fortemente sotto pressione dalla sovrapesca è quello dei cefalopodi: si parla quindi di animali come polpi, calamari, totani, seppie e molti altri.

Questi organismi appartenenti a famiglie diverse e con caratteristiche che li rendono molto differenti l’uno dall’altro sono organismi molto presenti nei banconi del pesce e importanti nella nostra cultura.
In ogni città costiera italiana è possibile trovare la frittura di totani.
Tuttavia questi organismi presenti in moltissime specie sono oggi in pericolo.

La seppia

La seppia è un animale che si può trovare principalemente sui fondali sabbiosi, dove sfrutta le sue capacità mimetiche per nascondersi nella sabbia e attendere la preda.
Rinomata sia per le sue carni che per il famoso nero di seppia utilizzato moltissimo in cucina è oggi una delle 10 specie più catturate in italia.
La cattura avviene mediante reti a strascico che si concentrano sulla pesca di animali di giovane età che migrano verso il largo verso fine estate e inizio autunno.
Naturalmente l’uso di questo tipo di reti oltre a smuovere il substrato e a distruggerlo raccoglie molto bycatch.

Per operare una pesca più selettiva si utilizzano nasse o tremagli che permettono di catturare animali più grandi senza smuovere il fondale.
Sfortunatamente non sono presenti taglie minime quindi è possibile catturare animali che ancora non hanno avuto modo di riprodursi, impattando notevolmente il numero di organismi.

Il calamaro

Il calamaro è un animale semipelagico e, a differenza della seppia, preferisce vivere in mare aperto e durante il periodo autunnale predilige i fondali sabbiosi.
Viene comunemente pescato mediante reti a strascico o da circuizione.
Nel corso degli anni le varie specie racchiuse sotto il nome comune di calamaro sono state ampiamente pescate nel mar Mediterraneo e nelle acque italiane.
Proprio in queste ultime nelgli anni si è visto una diminuzione dei quantitativi sbarcati, passando dalle 7.500 tonnellate annue nel 1986 a 5.000 nel 1995.

Il totano e il polpo

Anche per animali come il totano o il polpo ritroviamo metodi di cattura simili.
Nel caso del polpo però bisogna tenere in considerazione che il danno di una cattura ha un peso notevolissimo.
Infatti naturalmente molte femmine muoiono durante la “cova” delle uova: questa dura 1-2 mesi durane i quali le femmine non si nutrono e spesso muoiono.
A ciò si aggiunge anche la pesca con danni irreparabili.

Calendario del pescato per acquisti più responsabili

Come per la frutta e la verdura anche il pesce presenta una propria stagionalità, periodo dell’anno in cui la pesca è più produttiva e l’impatto sugli stock ittici è meno dannoso (se la pesca viene sempre fatta in maniera accorta, ovviamente). 

Vediamo adesso, per ogni stagione, quali pesci dovremmo prediligere sulla nostra tavola.

Primavera

I pesci prevalentemente primaverili sono: alice (acciuga), leccia, palamita, sarago, spigola e sugarello.

Estate

Durante l’estate sarebbe consigliabile acquistare: sugarello, sogliola, orata, ricciola, spigola, gallinella, sarago, sardina, alice (acciuga), aguglia e lampuga.

Autunno

Alalunga, spigola, triglia, rombo chiodato, ricciola, gallinella, lampuga e sarago: ecco i pesci più autunnali da comprare dal nostro pescivendolo di fiducia. 

Inverno

Per quanto riguarda l’inverno: pagello fragolino, palamita, polpo, rombo chiodato, sardina, seppia, triglia, vongola verace, rana pescatrice e lampuga.

Per concludere una lista di pesci che possono essere trovati tutto l’anno: cefalo, mormora, nasello, occhiata, pagello, rombo, sanpietro, sciabola, scorfano, sgombro, sugarello e zerro-

Ti è piaciuto il mio articolo?

Se ti è piaciuto il mio articolo e hai in mente qualche soluzione per combattere il fenomeno della sovrapesca, fammelo sapere.
Io nel frattempo ho deciso di fare due chiacchiere con un pescivendolo locale.
Rileverà anche lui i problemi dati dall’overfishing? Scoprilo qui.

Crediti immagini:

https://encrypted-tbn0.gstatic.com/images?q=tbn%3AANd9GcTsETPWjL4C-alo3Uctc–JoiZY4iBMqh0OPQ&usqp=CAU

https://www.google.com/url?sa=i&url=https%3A%2F%2Fwww.blue-growth.org%2FFishing_Over_By_Catch%2FOver_Fishing.htm&psig=AOvVaw1L1HQr4fKsVbEsoBPZpCsr&ust=1604740724802000&source=images&cd=vfe&ved=0CAIQjRxqFwoTCLD45pzL7ewCFQAAAAAdAAAAABAD

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