An Idiot’s Guide to Climate Chage

Questo non è certo il primo documentario in cui un attore famoso visita l’Artico e parla di cambiamento climatico. Di uno, Punto di non ritorno – Before the flood con DiCaprio, ne avevo addirittura già parlato in un’articolo. Ma questa è la volta di Rainn Wilson, conosciuto per il ruolo di Dwight Schrute nella famosa serie americana The Office (2005-2013). Ebbene, anche in questa miniserie documentaristica ci sono i viaggi in elicottero, i blocchi di ghiacciaio che cadono in mare, le riprese dall’alto e i dati che appaiono a schermo. A dirla tutta, nella Idiot’s Guide to Climate Change (SoulPancake, 2020) non troverete grandi rivelazioni, se avete già delle basi sull’argomento. Ma allora perché vederlo?

Be’, innanzitutto proprio perché si autodefinisce una guida a prova di idiota e quindi è un ottimo punto da cui partire se vi sembra di non sapere molto sulla crisi climatica e non ve la sentite di iniziare leggendo saggi pieni di dati. Poi è un documentario effettivamente diverso dai suoi predecessori, perché Wilson è sempre autoironico e sinceramente preoccupato di non sembrare un ipocrita. Ma dei motivi per cui ho deciso di vedere questa miniserie e vi consiglio di fare lo stesso vi parlo alla fine dell’articolo, dove troverete anche il link di YouTube per recuperarla subito.

Come sempre, partiamo dall’inizio.

Sigla iniziale: Soul Pancake Presents An Idiot's Guide to Climate Change

Rainn Wilson

Nell’introduzione della miniserie e poi in molte interviste, Rainn Wilson dichiara le ragioni per cui ha deciso di girare questa miniserie. Dopo la fama ottenuta con The Office, ha sentito la necessità di usare la sua voce per fare del bene. Vorrei sottolineare che questo non è scontato, perché la fama può essere sfruttata in un sacco di modi diversi e anche egoistici. Invece Wilson già aveva iniziato nel 2014 ad avvicinarsi alla filantropia, fondando con sua moglie e la dottoressa Kathryn Adams una non-profit per le ragazze sopravvissute al terremoto del 2010 ad Haiti (Lide Haiti). Anche per il clima aveva un’attenzione particolare, ma, come dice lui stesso, il suo attivismo si limitava a dei tweet pieni di rabbia.

Infatti la scelta di andare in Groenlandia è stata un caso. Dopo aver letto i numerosi tweet di Wilson, la professoressa e scienziata Gail Whiteman l’ha invitato nel suo Arctic Basecamp. A quel punto lui ha deciso di filmare tutto il viaggio e trasformarlo in una guida per idioti, perché lui stesso sapeva di non conoscere bene il tema e spesso chiederà agli scienziati che intervista di spiegargli la situazione nel modo più semplice possibile. Infatti lo scopo è proprio quello di raggiungere le persone che ancora ne sanno poco e soprattutto non sanno cosa fare a riguardo – invece troppo spesso questo tipo di contenuti vengono visti solo da chi è già interessato all’argomento. Per questo Wilson sceglie la comicità e la leggerezza (per quanto possibile), divide il documentario in episodi di una decina di minuti e pubblica l’intera miniserie su YouTube e Instagram. La cosa più importante è dare a chiunque le basi per comprendere la crisi climatica, poi ognuno può approfondire come preferisce.

Rainn Wilson cammina su una passerella verso il ghiacciaio artico

La miniserie

Ma parliamo finalmente della miniserie. Prima di tutto, un po’ di dettagli pratici: la durata è di circa 55 minuti ed è interamente in inglese, con sottotitoli in inglese e spagnolo.

Islanda

La prima tappa del documentario è l’Islanda. Qui Rainn Wilson incontra l’astronomo e attivista climatico Sævar Helgi Bragason. Lui ci spiega le basi del cambiamento climatico: da cosa è causato e perché ci riguarda. Come anticipavo, gli interventi sono molto brevi e chiari. Ad esempio, viene spiegato che la temperatura globale sta aumentando perché estraiamo e bruciamo i combustibili fossili. Ma Wilson fa anche domande molto comuni, come: “Se paesi come l’India e la Cina emettono più degli altri, perché dovremmo agire anche noi in Occidente?” Forse la risposta vi può sembrare ovvia, ma questa è una questione che ho sentito molto spesso io stessa. Be’, Sævar Helgi Bragason risponde che storicamente l’Occidente è il principale contributore. Non bisogna dimenticare che la metà delle emissioni totali di CO2 sono causate dal 10% della popolazione globale, quella più ricca. Nel caso dell’India, ogni persona ne emette circa 2 tonnellate. Mentre negli Stati Uniti si emettono 20 tonnellate a persona.

Sempre semplificando molto, l’attivista islandese ci elenca una serie di cose che hanno portato e tuttora contribuiscono alla crisi climatica:

  • Costruire con il cemento.
  • Mangiare carne rossa.
  • Deforestare, nonostante gli alberi assorbano CO2.
  • Sprecare cibo, quasi un terzo di cibo prodotto viene buttato.
  • Discariche enormi, in cui i rifiuti si decompongono ed emettono CO2 e metano (un gas serra ancora più dannoso).
  • Ciclo della moda, per produrre vestiti si usano tanta acqua ed energia e vengono buttati nelle discariche in grandi quantità.
  • Produzione, soprattutto nel settore dell’elettronica, perché bisogna minare e scavare per trovare i metalli che servono.
  • Trasportare le merci con aerei, navi e auto.
  • Perdita di biodiversità, il 25% delle specie animali e vegetali rischiano di estinguersi – sarebbe la sesta estinzione di massa.

Groenlandia

Rainn Wilson, in barca, guarda il ghiacciaio sciogliersi.

La seconda tappa è un ghiacciaio, l’Ilulissat Icefjord, lungo circa 70km (si è già ritirato di circa 25km). Qui, Rainn Wilson incontra lo scienziato artico David Hik. A lui viene affidata la spiegazione elementare di perché il ghiaccio si sta sciogliendo e quali conseguenze ci sono. Questa parte in realtà è abbastanza più specifica quindi riesce a dare informazioni anche molto interessanti e non scontate per chi ha già approfondito gli aspetti più generali della crisi climatica.

Ad esempio, Hik spiega che l’Artico si scioglie due volte più velocemente del resto della Terra. Da una parte perché lo scongelamento in sé, cioè il passaggio da solido a liquido, comporta una differenza di temperatura maggiore e più evidente che in altre zone del pianeta. Dall’altra parte, la superficie del ghiacciaio si sta scurendo. Quest’ultimo fenomeno è dovuto all’inquinamento chiamato black carbon, particelle nere che nascono dagli incendi forestali e dalla combustione di materiali come il carbone, il petrolio o i gas. Queste particelle si accumulano e finiscono sui ghiacciai scurendoli. Quindi il ghiaccio non riflette più i raggi del sole, ma al contrario ne assorbe il calore e si scioglie più rapidamente.

Verso la metà del documentario Wilson incontra Gail Whiteman, la professoressa di sostenibilità ambientale che l’ha invitato in Groenlandia. Con lei visitiamo il Ghiacciaio Jakobshavn. Si parla della pericolosità di perdere il ghiaccio marino e dell’innalzamento del livello del mare. Un’informazione, che in realtà è molto logica, ma alla quale non avevo mai pensato, è che l’innalzamento degli oceani significa che quando ci saranno gli eventi atmosferici estremi, come uragani o alluvioni, ci sarà molta più acqua che viene spostata e si abbatte sulle nostre coste e città.

New York, Los Angeles e il gran finale

Infine Rainn Wilson torna negli Stati Uniti. Prima va a New York per incontrare Katie Eder, un’adolescente che ha cofondato la Future Coalition. Con lei si approfondisce l’attivismo climatico, ma anche il termine “slacktivist“, che indica chi manifesta o fa attivismo solo per farsi notare e mettere le foto sui social media, ma poi magari non va nemmeno a votare.

A Los Angeles invece il nostro protagonista prende parte alla manifestazione di Fridays For Future con Greta Thunberg, ma con suo grande dispiacere non riesce a incontrarla di persona. L’ultimo episodio però è un’intervista a distanza proprio con lei, che ci ricorda quanto sia importante fare pressione sui governi e le grandi aziende perché è il solo modo di ottenere risultati sostanziali. C’è bisogno di tassare l’inquinamento, di disinvestire dai carburanti fossili e votare candidati che supportano la scienza. Infine Greta Thunberg consiglia a tutti di spendere più tempo possibile nella natura.

Prossimi progetti di Wilson

Come ha dichiarato Rainn Wilson all’inizio del documentario, la scelta di visitare l’Artico è stata casuale, ma ha paura che far vedere solo quella parte crei troppa distanza tra lo spettatore e il problema. Per questo vuole incentrare la prossima stagione di An Idiot’s Guide to Climate Change in America e speriamo che questo progetto diventi davvero realtà.

Inoltre, Wilson è ormai parte del comitato consultivo dell’Arctic Basecamp. Il gruppo di Whiteman è importante perché fa delle stime economiche per dimostrare che fermare lo scioglimento dei ghiacciai e del permafrost e che rimanere a un aumento della temperatura globale di soli 1,5 gradi è conveniente. In altre parole, lasciare che si sciolgano e risolvere il problema a posteriori comporta una spesa molto più salata.

Infine, nel 2022, Wilson continua a usare le sue piattaforme social per l’attivismo climatico cambiando il nome delle sue pagine in Rainnfall Heat Wave Rising Sea Levels Wilson.

“Don’t be an idiot” – Rainn Wilson

"Whenever I'm about to do something, I think, "Would an idiot do that?" and if they would, I do not do that thing. Dwight Schrute.
“Ogni volta che sto per fare qualcosa, mi chiedo: ‘Un idiota lo farebbe?’ Se la risposta è sì, non lo faccio.” (S03E16)

Eccoci alle conclusioni, quindi riprendiamo la domanda iniziale: perché vederlo? Per la sua semplicità.

Una semplicità che ci ricorda quanto sia facile diventare attivisti una volta interiorizzate queste informazioni. La lotta contro la crisi climatica è difficilissima, né Rainn Wilson né tantomeno io stiamo dicendo il contrario, ma fare la propria parte non è poi così complicato. Naturalmente l’attore si rivolge anche ai suoi colleghi: chi ha una voce più forte deve parlare di questi temi. Ma anche ognuno di noi può fare la sua parte già con cinque semplici azioni: compare l’essenziale, non sprecare cibo, mangiare meno carne di mucca, spostarsi nel modo più ecologico a nostra disposizione, votare tenendo a mente la questione climatica.

La frase “Don’t be an idiot” riecheggia durante tutta la miniserie ed è un’ottima scelta. Innanzitutto, è un occhiolino ai fan di The Office, come me, che coglieranno la citazione di Dwight Schrute che ricorda il consiglio migliore che Michael gli abbia mai dato: “‘Don’t be an idiot.’ Changed my life”. Ma soprattutto è una frase molto semplice e diretta. Una volta che si è a conoscenza della situazione del nostro pianeta, basta non fare gli idioti. Dopotutto solo un idiota distruggerebbe la casa in cui vive e avvelenerebbe l’aria che respira, no?

Buona visione!

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Bellolampo viveva insieme al suo branco di cani liberi nella discarica di Palermo situata in Via stradale Bellolampo, dalla quale prende il nome.

Non sappiamo esattamente perché, ma il branco è stato catturato e portato nel canile municipale di Palermo, un luogo assolutamente inospitale, inadeguato e spaventoso per tutti i cani, ma soprattutto per i cani nati liberi che non hanno praticamente mai avuto contatti con l’uomo.

La data di nascita viene indicativamente riportata come l’1/12/2015 e l’ingresso nel canile di Palermo è avvenuto il 9/4/2016.
Bellolampo aveva solo 4 mesi quando è stato tolto dal suo territorio nativo e separato dai suoi fratelli per essere chiuso in un box sovraffollato.

Una volontaria del canile di Palermo segnalò a Buoncanile l’urgenza di trovare una sistemazione migliore per lui così riuscirono a farlo arrivare a Genova nell’ ottobre 2016 insieme ad un'altra cagnolina, Papillon.

Furono i primi cani del #buoncanileprogettopalermo.

Bellolampo ha subito manifestato una forte paura nei confronti delle persone e dell’ambiente, arrivando anche a mordere, mentre si è dimostrato da subito capace e desideroso di instaurare forti legami con gli altri cani.

Nel tempo ha imparato a fidarsi dei gestori del canile e piano piano ad aprirsi anche a pochi volontari selezionati.

Essendo un cane molto carino e anche di piccola taglia negli anni ha ricevuto diverse richieste di adozione, ma tutte incompatibili con il suo carattere diffidente e spaventato.

Una curiosità? Bellolampo ama gli equilibrismi! Gli piace saltare sui tavoli, le panche, le sedie, i muretti e proprio non resiste al fascino della carriola!!

Mix pittina dagli occhi magnetici... salvata da pesante maltrattamento. Viveva a Napoli legata alla ringhiera delle scale condominiali ad una corda cortissima.

Lei è un cane eccezionale, nata nel 2013. Entrata in canile nel 2014 si è subito distinta per le sue naturali doti olfattive: con lei abbiamo lavorato tantissimo sulla discriminazione olfattiva, fino a farle seguire delle vere e proprie piste di sangue finalizzate al ritrovamento di persone scomparse (attività fatte solo ai fini ludici).

Non va d’accordo con i suoi simili, per cui cerca una famiglia senza altri animali in casa, una famiglia dinamica , esperta e disposta ad un percorso conoscitivo.

Paco cerca casa! Si trova a Genova!

Paco è stato adottato da cucciolo con la superficialità di chi crede che un cucciolo sia un foglio bianco sul quale scrivere ciò che si vuole, e con la stessa superficialità è stato portato in canile perché dopo due anni era cresciuto con caratteristiche diverse da quelle di un peluche.

Paco è un cane affettuosissimo, curioso e dinamico, viene presentato a tutti i nuovi volontari del canile come uno tra i cani più equilibrati e gestibili anche per chi è alla prima esperienza.

Ama passeggiare a lungo, è già abituato a vivere in casa, viaggia volentieri in auto, è sempre alla ricerca di nuove avventure da fare in compagnia dei suoi amici, è molto bravo in città, non ha paura delle persone, né dei cani. Non ama i cani maschi, è invece molto bravo con le femmine. Non è compatibile con i gatti.

E’ un cane adulto oramai, è nato nel 2014, una taglia media (circa 20 kg), è un cane che sa gestire bene le emozioni, i suoi bisogni e i suoi spazi.

Paco ha bisogno di un'adozione responsabile, che non sottovaluti i segnali di stress che sa comunicare, soprattutto quando vuole riposare in cuccia senza essere disturbato.

Ciao, grazie per prendere in considerazione l'opzione di adottare un nido.
QUOTANIMALE è il codice sconto dedicato del 10% sul progetto Bird House, valido sia per adottare il nido con prodotto abbinato, sia per ricevere solo il certificato digitale.
Fanne buon uso!

Yoga è stata pescata accidentalmente da un peschereccio a strascico davanti alla costa di Cesenatico. Attualmente sta svolgendo il processo di riabilitazione in vasca presso le strutture di Cestha e nei prossimi giorni svolgerà gli accertamenti veterinari. Ancora non ha iniziato ad alimentarsi, si deve ancora abituare alla sua vasca.

The Black Bag ha deciso di battezzarla con il nome Yoga - dopo averla adottata - per ringraziare David e Gruppo Yoga Solidale Genova per aver contribuito, con una donazione, alla sua adozione.