E se ci venisse chiesto di rinunciare ai viaggi in aereo?

E’ noto a tutti che l’industria aeronautica è tra le industrie in prima linea per le emissioni di gas serra rilasciati nell’ambiente. Nonostante la sensibilità nei confronti delle tematiche ambientali nella società sia sicuramente aumentata, saremo mai pronti a rinunciare, o ridurre, i nostri viaggi in aereo?

In un mondo in cui a fare da padrona sarà sempre di più la semplicità. “Smart” è sicuramente una delle parole con cui abbiamo preso più confidenza nel 2020, in cui le distanze sono rese sempre più nulle. La domanda che sorge spontanea è: come concilieremo la sostenibilità con la nostra voglia di viaggiare?

Infatti altri settori stanno facendo passi da giganti e stanno seguendo una strada ben precisa. Si pensi alla moda dove tutti gli stilisti vogliono dare un taglio green alle loro collezioni e i consumatori cercando sempre di più di comprare meno e meglio. Al contrario, incerta è la strada che dovrà intraprendere l’aviazione.

Il quadro che si sta delineando mostra infatti che, nonostante tutti gli sforzi in campo ambientale, la domanda aerea è prevista in netta crescita nei prossimi anni. Questo rende così la soglia delle “zero emissioni entro il 2050”, obiettivo dell’Europa espresso nel Green Deal, ancora più utopica.

Il trasporto aereo è in rapida crescita ed è già responsabile di più del 3% delle emissioni totali di gas serra nel mondo. Si può avere un’idea di quanta CO2 viene emessa per ciascuno dei nostri viaggi usando il simulatore. Questo per vedere invece quanta CO2 in meno si emetterebbe facendo lo stesso viaggio in treno.

Ecco qui messe a confronto le emissioni emesse dai vari mezzi di trasporto per una tratta Milano-Berlino.

Confronto mezzi

Sarebbe proprio il treno infatti, la soluzione migliore, ma diciamocelo, non è proprio comodo e, tantomeno, economico!

Un primo spunto è sicuramente quello di invogliare le persone a usarlo, chiedendo all’Unione Europea di ampliare la rete ad alta velocità e stabilendo tariffe più convenienti. Tuttavia, anche questo non basterebbe.

Quale direzione si sta quindi perseguendo per raggiungere un minore impatto ambientale nel settore dell’aviazione?

Le compagnie aeree si sono impegnate, volontariamente, nell’implementare opzioni di compensazione delle emissioni di CO2 prodotte dal volo. Hanno aggiunto al costo del biglietto una sovratassa, che varia a seconda della tratta (ad esempio, Milano-Londra si aggira intorno ai 5 euro). Questi soldi saranno poi investiti in progetti di riforestazione. Ecco un esempio dal sito Lufthansa:

Ma quali compagnie offrono programmi di compensazione della Co2 (carbon offset, in inglese)? Ancora poche. Le italiane come Alitalia, Air Italy e Blue Panorama ancora non hanno questo tipo di programma. Non lo offre nemmeno la compagnia aerea più grande al mondo, American Airlines.

Tra le compagnie che lo adottano rientrano Lufthansa, Klm, Air France, British Airways, Austrian, Brussels Airlines, Finnair, Sas, Qatar Airways, Delta, Air Canada, Qantas, Cathay Pacific, Air New Zealand, China Airlies, Japan Airlines e Jetstar. Tra le low-cost, lo offrono Ryanair, Easyjet.

La preoccupazione per le emissioni causate attraverso i viaggi aerei sta crescendo. È addirittura nato un movimento – anche questo ispirato a Greta Thunberg, l’attivista svedese che non prende mai aerei – chiamato «flight shame», vergogna di volare.

Greta Thunberg

Tuttavia, secondo statistiche, queste offerte attrarrebbero solo l’ 1-2% dei viaggiatori. Ma allora, veramente non c’è una volontà da parte dei viaggiatori di pagare una sovrattassa per compensare le emissioni di CO2 emesse dal proprio volo? No, intervistando alcuni miei coetanei quello che è venuto fuori è semplicemente che queste offerte non sono attraenti. Questo è perché il viaggiatore, non si fida o non ha chiari i progetti nel quale i suoi soldi saranno investiti. Infatti non c’è una grande informazione attorno a queste iniziative.

La più importante soluzione a questo problema, ancora di limitato impiego, si chiama SAF, acronimo per Sustainable Aviation Fuel, ma di questo parleremo in un altro articolo.

Bisogna rendere più evidenti le emissioni dei viaggi in aereo

Per incentivare le persone a pagare questa “tassa di compensazione” durante i viaggi è necessaria una maggiore sinergia tra la compagnia aerea e l’ente ricevente di questi soldi. Una maggiore trasparenza nei confronti della filiera alle spalle del progetto. Una maggiore conoscenza di questo e di come i soldi saranno investiti renderebbero il programma più consistente ed interessante. Sarebbe molto utile corredare la finestra dedicata alla carbon offset con grafici e percentuali. Questi si potrebbero aggiornare in seguito ad ogni donazione, rendendo così il viaggiatore partecipe del piano e del cambiamento. Si potrebbero mostrare anche risultati, obiettivi e foto di cosa effettivamente viene fatto. La compensazione di CO2 dovrebbe essere promossa in maniera etica, locale, solidale e tracciabile esaltando i seguenti punti:

  • un codice di tracciabilità della compensazione, indicante la località nazionale dove è stato operato l’offset ed utilizzabile mediante il link al sito: il codice è trasferibile ai propri stakeholder a dimostrazione del proprio impegno verso la neutralità climatica aziendale (carbon neutrality);
  • una etichetta ambientale per supportare la comunicazione, comprensiva di un codice QR (QR Code) di tracciabilità (il codice a barre bidimensionale riportante le indicazioni di tracciabilità del carbon offset aziendale, che punta alla pagina della “foresta aziendale“, facilmente utilizzabile in ogni campagna di marketing aziendale);

Insomma, quello che accade oggi è che fondamentalmente, nonostante la necessità di ridurre le emissioni in tutti i campi per aderire agli obiettivi del Green Deal, non ci siano leggi che obblighino il mondo dell’aviazione verso una forzata riduzione delle emissioni. Ogni compagnia aerea agisce autonomamente. Alcune di esse si dedicano a progetti che possono sembrare sostenibili, ma il modo in cui vengono promossi sembrano solo l’ennesimo tentativo di greenwashing.

Eppure il carbon offset potrebbe essere un attuale ed efficace strumento di comunicazione e di green marketing. Un modo per dare la possibilità ai propri clienti di tracciare le emissioni dei propri viaggi.

Tendere oggi alla carbon neutrality aziendale è un attualissimo biglietto da visita e di green communication, una concreta occasione di CSR (Corporate Social Responsibility), una reale attività di contrasto al cambiamento climatico.

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